“E’ la crisi più difficile che il paese che ha vissuto dal dopoguerra. Immagini che rimarranno indelebili. La morte di tanti concittadini è un dolore che ogni giorno si rinnova. Non sono numeri, quelle che piangiamo sono persone.

Le misure sin qui adottate richiedono tempo, dobbiamo continuare a rispettare tutte le regole. Sono severe, ne sono consapevole, ma non abbiamo alternative. Dobbiamo resistere perché solo in questo modo tuteliamo noi stessi e le persone che amiamo. Il nostro sacrificio è minimo rispetto a chi lavora negli ospedali, alle forze dell’ordine, alle forze armate, agli operatori dei servizi pubblici, a quelli dell’informazione.

E’ giunto il momento di chiudere nell’intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria a garantirci beni e servizi essenziali. Abbiamo stilato una lista dettagliata di attività legate alle primarie necessità. Gli alimentari restano aperti, anche nei weekend, come le farmacie e i servizi bancari, postali ed assicurativi. Al di là di questo sarà permesso solo lo smart working. Rallentianamo il motore produttivo ma non lo fermiamo. Ci predisponiamo così ad affrontare la fase più acuta del contagio.Lo Stato c’è, lo Stato è qui, per ripartire quanto prima”.

Il discorso del premier Giuseppe Conte, alle 23 e 20 di sabato 21 marzo.

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