Sono in tanti i lavoratori che hanno deciso di incrociare le braccia e aderire allo sciopero generale per chiedere più sicurezza sul lavoro e la chiusura di tutte le attività non essenziali, finché l’emergenza coronavirus non sarà passata.  Nel frattempo nelle fabbriche della Lombardia la partecipazione  alla mobilitazione dei metalmeccanici  è stata tra il 60 e il 90%, hanno fatto sapere Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, che parlano di “alta adesione” alla protesta contro l’apertura delle fabbriche nonostante la crisi sanitaria in atto.

La protesta è andata in scena dopo, tra la notte scorsa e questa mattina, i ministri Stefano Patuanelli e Roberto Gualtieri e i leader dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno raggiunto che prevede il coinvolgimento da parte dei prefetti e dall’altra dei sindacati territoriali per le autocertificazioni per la continuazione delle produzioni considerate essenziali – si parla di 220mila imprese – oltre alla riduzione delle produzioni militari. Passaggio delicato, per il quale si è impegnato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. In cambio è prevista la consultazione tra governo e organizzazione sindacali sull’applicazione dell’accordo stesso, oltre all’applicazione in ogni luogo di lavoro del protocollo sulle misure di sicurezza già concordato tra parti sociali e governo.

Soddisfazione da parte dei sindacati lombardi, che parlano di “numeri in linea con tutti i precedenti scioperi unitari, con una forbice che va dal 60% al 90% a seconda delle peculiarità delle varie province, considerato anche l’alto tasso di assenteismo, i lavoratori in smart working, le fermate e riduzioni produttive già concordate nelle scorse settimane dai delegati”. Una partecipazione che “dimostra il grande sostegno alle nostre richieste, in linea con quanto già sostenuto da Cgil, Cisl e Uil sia in Lombardia che a livello nazionale, in particolare rispetto alla chiusura di tutte le attività produttive non essenziali”, spiegano i sindacati dei metalmeccanici.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori “fermare per una decina di giorni le attività produttive significa ridurre le occasioni di contatto tra le persone e contenere, cosi’, le probabilità di contagio con benefici sia per la salute delle persone che per il nostro sistema sanitario, che va preservato dal rischio collasso”.

Nei prossimi giorni – sottolineano le organizzazioni dei lavoratori – saremo impegnati, come sempre, a far applicare in maniera ferma e decisa il protocollo condiviso tra Cgil, Cisl e Uil e parti datoriali, con la regia del governo, per garantire a tutti quelli che dovranno rientrare al lavoro di operare in sicurezza e nel pieno rispetto della propria salute”. “Non esiteremo – concludono – a bloccare di nuovo tutte le attività che non dovessero rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di sicurezza”.

Un discorso a parte merita il mondo della Sanità. L’Unione sindacale di base ha indetto lo sciopero simbolico di un minuto, a cui da Nord a Sud hanno aderito in tantissimi medici, infermieri, Oss e operatori del 118. Ecco l’iniziativa #ScioperaPerMe

 

 

Nel frattempo, Cgil, Cisl e Uil Lombardia in una lettera inviata al Presidente Anci Lombardia, Mauro Guerra, agli assessori regionali competenti, Giulio Gallera, Silvia Piani, Stefano Bolognini, e alla portavoce del Forum del terzo Settore, Valeria Negrini chiedono di garantire agli operatori impegni nei sociosanitari, assistenziali ed educativi i dispositivi di protezione individuale. ”A seguito dei decreti del 9 e 17 marzo le attività a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario devono essere riorganizzate e possono essere svolte anche a domicilio, nei casi di persone con fragilità e grave necessità – spiegano i sindacati -. Per assicurare agli operatori impegnati in queste attività la necessaria tranquillità e sicurezza è assolutamente necessario garantire loro, così come alle persone e alle famiglie a cui si rivolgono, la fondamentale tutela sanitaria, per salvaguardare la propria salute e nel contempo quella degli assistiti”. E’ quindi indispensabile che ”i responsabili degli enti gestori si adoperino per organizzare l’attività domiciliare con la massima tutela possibile degli operatori – aggiungono Cgil, Cisl e Uil nella lettera -, anche con l’attivazione della sorveglianza sanitaria sugli stessi. Non potendo, in molti casi per ragioni pratiche, garantire il distanziamento previsto dai protocolli sanitari, assicurare agli operatori almeno i dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti e liquido detergente secondo quanto indicato da Oms) cosi come peraltro previsto dall’accordo del 14 marzo 2020”. I sindacati rilevano, con grande preoccupazione, che la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale non è adeguatamente garantita a protezione degli operatori e quindi delle persone assistite. ”Sollecitiamo un maggior coordinamento tra Regione, enti locali e enti gestori – concludono Cgil, Cisl e Uil Lombardia – al fine di assicurare agli operatori impegnati nei servizi sociali, socio-sanitari assistenziali, educativi i fondamentali dispositivi di prestazione individuale”.

 

TORNA ALLA HOME PAGE DI ESTREME CONSEGUENZE
CLICCA QUI PER ISCRIVERTI AL GRUPPO WHATSAPP DI ESTREMECONSEGUENZE

Condividi questo articolo:

Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con l'agenzia Reuters e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

Commenta con Facebook