Il decreto della Presidenza del Consiglio del 22 marzo ha deciso di chiudere tutto ad eccezione delle attività essenziali. Ma le eccezioni che emergono tra le pieghe della norma sono tante, troppe.

Per questo l’Unione sindacale di base conferma lo sciopero generale, indetto per il 25 marzo. Aderiranno anche i metalmeccanici della Lombardia e i sindacati preannunciano uno stop delle fabbriche anche nel Lazio. Per Fiom, Fim e Uilm sono troppo larghe le maglie della sospensione di tutte le attività produttive non essenziali disposta dal governo sul fronte dell’emergenza coronavirus: chiedono di ridurre l’attività o preannunceranno altri scioperi. Mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, avverte: è un decreto che “dall’emergenza economica ci fa entrare nell’economia di guerra, se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni 30 giorni”. Anche i sindacati bancari preparano una mobilitazione della categoria e sono pronti allo sciopero. In una nota congiunta, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin fanno presente che  “dipendenti del settore, tra cui si registrano molti casi di positività al Coronavirus, non operano in condizioni di sicurezza”.

L’Usb dedicherà la protesta al mondo della Sanità e in particolare a Daniela Trezzi, l’infermiera 34enne del San Gerardo di Monza che si è tolta la vita. Medici, infermieri, Oss, vigili del fuoco, personale del 118 e altri lavoratori dei servizi pubblici essenziali si fermeranno simbolicamente per un minuto. Un gesto per ricordare Daniela, che era in quarantena e aveva raccontato ai suoi colleghi la paura di aver infettato altri pazienti, altri lavoratori in servizio come lei presso la terapia intensiva dell’ospedale. Stava attraversando un momento di grande stress e per questo, probabilmente, l’hanno trovato impiccata all’interno dell’ospedale.

“Non è il primo caso di suicidio tra gli operatori della Sanità legato all’emergenza coronavirus – fa sapere l’Usb – . È l’ultimo in una serie di decessi fin troppo lunga: rappresentano l’altissimo prezzo pagato dai lavoratori apparentemente al virus, ma che ha radici e responsabilità nella gestione della Sanità degli ultimi vent’anni. Nei tagli dei finanziamenti, nel taglio dei posti letto, nella chiusura dei servizi, nell’assenza di programmazione, nell’aver concesso ad avidi imprenditori della sanità privata fette sempre più ampie di servizi e prestazioni, nella precarizzazione selvaggia dei rapporti di lavoro”.

Finita l’emergenza, prosegue il sindacato, “si tratterà di individuare le responsabilità e le soluzioni per cambiare radicalmente il sistema sanitario italiano.
Così come non dimenticheremo tutti gli operatori della Sanità uccisi dal virus e dalle condizioni terrificanti di lavoro. Per noi è un motivo in più per scioperare e dedicare la giornata di lotta di domani alla memoria di Daniela e di tutte le altre vittime, lavoratori che alla retorica degli eroi avrebbero preferito lavorare in sicurezza”.

Ecco le voci e i volti coperti dalle mascherine di infermieri, medici e operatori sanitari, che invitano tutti gli altri lavoratori a incrociare le braccia per un giorno. “Noi non possiamo farlo-  dicono- ma fermatevi voi per noi”  #ScioperaPerNoi

 

Ecco lo staff dell’istituto geriatrico Golgi Redaelli di Milano:

 

Una voce da Pavia:

 

 

E i lavoratori della Sanità di Messina:

 

 

 

Allo sciopero di un minuto aderiranno anche i vigili del fuoco, come racconta Costantino Saporito dell’Usb vigili del fuoco nazionale.

 

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con l'agenzia Reuters e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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