Quello che vedo è la diffusione di una paura di massa. Ed è la prima volta che avviene questo fenomeno, Il mondo borghese è scomparso da tempo, di esso sono rimaste solo le vuote istituzioni, che altro non sono se non il mezzo con cui il potere economico governa. La sovranità del popolo, così come scritta nella nostra Costituzione, non esiste più, e al posto del popolo adesso c’è la massa, che è per sé stessa passiva. La paura, quindi, non trova risposta nel coraggioso individualismo borghese, ma nell’emotività. Non c’è una reazione basata sulla razionalità o sui valori, bensì un disorientamento”.

Così Carlo Mongardini, professore emerito di Scienza politica all’Università La Sapienza di Roma ed autore di numerosi testi, tra cui “Ripensare la democrazia. La politica di un regime di massa” e “Le dimensioni sociali della paura”. Romano, classe 1938, ha assistito a mutamenti, sconquassi e tragedie, ma ammette di essere inquieto e preoccupato per la pandemia di Covid-19 che sta attraversando il pianeta e per quello che lascerà dopo il suo passaggio.

“L’individio di fronte a un fenomeno di queste proporzioni si sente disorientato ma chi ha radicati i valori della cultura, della civiltà, ha strumenti per poter reagire. L’individuo massificato, invece, cade o in una risposta narcisistica, mettendo i suoi piaceri e diritti sopra la tragedia collettiva, oppure viene inghiottito da una paura irrazionale. Questo è il risultato dell’avvento dell’economicismo, dove il sistema è orientato alla crescita economica e l’esistenza ridotta al consumare. Non c’è più l’individuo che coltiva se stesso e quelli che restano o non hanno la forza di opporsi o si isolano”.

Secondo Mongardini, questa debolezza dell’uomo del terzo millennio si manifesta appieno anche nelle leadership, “che sono deboli, perché non hanno i mezzi culturali per gestire un evento epocale come quello che stiamo vivendo: sono stati formati per essere strumento di crescita economica in un mondo globalizzato. Esiste solo una cultura del presente, che rappresenta la gabbia dell’oggi, fondata sulla burocrazia e sui consumi. E’ stato costruito un enorme sistema verso l’internazionalizzazione, la globalizzazione, ma in una situazione come questa non regge: essendosi privato della cultura della politica, avendo smantellato lo stato borghese, l’individualità e la forza del gruppo non sono che una debole vernice superficiale e ciò che prende il sopravvento sono le emozioni“.

In questo quadro fosco e inquietante, si può trovare luce nelle risposte della scienza, così tanto protagonista in questi giorni? Mongardini è scettico: “La funzione dello scienziato non può essere quella di guidare la società. Come diceva Georges Bataille (ndr: scrittore, antropologo e filosofo francese morto nel ’62 a 67 anni) “la truffa della scienza inizia quando essa chiede agli uomini di affidarsi gli scienziati, rintanati ognuno per sé nell’ignoranza di ciò che è di loro stretta competenza”. Si perde, cioè, la complessità del reale: bisogna essere guardinghi nell’affidarsi agli scienziati”. E a chi allora? “E’ proprio questo il punto. Se rileggiamo i grandi autori dell’ ‘800 e del ‘900, essi ci dicono chiaramente che il potere nasce dalla paura e di essa si alimenta. Dalla paura si genera equilibrio“.

“Oswald Spengler (scrittore e filosofo tedesco vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900) ne Il tramonto dell’Occidente scriveva “Le grandi illusioni ci sono state, il momento della decisione è adesso” ma si è visto come è andata a finire, con la velocissima presa del potere di Adolf Hitler. Se consideriamo questo come il terzo pericolo dopo le due guerre mondiali, dove si è risposto con una restaurazione dello stato borghese, il rischio è quello di propendere per un modello che favorisca le decisioni rapide, come il presidenzialismo“. Ne stiamo avendo un piccolo assaggio con il premier Giuseppe Conte che agisce in totale autonomia dal parlamento, assente: “Esatto. Se da questo evento nascerà una nuova Costituzione, che si basi sulla massa e non sul popolo, è assolutamente necessario dotarsi degli strumenti adeguati per difendere la democrazia: prima si decida cos’è un presidente e le sue funzioni, poi si passi al presidenzialismo. Come diceva Friedrich Nietzsche “Il tempo del moderno è prestissimo”. Ma dobbiamo arrivarci preparati”. Il rischio c’è ed è palpabile: “In momenti come questo le persone sono disposte a rinunciare ad alcune delle loro libertà personali pur di sentirsi protetti da una leadership forte” è la conclusione di Mongardini.

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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