Se penso a qualcosa di contactless, l’unica cosa utile che mi viene in mente è il sistema di pagamento delle carte di credito e degli smartphone. Il sistema che ci permette di salire su una metro e entrare al cinema senza fare la coda o pagare ad una cassa automatica la spesa fatta al supermercato appena finito di lavorare. In questo periodo, però, stiamo vivendo un’evoluzione rapida e tumultuosa del mondo digitale. Si parla molto dell’avvento di una società contactless, con abitudini e costumi completamente diversi rispetto a quelli che conosciamo. Di certo, quando la crisi sanitaria – addirittura umanitaria in alcune zone della Lombardia – diventerà gestibile, saremo costretti ad affrontare le macerie sociali causate dal virus. L’economia post pandemia, come teorizzano in tanti, non sarà una semplice evoluzione dell’esistente, ma comporterà un vero e proprio stravolgimento dei trend attuali. Anche il distanziamento sociale potrebbe non essere più una novità. Guanti e mascherine quando si esce di casa, pochi abbracci e saluti da lontano –  a cui tanto fatichiamo a conformarci – sarebbero destinati a diventare abitudini radicate. Ma sarà davvero così?

Stiamo scoprendo, nostro malgrado, che la tecnologia è indispensabile per lavorare, studiare, vedere un film. E perfino per bere una birra con gli amici, parlare con un amore lontano e per un mucchio di altre cose. Internet è diventato un bene primario, come l’aria o l’acqua, e visto che le reti sono in collasso, siamo disposti a creare accrocchi  tecnologici con aggeggi di vario genere pur di avere un po’ di banda. Stiamo toccando con mano come le reti, in queste ore quantomai sovraccariche, in realtà stiano funzionando a scartamento ridotto. E solo adesso ci accorgiamo che anche in Italia esiste un vero e proprio Digital Divide, causato in gran parte da investimenti sbagliati e infrastrutture insufficienti, frutto di politiche poco lungimiranti di chi le ha costruite negli ultimi vent’anni.

Se alla fine siamo riusciti a connetterci, allo schermo del computer rischiamo di restarci incollati. Si discute da molto tempo di dipendenza da Internet ed esistono patologie come quella degli Hikikomori, una vera e propria sindrome da isolamento sociale diffusa prima in Giappone poi approdata anche in Europa. E chissà che non contagi anche noi italiani, che in questo periodo è come se fossimo stati catapultati in un esperimento psico-politico a metà tra il Grande Fratello e il Grande Dittatore, governati dalla pura logica dell’algoritmo, per cui l’unica cosa che conta è la capacità di catturare attenzione e consenso nell’immediato, secondo quello che potrebbe essere chiamato “sistema Casalino”. Un esperimento, perché non si può definirlo in altro modo, è sicuramente la piattaforma Russeau, che viene proposta come l’avanzatissimo sistema operativo dei Cinque Stelle, fondato sui sei gradi di separazione o su qualche altra magia di questo genere. Difficile, però, che post, videomessaggi MeetUp riescano a sostituire il divertimento che si provava nel partecipare a uno di quei bei dibattiti politici che si vedevano qualche anno fa in giro per Bologna, dove qualcuno di sinistra mandava allegramente affanculo il suo interlocutore di destra. E poi poco dopo li trovavi a bere insieme all’Osteria dell’Infedele in via Gerusalemme, sotto casa di Romano Prodi. E magari quegli scambi – accesi e spesso molto alcolici – dopo un pò te li ritrovavi pari pari in un articolo, in un libro o in una canzone. Il discorso, infatti, non vale solo per la politica ma anche l’arte. Il 25 marzo è stato Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri.  Se Dante avesse avuto a disposizione WhatsApp, credete davvero che avrebbe scritto 100 canti per la sua Beatrice? Forse no, ma per fortuna l’amore nel 1200 si declinavano in poesia. 

Adesso, invece, ci troviamo in un momento un po’ strano. Siamo sempre connessi ma ci sentiamo più lontani che mai, come Tagline nel film Disconnect. Come scriveva il sociologo polacco Zygmunt Bauman, la società e le relazioni si fanno sempre più “liquide” e fuggenti. E’ molto facile entrarvi e altrettanto uscirvi, non c’è più un impegno a lungo termine, un investimento emotivo e affettivo, e anche i rapporti umani rischiano di diventare “usa e getta”. Bauman attribuisce proprio all’iperconnessione digitale l’esasperato individualismo moderno, che impoverisce il valore delle appartenenze sociali e contribuisce a un paradossale vissuto di isolamento sociale. Siamo in un momento in cui siamo costretti a vivere lontani gli uni dagli altri, per via di questo stramaledetto covid-19 , ma come hanno dimostrato numerosi studi scientifici quando non viviamo (vere) relazioni sociali, il nostro cervello non riceve gli stimoli giusti e non lavora come dovrebbe. anche per questo non dobbiamo credere, o almeno non dobbiamo sperare, che nel lungo periodo vivremo in modo contactless, ma che questo termine  torni presto a indicare solo i pagamenti.

Non voglio pensare che finiremo per ritenere che “It’s the end of the world as we know it –  come cantava Michael Stipe dei R.E.M – and I feel fine”. Il mondo che conosciamo è finito, e mi sento bene. La speranza è che sia un momento di isolamento sociale “per cause di forza maggiore”, da cui imparare che il mondo digitale è essenziale per lavorare in smartworking o  mantenere vive le relazioni con chi abita dall’altra parte del mondo. Ma una conference call non sostituisce e non lo potrà mai fare le relazioni umane, fisiche che sono proprie della nostra cultura millenaria. In medio stat virtus. Utilizziamo al massimo le tecnologie, riduciamo i tempi e aumentiamo produttività. E dopo avere imparato qualcosa da questa brutta situazione, prendiamoci il tempo per parlare con gli amici, con un bicchiere in mano, nelle nostre belle città. Sotto le Colonne di San Lorenzo a Milano, come sotto un portico di Bologna, in Piazza San Carlo a Torino o in un Bacaro di Venezia. E utilizziamo gli strumenti digitali per decodificare la complessità senza però rinunciare all’emozione del contatto umano.

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Alessandro Sannini è stato da giovanissimo consulente una delle prime società di e-business e e-commerce a Bologna. Dopo qualche anno di attività nel campo legale, da più di dieci anni si occupa di finanza verso le PMI dal 2013 con le prime emissioni di minibond in Italia e altre operazioni straordinarie. E' stato consulente di una grande istituzione italiana come advisor per la space economy . Blogger e opinionista per diverse testate italiane e tv.

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