Sono 76.827 i lavoratori italiani in Svizzera. I numeri, dell’Ufficio federale di statistica della Confederazione svizzera, sono aggiornati alla fine del 2019. Sono frontalieri, gente che parte da casa per andare in fabbrica, in banca, in ufficio, in cantiere. Le mete sono il Ticino, che viene raggiunto prevalentemente in auto, e il Vallese, oltre il tunnel ferroviario del Sempione. Stazione di arrivo, Briga.

Qui i frontalieri piombano nel caos. Mercoledì scorso iniziano a girare le foto, scattate in mattinata, delle persone accalcate ai vagoni, per i controlli, pubblicate dal magazine Ossola24.it . I convogli dell’Italia erano già stati ridotti a due, per andare e tornare dal lavoro. “Sul treno tutti a un metro l’uno dall’altro, cercando di osservare le regole imposte dall’Italia. All’arrivo ammassati contro i vagoni dai gendarmi svizzeri, senza mascherina, per i controlli sanitari. Chi ha la temperatura alta viene bloccato e deve tornare a casa”, commenta Luca Caretti del Comitato nazionale transfrontalieri, segretario della Cisl piemontese. Giovedì 19 tutti fermi, sia nel Ticino che nel Vallese, per festeggiare San Giuseppe. Sabato 21 la situazione precipita. Nel Canton Ticino i morti sono 37, 939 casi di contagio. Il governo cantonale emana delle misure restrittive: dal 22 al 29 marzo chiusi tutti gli esercizi pubblici, i negozi che non vendono beni di prima necessità, il trasporto pubblico viene limitato. Nel Vallese, dove i morti per Covid-19 sono 4, dal 16 marzo è attivo lo Stato di Necessità. Significa che sono chiusi ristoranti, hotel, negozi che non vendono beni fondamentali, che sono sospesi i servizi di culto e i corsi, che sono vietate manifestazioni e assembramenti. Nulla di più.

“Siamo nel caos totale, molti ci chiamano per avere notizie certe, speriamo che da domani, lunedì 23, alla luce delle restrizioni attuate in Italia, le cose siano più chiare anche in Svizzera”, commenta Luca Camona, sindacalista dell’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese, frontaliere lui stesso. Dopo una settimana a casa, a Verbania, rientrerà al lavoro domani. “Nei nostri uffici stiamo lavorando a turno, chiusi al pubblico. Vedremo cosa accadrà. Come sindacato abbiamo richiesto misure straordinarie come l’ orario ridotto, che significa poter tenere la gente a casa, con l’80% dello stipendio, come si fosse in cassa integrazione. Ma non tutti hanno capito, in Svizzera non c’è una corretta valutazione della gravità della situazione”, spiega. “ Ci si preoccupa soprattutto degli eventuali guadagni mancati dal blocco degli frontalieri, tanto che ci sono stati casi gravi, di datori di lavoro che hanno chiesto ai dipendenti italiani di fermarsi in Svizzera, senza minimamente considerare le problematiche legate alla salute pubblica. Intanto gran parte dei frontalieri ha il permesso G, che implica il ritorno a casa ogni giorno. Inoltre se ci si ammala mentre si è in Svizzera oltre l’ orario di lavoro, chi paga le spese sanitarie? Ci sarebbe una convenzione con il Servizio sanitario nazionale italiano, davvero complessa a livello burocratico, e ma comunque in questo caso la richiesta non sarebbe regolare”, aggiunge Camona.

La preoccupazione è tanta anche a Domodossola, cittadina di 18.000 abitanti della Val d’Ossola, in Piemonte, snodo ferroviario dove convergono i lavoratori da Piemonte e Lombardia che puntano verso Briga. “I frontalieri continuano ad arrivare, molto è lasciato al buon senso dei singoli, solo sabato in Ticino hanno deciso di chiudere i cantieri edili, dove molti degli operai sono italiani”, spiega Gabriele Croppi, fotografo ossolano che negli ultimi giorni si è fatto portavoce dei timori della gente della vallata. “Ho contattato i politici regionali, sollevando un problema evidentemente poco conosciuto, ho scritto anche all’ambasciatore italiano a Berna. Ci sono enormi rischi di contagio, sia per chi si sposta che per noi nella val d’Ossola”, conclude.

Intanto nel Canton Svitto, nella Svizzera centrale domenica 22 si è votato per le elezioni cantonali. Sono stati coinvolti 30 comuni, con circa 155.000 abitanti. Si è votato, come è ormai standard in Svizzera, prevalentemente per corrispondenza o via elettronica. Ma sono stati vietati , per evitare contagi da Covid-19, sia il centro elettorale, dove rappresentanti di partito, candidati e media attendono i risultati, sia i festeggiamenti al termine dello scrutinio.

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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