“Sono rimasto sbigottito, incredulo. Il ministro ha utilizzato delle motivazioni di lana caprina, delle interpretazioni da azzeccagarbugli, sostenendo che il clan dei Casalesi aveva sì portato voti a un candidato ma non ha di fatto influito nella successiva gestione”.

Così il giornalista e scrittore Maurizio Dianese commenta la decisione di Luciana Lamorgese di dire no allo scioglimento per mafia del Comune di Eraclea, travolto nei mesi scorsi da una maxi inchiesta che ha portato alla sbarra 76 persone, tra cui il sindaco Mirco Mestre, 37 dei quali sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. “Ma non è solo questo. Nel decreto c’è un falso in atto pubblico. Lamorgese scrive che il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto avrebbe evidenziato l’insussistenza delle motivazioni per il commissariamento dell’amministrazione, circostanza smentita con vigore dal funzionario”.

Una decisione che, se dovesse rimanere tale, costituirebbe un  precedente gravissimo nella già difficile battaglia contro la criminalità organizzata ormai saldamente radica in ogni angolo del Veneto ed estremamente influente nelle cittadine del litorale, non solo ad Eraclea. “Di fatto Lamorgese ha fornito un’arma fondamentale alle mafie per condurre i loro affari. E’ vero che il clan non ha influenza direttamente le attività amministrative ma è altrettanto vero che i boss non hanno nessun interesse a farlo. A loro interessa piazzare i loro uomini nei cantieri, non che tipo di cantieri si fanno. E questo tipo di attività è emersa in maniera prepotente nelle migliaia di pagine dell’inchiesta della magistratura di Venezia, in cui i Casalesi e i loro affiliati sono accusati di reati che abbracciano mezzo codice penale“.

Oltre che sbigottito, è arrabbiato Maurizio Dianese, che è anche direttore, con il collega Gianni Belloni, del centro studi sulla criminalità organizzata di Dolo, inaugurato dalla stessa Lamorgese: “Non riesco a immaginare le ripercussioni di questo decreto sulla voracità e l’arroganza nel tessuto economico locale non solo della camorra, ma anche della ‘ndrangheta, (coinvolta in un altro maxi processo a Verona), soprattutto quando la crisi legata al coronavirus finirà ed arriveranno gli aiuti dallo Stato e dall’Europa”.

Una mafia che, secondo Dianese, in questo momento è ferma ma non troppo: “Sicuramente c’è stato un brusco stop delle cosiddette attività tradizionali, come lo spaccio, i furti, anche l’usura, magari in parte. Ma non dobbiamo mai dimenticare che il traffico di droga porta nelle casse criminali qualcosa come 50 miliardi all’anno. Se le imprese legali non hanno soldi, o non ne avranno, loro sì. E non credo siano con le mani in mano nemmeno adesso – racconta – Un dirigente di polizia mi diceva che stanno investendo in bitcoin, ad esempio, ed è verosimile che abbiano interessi anche nel commercio di farmaci e di attrezzature ospedaliere. Ovviamente tutto apparentemente legale. Del resto è ormai patrimonio comune che la vera forza della criminalità organizzata nella nostra regione è la “zona grigia”, cioè una serie di liberi professionisti che lavorano con e per loro. E sicuramente stanno continuando i loro affari nel campo dei rifiuti e dell’energia. Se poi arriveranno i finanziamenti post pandemia… beh, è scontato che si faranno trovare più che pronti“.

Ma Dianese è sì preoccupato per la decisione di Lamorgese e per gli affari della criminalità organizzata, di cui si occupa da una vita, a partire dalla mala del Brenta di Felice Maniero, ma lo è molto di più per le settimane a venire: “Se le cose non si sistemano entro qualche settimana c’è il serio rischio che esploda una vera e propria bomba sociale. Penso ai tossicodipendenti, sia gli eroinomani ma anche i cocainomani, penso a chi vive recluso in 30 metri quadrati, alle violenze domestiche, penso a chi oggi ha qualche piccola certezza ma tra un mese non ce l’avrà più. E non ho idea di cosa potrebbe succedere“.

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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