La relazione del premier Giorgio Conte in Senato il 26 marzo 2020.

“Ai familiari delle vittime va il mio, il nostro partecipe pensiero e la nostra commossa vicinanza”, ha detto il premier. “Ieri nell’Aula della Camera ho letto la lettera dell’infermiera Michela, di Senigallia. L’ho fatto simbolicamente  ho ringraziato lei per ringraziare tutto il personale sanitario. Mi ha chiesto di non dimenticare l’impegno di chi è in prima linea quando tutto questo sarà passato, ho preso l’impegno a non dimenticarlo e sono certo che tutti voi lo farete, affinché il ricordo non si perda.

Il governo ha agito con la massima determinazione, con assoluta speditezza, approntando, ben prima di qualunque altro Paese, le misure di massima precauzione. A partire dal 22 gennaio, ben prima che il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarasse il coronavirus ’emergenza internazionale di salute pubblica’, abbiamo adottato vari provvedimenti cautelativi.

La nostra battaglia non conosce confini, si sviluppa da Nord a Sud. Siamo concentrati sul Nord, dove la diffusione del virus è più impattante, ma l’attenzione è massima anche al Sud.

Abbiamo sperimentato un percorso normativo volto a contemperare, da una parte, l’esigenza di tutelare al massimo grado il bene primario della salute dei cittadini e, dall’altra, la necessità di assicurare adeguati presìdi democratici. Per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, infatti, siamo stati costretti a limitare alcune delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, in particolare la libertà di circolazione e soggiorno, la libertà di riunione nelle sue varie forme, la libertà di coltivare financo di contenere pratiche religiose.

I princìpi ai quali ci siamo attenuti nella predisposizione delle misure contenitive del contagio sono stati quelli della massima precauzione, ma, contestualmente, anche della adeguatezza e della proporzionalità dell’intervento rispetto all’obiettivo perseguito. E’ questa la ragione della gradualità delle misure adottate, che sono diventate restrittive via via che la diffusività e la gravità dell’epidemia si sono manifestate con maggiore severità, sempre sulla base delle indicazioni provenienti dal comitato tecnico-scientifico.

Poiché il nostro ordinamento, e lo vorrei sottolineare, non conosce un’esplicita disciplina per lo stato di emergenza, abbiamo dovuto costruire, basandoci pur sempre sulla legislazione vigente, un metodo di azione e di intervento che mai è stato sperimentato prima. Abbiamo ritenuto necessario ricorrere allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, dopo avere posto il suo fondamento giuridico nell’iniziale decreto legge, il legge n. 6, che ho già menzionato. Abbiamo ravvisato nel DPCM lo strumento giuridico più idoneo, innanzitutto perché agile, flessibile, in grado di adattarsi alla rapida e spesso imprevedibile evoluzione del contagio e alle sue conseguenze; in secondo luogo, perché abbiamo inteso garantire per questa via la più uniforme applicazione delle misure. Adeguatezza e proporzionalità sono i principi che sono stati sempre alla base” delle misure via via adottate dal governo per fronteggiare l’emergenza Covid-19, sempre attenendosi “alle indicazioni del Comitato tecnico scientifico.

Nei giorni ho incontrato i leader dell’opposizione. Anche ieri alla Camera ho ascoltato delle dichiarazioni di grande apertura al confronto. C’è piena disponibilità al dialogo da parte del governo. Probabilmente non sono state raccolti tutte le indicazioni ma sicuramente nel decreto ci sono delle indicazioni che sono arrivate dall’opposizione. Ho dato mandato al ministro al ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, di elaborare un percorso di più intenso confronto in vista del decreto di aprile per consentire l’acquisizione delle proposte che arrivano dall’opposizione”.

Ho letto di qualche uscita polemica ma è impensabile che la nostra collocazione geopolitica possa essere condizionata dalle forniture” di dispositivi per affrontare il Covid-19. “Vi prego, vi prego, non insistiamo più con queste polemiche in una situazione d’emergenza come questa.

Informativa al Parlamento

In diretta dal Senato

Publiée par Giuseppe Conte sur Jeudi 26 mars 2020

 

Gli interventi

 

Un filo rosso ha accomunato gli interventi di tanti senatori, che hanno fatto riferimento all’ex governatore della Bce Mario Draghi, per il quale si è alzato un coro di ringraziamenti collettivi che nei toni e nei modi suona quasi come un’investitura ex ante. La premessa sono le parole di Draghi al Financial Times, che ha invitato gli Stati a far leva sul debito pubblico, come in tempo di guerra. “La perdita di reddito non è colpa di chi la soffre. Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile. La memoria delle sofferenze degli europei negli anni 1920 sono un ammonimento“, ha detto Draghi raccogliendo il plauso di quasi tutto l’emiciclo.

Da Loredana De Petris ad Anna Maria Bernini, passando per Pierferdinando Casini, Matteo Renzi e finanche Matteo Salvini, Draghi è stato evocato a più riprese. A farlo con particolare e inatteso trasporto il leader della Lega: “Mi si permetta di ringraziare il presidente Draghi per le sue parole – ha sottolineato Salvini – . E’ caduto il mito del non fare debito. Draghi dice che si può fare debito ma non per assistenza. Benvenuto presidente Draghi. Ci serve l’aiuto di tutti e anche il suo. Sono contento di questa intervista e di quello che potrebbe nascere da questa intervista”. Un’inedita levata di scudi, soprattutto se si ricorda che Salvini non molto tempo fa definiva Draghi “un italiano complice di quell’Unione europea che sta massacrando gli italiani”. Ora il giudizio si è capovolto.

Vicino a Draghi lo è sempre stato invece Matteo Renzi, che anche oggi non lesina apprezzamenti nei confronti dell’ex governatore europeo. “Mario Draghi le indica la strada, quando dice che certo bisogna fare debito ma bisogna farlo per dare liquidità alle piccole e medie imprese perché rischiano di morire”, dice Renzi, che raccoglie idealmente il testimone da Casini, secondo il quale le parole di Draghi sul debito “danno un indirizzo di politica finanziaria all’Europa”. Gli fa eco Annamaria Bernini di Forza Italia : “Draghi ha titolo per essere evocato perché è quel signore che ha salvato l’euro e in tasca ha una serie di soluzioni che dobbiamo condividere. Dobbiamo avere coraggio e innestare potenti dosi di liquidità nelle nostre imprese e ai cittadini. Da sempre Draghi ce lo ha mostrato”, dice la capogruppo azzurra. Nella selva di elogi finisce per fare ancora più rumore il silenzio di chi non cita affatto l’ex governatore della Bce. Così Isabella Rauti di Fdi, che chiede a Conte di difendere l’Italia “da questa Europa, dalla dittatura economica del Mes, dalla Trojika strozzina”. E tacciono anche Andrea Marcucci del Pd e il capogruppo pentastellato Gianluca Perilli, che mette in chiaro: “Le soluzioni per l’Italia, come gli eurobond, vanno trovate nell’ambito del bilancio europeo. No al Mes, perché comporterebbe condizioni inaccettabili per l’Italia”. Resta non detto tra i pentastellati il timore che con Draghi l’Italia si porti la trojka in casa. E’ ancora presto dunque per dire se un eventuale governo di responsabilità nazionale guidato da Draghi avrebbe i numeri a Palazzo Madama, più ostico rispetto alla Camera. Anche per questo in molti, a partire dalla maggioranza, continuano a ipotizzare che per l’ex presidente della Bce sia meno tortuosa la strada che porta al Colle.

(Articolo in aggiornamento)

 

IL DISCORSO ALLA CAMERA E LE REAZIONI DEI DEPUTATI

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