“Grazie al lavoro del nostro Ministero degli Esteri ci ha contattato l’ambasciata tedesca del Tagikistain,  chiedendoci di arrivare entro lunedì a Dushanbe, la capitale, sede dell’unico aeroporto internazionale del paese. Potrebbe esserci la possibilità di un volo verso l’Europa”, ha comunicato giovedì pomeriggio Giuliana Steccanella. La testimonianza che segue è stata raccolta 48 ore prima.

Erano partiti il 21 febbraio da Verona, con le sacche piene di attrezzature da montagna, per raggiungere il i monti dell’Afghanistan. Senza obiettivi ambiziosi di grandi cime, di imprese sportive. Solo con la voglia di portare avanti un progetto solidale, partito nel 2019, dedicato ai giovani appassionati di sci di Badakhshan, nel Wakhnam Corridor, tra i monti del Pamir, una zona “cuscinetto” fondamentale per gli equilibri dell’Asia Centrale. Un territorio con poche prospettive economiche, complesso. Ma con tante montagne, bellissime. “Da qui l’idea di insegnare ai ragazzi più appassionati di sci ad accompagnare piccoli gruppi su queste vette”, spiega Giuliana Steccanella istruttrice della Scuola di Scialpinismo Renzo Giuliani, del Cai Cesare Battisti di Verona. Giuliana oggi, con i 4 colleghi e amici con cui ha condiviso questo progetto – Annapaola Perazzolo, Fabio Bullio. Giorgio Bonafini e Andrea Micheli- è bloccata in Tagiikistan. Al momento senza alcuna prospettiva di ritorno. Con l’incubo Covid-19 incombente.

“Siamo partiti tranquilli da Verona, mentre in città si festeggiava il Carnevale, c’erano feste e sfilate. Arrivati in Afghanistan siamo rimasti completamente isolati per 10 giorni, tra le montagne, tra i ragazzi a cui insegniamo. Una volta scesi a valle abbiamo contattato amici e parenti in Italia e abbiamo scoperto dell’emergenza sanitaria”, spiega Giuliana Steccanella, che abbiamo raggiunto al telefono. Dopo i primi momenti di incertezza è stato coinvolto Fabrizio Bielli , vice capo missione dell’ambasciata d’Italia a Tashkent, in Uzbekistan. L’ufficio consolare italiano di riferimento per chi si trova in Afghanistan. “Dovevamo entrare in Takigistan, per prendere il volo per rientrare in Italia. Ma al confine non ci facevano passare”, racconta Giuliana. Si contratta, quindi, una quarantena preventiva. “Due settimane in isolamento da passare al General Hospital di Khorog, in Tagikistan. Due settimane chiusi in 2 camere di ospedale. Ma mentre stavamo lì, in attesa, la situazione nel mondo precipitava. E gli aeroporti venivano chiusi”, aggiunge con un sospiro. Nel frattempo, inoltre, il virus iniziava a farsi vivo anche da quelle parti, arrivando dall’Iran, uno dei primi focolai centro asiatici. “Così in isolamento sono arrivati anche un gruppetto di ragazzi. Non c’era un minimo di sicurezza, per nessuno di noi. Non hanno, concretamente, i mezzi per affrontare una pandemia”, aggiunge Steccanella.

Da sabato 21 i 5 istruttori di sci alpinismo veronesi sono fuori dall’ospedale. Ospiti in una struttura turistica, il Pamir Lodge, grazie all’aiuto del loro referente locale.

Ora attendono. Attendono che il pressing del Club Alpino Italiano abbia i suoi effetti. Che la solidarietà del sindaco di Verona, Federico Sboarina, e il coinvolgimento dei parlamentari veronesi, capeggiati da Vito Comencini e Alessandro Rotta, che tengono i contatti con la Farnesina, portino a qualcosa di concreto. “Siamo a più di 500 chilometri da Dushanbe, la capitale del paese, dove c’è l’unico aeroporto internazionale. Sono 18 ore di viaggio su strade sterrate. Voli non ce ne sono più, le frontiere del Tagikistan a causa del Covid-19 sono chiuse. Noi non possiamo spostarci. Siamo circondati da persone meravigliose, affettuose e collaborative, ma temiamo che il virus invada il paese. In quel caso davvero non sapremmo cosa fare. Speriamo di riuscire a tornare, non sappiamo come e da dove. Ma ci deve essere qualche possibilità. Qualcosa che possiamo fare”, conclude Giuliana Steccanella prima che la comunicazione, complice la scarsa copertura di segnale telefonico, si interrompa.

Per saperne di più sul progetto portato avanti dalla Scuola di Scialpinismo Renzo Giuliani del Cai Cesare Battisti di Verona si può andare al link www.wakhanproject.org. Si tratta di un programma, articolato su 3 anni di collaborazione, per insegnare ad un gruppetto di giovani del posto ad accompagnare in sicurezza gli appassionati di alpinismo e sci alpinismo sulle loro montagne. Il Wakhan Corridor, per ragioni politiche, è rimasto chiuso quasi 40 anni al turismo ed è una zona che dal punto di vista alpinistico ha moltissimo da offrire. Trekking, escursioni sci alpinistiche e alpinistiche potrebbero essere una risorsa importante per la gente del posto, popolazioni che vivono quasi esclusivamente di pastorizia. Wakham è un territorio ideale per fare un turismo montano di alto livello: una lunga valle che si insinua tra le catene del Pamir da una parte dell’Hindu Kush e Karakorum dall’altra. I ragazzi che partecipano al progetto il prossimo anno, conclusa la formazione offerta dal team veronese, potranno fregiarsi del titolo di accompagnatori turistici di montagna. Un punto di partenza fondamentale per dare il via a un micro progetto turistico, sfruttando campi tendati o piccoli lodge, con la certezza di proporre a chi è interessato un viaggio che non è solo sportivo ma anche culturale e solidale. Con l’ambizione di creare un po’ di benessere in una zona dove l’aspettativa di vita è di 63 anni, dove la malnutrizione è la norma.

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Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.