“La diffusione dell’emergenza coronavirus ha innescato in Italia e in Ue una crisi senza precedenti” che ci sta costringendo “ad una prova durissima che ci ha condotto a confrontarci con nuove abitudini di vita.

Sono giorni terribili per la nostra comunità” che “ogni giorno” fa i conti con i “decessi e perde i più fragili e vulnerabili, un dolore che si rinnova costantemente. Non avremmo mai pensato di vedere file di autocarri dell’esercito con le bare. Ai familiari delle vittime va il nostro pensiero e la nostra commossa vicinanza.

Nei giorni scorsi mi ha scritto Michela, un’infermiera che lavora al reparto Covid dell’ospedale di Senigallia. Con grande dignità, mi ha chiesto che i rischi che si stanno assumendo lei e suoi colleghi non siano dimenticati. A nome del governo, ma credo anche del Parlamento, dico che noi non ci dimenticheremo di voi.

Quello che stiamo combattendo è un nemico invisibile, insidioso, che entra nelle nostre case, che divide le nostre famiglie. Ci fa sospettare di mani amiche, e alla fine ci ha condotto ad una limitazione significativa dei nostri spostamenti.

Il governo ha agito con la massima determinazione e assoluta speditezza, approntando ben prima di tutti gli altri Paesi, misure di massima precauzione. Già dal 22 gennaio, ben prima che l’Oms dichiarasse il coronavirus emergenza internazionale, abbiamo adottato vari provvedimenti cautelativi.

L’alto tasso di contagio del Covid 19 ha posto subito all’attenzione il rischio di un sovraccarico del sistema sanitario. La limitazione del contagio è stata da subito una scelta necessaria.

I contraccolpi economici dell’emergenza sanitaria, naturalmente, riguardano da vicino il mondo delle imprese. È imperativo, perciò, garantire il massimo grado possibile di liquidità alle imprese e il governo, a questo scopo, ha predisposto misure significative che permettono di attivare complessivamente 350 miliardi di euro di finanziamenti a beneficio del mondo produttivo

“La storia – domani – ci giudicherà e ci dirà se siamo stati all’altezza. Verrà il tempo dei bilanci, delle valutazioni su quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, tutti avranno la possibilità di sindacare – frigido pacatoque animo – il lavoro svolto e trarne le conseguenze. D’altra parte, in questi giorni molti hanno riletto ed evocato, anche pubblicamente, le pagine sulla peste scritte da Manzoni nei ‘Promessi sposi’: proprio in quest’opera viene ricordato un antico proverbio, ancora oggi fortemente in auge, per cui ‘del senno del poi son piene le fosse.

Ci sarà un tempo per tutto. Ma, oggi, è il tempo dell’azione, il tempo della responsabilità, dalla quale nessuno può fuggire”

Informativa al Parlamento

In diretta dalla Camera dei Deputati

Publiée par Giuseppe Conte sur Mercredi 25 mars 2020

 

Il discorso del premier Giuseppe Conte alla Camera il 25 marzo 2020

Gli interventi

 

Maria Elena Boschi (IV): “Non basta ringraziare i nostri medici, infermieri, farmacisti. Dobbiamo anche chiedere scusa. Non so di chi è la responsabilità dei ritardi nel garantire i presidi per la sicurezza personale, mascherine e guanti, ci sarà il tempo in cui saranno verificati i responsabili ma oggi dobbiamo chiedere scusa se lavorano in quelle condizioni.
Equiparare i medici e gli infermieri che non torneranno a casa alle vittime del dovere: stanno morendo per garantire la salute, è giusto che ci sia un piccolo riconoscimento che non cambierà la vita delle loro famiglie ma è un segno che lo Stato non si dimentica di loro al pari di donne e uomini in divisa.
Abbiamo bisogno di una comunicazione più chiara, in modo univoco, nelle sedi opportune: è meglio una volta in
più in Parlamento che una diretta Facebook.
Degli errori ci sono stati, cerchiamo di evitare di ripeterli. La responsabilità pesa meno se è condivisa: noi ci siamo, credo ci siano anche le opposizioni. Dobbiamo lavorare insieme, collaborare, che non vuol dire ubbidire ma portare proposte e idee. Cerchiamo di collaborare con i sindaci di ogni colore politico, è il momento di togliersi la maglia di partito e indossare quella dell’Italia”

Guido Guidesi (Lega): “Noi siamo stati i primi della zona rossa, ma siamo stati i primi ad essere abbandonati. Ci siamo dati una mano l’uno con l’altro, non abbiamo mai visto nessuno del comitato operativo nazionale. Abbiamo fatto tutto da soli. Ringrazio – ha continuato il parlamentare – i sindaci, di tutti gli schieramenti politici, senza gerarchie istituzionali, che 24 ore su 24 non hanno mollato le loro comunita’: le hanno scritto due volte, presidente Conte, e non hanno ricevuto risposta.
Il nostro poteva essere un modello replicato in altre zone come la Val Seriana e Piacenza. Chi non vive quella esperienza non si sta rendendo conto di quello che sta capitando. E’ una guerra contro un virus, non e’ la guerra di una volta, ma e’ sicuramente una strage vera e propria. Ci siamo trovati in una situazione dove decreti annunciati sono rimasti in attesa per ore ed ore, se non per giorni, segno della distanza che c’e’ stata tra palazzo Chigi ed il nostro territorio. Quello che avete fatto non e’ stato sufficiente come strumenti e risorse, la disponibilita’ l’abbiamo data, ma vogliamo anche risposte.
Diamo disponibilità a collaborare, l’anno bianco fiscale possiamo farlo o no? Le imposte vengono cancellate? La flat tax si fa? Il mes verrà utilizzato sì o no, presidente? Non si può solo chiedere di non fare polemica”

Graziano Del Rio (PD): “Una sfida senza precedenti, quella a cui siamo di fronte, e chiediamo alle opposizioni un senso di unita’ nazionale, senza nasconderci. Abbiamo bisogno di resistere, con i comportamenti dei nostri concittadini e la responsabilita’ di tutti vinceremo questa battaglia. E’ il nostro momento piu’ difficile dalla seconda guerra mondiale, abbiamo bisogno delle migliori energie del Paese. Bisogna mettere in campo azioni strutturali e chiediamo all’esecutivo di aprire un tavolo con l’opposizione: uniti nella responsabilita’, ma non confusi. Il governo  deve avere una stella polare: si deve fare tutto quello che e’ necessario, niente di meno. Questo deve essere chiarissimo ad un’Europa che deve fare di piu’. Non non possiamo permetterci di dimenticare nessuno: famiglie, imprese, lavoratori, anziani, persone senza reddito.
Il gruppo del Partito democratico alla Camera esprime profondo cordoglio alle vittime decedute, ai familiari. Questa maledetta pandemia ci porta via i nostri anziani, i nostri nonni, i nostri genitori, e a volte non li abbiamo potuto accompagnare. Auguriamo a quanti hanno contratto il contagio che li aspettiamo a casa presto. Esprimiamo  infinita gratitudine ai medici che hanno pagato con la vita il loro senso del dovere, agli infermieri, allo straordinario mondo della Protezione civile, alle Forze dell’ordine, ai militari che hanno svolto con attenzione e delicatezza il loro compito”.

Maurizio Lupi (NpI): “Sono contento di vederla qui, è nelle emergenze che si vede ciò che è essenziale e mai come in questo momento sappiamo che la democrazia e il Parlamento sono essenziali. Ci voleva qui in questo Parlamento l’appello a lavorare insieme. Un’attenzione particolare, Lei l’ha dedicata alla crisi che inevitabilmente investirà le regioni più colpite e ha letto una lettera di un imprenditore della Brianza che chiedeva risorse per non chiudere la sua azienda. Si muore di coronavirus ma anche di fame e povertà e il lavoro lo danno le imprese. Non ha senso contrapporre salute e impresa. Il Parlamento è ‘il luogo dove si porta la voce della nostra gente, e questa voce deve essere ascoltata. Dobbiamo mettere gli operatori sanitari in condizione di lavorare senza essere sicuri del contagio. Le risorse del Cura Italia non sono sufficienti e non danno risposte alle Pmi ed ai professionisti”.

Federico Fornaro (LeU): “”Pieno sostegno all’azione del presidente del Consiglio Conte, del ministro della Salute Speranza e a tutto il governo chiamati ad affrontare, insieme a tutti i cittadini, un’emergenza sanitaria con pochi precedenti nella storia italiana. Oggi più che mai c’è bisogno di unità e responsabilità istituzionale e sarebbe utile mettere da parte le polemiche strumentali. Gli italiani si ricorderanno di quelli che stanno lavorando per portare fuori l’Italia da una delle peggiori crisi della sua storia e chi invece ha continuato la campagna elettorale permanente come se niente fosse per basse ragioni di consenso.
Anche l’Europa è a un bivio: o prevale uno spirito solidaristico e si trovano soluzioni per non scaricare sui singoli paesi il debito prodotto per contrastare gli effetti negativi sull’economia di Covid19, oppure semplicemente l’Europa riporterà indietro le lancette della storia per tornare alle piccole patrie e ai cavalli di frisia ai confini”.

Riccardo Magi (+EU): “Esattamente un mese fa, quando il Governo ha riferito l’ultima volta in quest’aula sull’emergenza sanitaria, si dibatteva tra l’altro sull’utilità delle mascherine, i quotidiani titolavano “riapriamo Milano” e il Ministro della salute come tutti noi sedeva lì, a pochi centimetri dai suoi colleghi. Sembra un secolo fa ma era in realtà già trascorso un mese dalla dichiarazione dello stato d’emergenza. Ci sono state incertezze e contraddizioni, solo in parte comprensibili. Non ci interessano le polemiche e ci sarà modo di discutere e di avanzare proposte. Oggi noi chiediamo anzitutto a lei e al presidente Fico che sia garantito al Parlamento un coinvolgimento costante e puntale.
Oggi poniamo due questioni. In queste ore circa 300 scienziati e ricercatori italiani hanno rivolto al Governo un appello per un piano nazionale anti-contagio che metta in rete e sappia utilizzare le migliori risorse disponibili per garantire test periodici alle categorie più esposte, isolando così il virus. Solo così – invece che con la rincorsa a provvedimenti sempre più genericamente repressivi – il sacrificio di vite umane, quello degli operatori sanitari in prima linea, di 60 milioni di italiani chiusi in casa sarà servito a diluire l’impatto sul sistema sanitario e ad approntare una strategia di uscita dall’emergenza. Cosa si aspetta?
Al contempo, il sovranismo sanitario, nazionale o regionale che sia, è la versione più patetica e più rilevatrice dell’inadeguatezza della chiusura nelle proprie frontiere di fronte ai grandi rischi del nostro tempo. Non serve alimentare la fascinazione per la supposta generosità di regimi autoritari o totalitari. Serve più integrazione politica effettiva, più risorse comuni, più integrazione europea. Serve un’Europa federale: ora o mai più”.

Giorgia Meloni (FdI): Caldeggiamo qualcosa di più, non semplici comunicazioni del presidente, il punto è collaborare sul serio. Dall’inizio abbiamo insistito, pensando che il parlamento dovesse e potesse fare di più. Se è vero che siamo in guerra noi non vogliamo disertare, noi vogliamo essere in prima fila, vogliamo essere all’altezza di quei medici che stanno in prima fila, delel forze armate e e delle forze dell’ordine, di chi sta in fabbrica e nei supermercati. Quelle persone hanno diritto di vedere la porta del Parlamento aperto. Per dare una mano abbiamo chiesto una cabina di regia parlamentare, un luogo nel quale quotidianamente si possa lavorare insieme. Fdi dall’inizio ha provato a fare la sua parte. Abbiamo parlato di risorse per 30 miliardi, quando il governo parlava di 7,5mld.
Una certa bulimia comunicativa del governo non ha aiutato, io penso che i decreti prima si scrivono e poi si comunicano. Questo genera confusione. Ma noi abbiamo sempre cercato di fare la nostra parte quello ohe faremo nei prossimi giorni e nelle prossime ore, lo faremo per il decreto ‘Cura Italia’, sperando che si possa essere in considerazione qualcuna delle nostre proposte, per il bene della nostra nazione. Spero che siamo tutti consapevoli del fatto che con 25 miliardi e la cassa integrazione l’Italia non la curi, stai mettendo un cerotto. Serviranno molti altri miliardi e un’altra mentalità, perché noi rischiamo la desertificazione del nostro sistema produttivo. Sulla cassa integrazione io darei un premio a chi non mette i lavoratori in cassa integrazione, perché se questa è l’unica possibilità, il decreto lo dobbiamo chiamare ‘arrenditi Italia’, non ‘cura Italia’.
Quella che abbiamo visto è un’Europa degli egoismi, degli interessi di alcuni a scapito dei diritti dei molti, è l’Europa che aspetta il terremoto in casa nostra per andare a rovistare nelle nostre macerie e fregarsi l’argenteria. Questo abbiamo visto in queste ore. L’Europa che abbiamo sognato oggi non esiste. Non c’è l’Europa della civiltà, l’Europa della solidarietà, l’Europa madre di tutti noi, oggi anche i più incalliti euroinomani si
accorgono del fatto che qualcosa oggettivamente non ha funzionato. Non lo dico perché mi serve un nemico ma lo dico
perché dobbiamo essere consapevoli che quando sarà finito tutto questo dovremo ricostruirla un’Europa diversa”, spiegando che “non è più Europa: un’altra Europa. Prima di ricostruire l’Europa, però, dovremo dedicare tutte le nostre energie, la nostra forza, il nostro orgoglio e il nostro genio per ricostruire questa grande Nazione che è l’Italia. E Fratelli d’Italia c’è”.

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