Il governo ungherese ci prova, facendo ancora una volta da apripista. L’esecutivo guidato da Viktor Orban, attraverso il suo ministro della giustizia Judit Varga, venerdì notte ha chiesto l’estensione dello stato di emergenza deciso l’11 marzo.

Beh, che c’è di strano direte voi? A parte il fatto che la cosa è passata pressoché nel silenzio (eppure l’agenzia Reuters l’ha prontamente pubblicata già sabato), di strano c’è poco altro, mentre di pericoloso c’è quasi tutto. Con l’alibi della lotta al covid-19, infatti, Orban tenta di portare a termine il progetto autoritario a cui sta lavorando da quando è stato eletto per la prima volta premier, era il 2010.

Come ha prontamente denunciato Balazs Csekö, giornalista democratico, con un allarme lanciato su Twitter (https://twitter.com/balazscseko/status/1241272447187419137), “l’esecutivo ha chiesto di prolungare lo stato di emergenza, che dovrebbe scadere il 26 marzo, fino alla fine del 2020. Ma non solo: ordina al Parlamento di sospendersi, chiede di governare solo attraverso decreti esecutivi e nessuna possibilità di indire elezioni o referendum”. Un colpo di Stato in piena regola.

Ora, non sappiamo come finirà questa vicenda ungherese. Se ne discuterà proprio oggi, lunedì 23 marzo, al parlamento di Budapest e le opposizioni hanno già annunciato guerra al progetto, che per avere la procedura accelerata di discussione dovrà comunque essere supportato da una maggioranza dell’80%. Maggioranza che il Fidesz di Orban per fortuna non ha. Per cui ci sarà tempo e modo per organizzare la resistenza in Parlamento e, si spera, anche in tutte le sedi della Ue: l’Ungheria fa parte dell’Unione e il partito Fidesz di Orban (sia pure con un piede dentro e uno fuori) è ancora membro del partito popolare europeo.

Ma la cosa più importante non è sapere se il piccolo duce di Budapest ce la farà oppure no (e ci scusino i democratici ungheresi per questa valutazione), la cosa più importante è che grazie a lui il progetto della destra continentale getti finalmente la maschera. Qui non siamo più davanti a una democrazia illiberale, siamo di fronte a una contorsione autoritaria della democrazia. A una vera e propria deriva autoritaria.

Ecco allora che diventano salutari anticorpi democratici le prese di posizione di eminenti costituzionalisti italiani, di fronte al ventilato progetto di “chiudere” per coronavirus anche il Parlamento italiano. Un conto, dice ad esempio Valerio Onida (ex presidente della Suprema corte), è pensare a delle forme di tutela della salute di deputati e senatori e di tutto il personale che lavora a Montecitorio e a Palazzo Madama: “Non escluderei a priori forme di riunione e votazione da remoto”. Tutt’altra storia sarebbe però chiudere Camera e Senato per paura del contagio: “Questo non è proprio previsto dalla Costituzione, anzi. E’ una loro funzione essenziale”.

Cesare Mirabelli, che della Corte costituzionale è stato anche lui presidente, la dice ancora più chiara e diretta. “Sono in gioco la libertà di circolazione, di riunione, in parte anche la libertà di culto, con la sospensione delle manifestazioni religiose. Il Parlamento deve mostrare di essere veramente l’espressione centrale del sistema e della sovranità, non ritrarsi. E men che meno chiudere i battenti”.

Ancora più forte il grido di allarme lanciato da Human rights watch, la più importante fra le organizzazioni internazionali indipendenti che si battono per la difesa dei diritti umani. Con un corposo dossier messo in rete il 19 marzo (https://www.hrw.org/news/2020/03/19/human-rights-dimensions-covid-19-response), Hrw fissa paletti rigorosissimi alla possibilità di varare stati di emergenza per combattere il covid-19. Partendo dalla premessa che sì è possibile ed è giusto agire con limitazioni e sospensioni di certi diritti in questa fase acuta del contagio, “come la decisione di imporre quarantene o di limitare la libertà di movimento dei cittadini”, l’organizzazione mette però in guardia dall’andare oltre o di estendere troppo nel tempo queste “limitazioni, che devono essere straordinarie e di breve durata”.

Uno straordinario vademecum (Human rights watch si prende anche la briga di elencare puntigliosamente, tema per tema, le questioni e i rischi di una sospensione della democrazia per coronavirus), che dovrebbe essere letto dalle opinioni pubbliche e dalle classi dirigenti politiche economiche e sociali di tutta l’Unione europea. E non solo, visto che Orban non è certo solitario in questa sua battaglia autoritaria: come non vedere al suo fianco, o dietro di lui, figure ben più pericolose come il neo zar Vladimir Putin o il presidente Usa Donald Trump?

 

Siamo finalmente arrivati al bivio di questi nostri tempi difficili e travagliati. Ed è purtroppo una storia che abbiamo già visto tante, drammatiche volte nella storia. Sospendi oggi (la democrazia), ma domani (il domani del passata la crisi acuta da coronavirus, in questo caso) sei sicuro che la riprendi? Magari più forte e bella che prima? Vale la pena qui ricordare, per concludere, le parole di Winston Churchill, di certo non un pericoloso sovversivo… “E’ stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”.

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

giornalista

Maurizio Pluda è un cronista di lunghissima data, professionista dal 1986. Ha lavorato per millanta testate, passando dalla macchina per scrivere ai mass media in versione social. Ha fatto anche tanta ma tanta politica, sempre e orgogliosamente a sinistra. Gioca a bridge assai bene. Ma soprattutto è interista, da sempre.

Commenta con Facebook