Con l’emergenza coronavirus, a Milano anche la battaglia per la casa si fa più urgente. In tanti quartieri della periferia –  da San Siro alla Barona, da Giambellino a Calvairate – il racket delle occupazioni abusive delle case popolari non conosce crisi. Le bande di diverse nazionalità si sono riorganizzate in fretta e hanno stretto un patto di non belligeranza tra di loro. E con i tanti ricoveri – soprattutto di inquilini anziani che potrebbero non tornare più a casa dall’ospedale – hanno ampliato il loro giro d’affari e si sono spartite ampie fette di un mercato molto redditizio.

A raccogliere l’allarme lanciato dagli inquilini sono stati gli ispettori dell’Aler, che stanno cercando di arginare l’ondata di occupazioni, con meno aiuto del solito da parte delle forze dell’ordine. L’assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, Riccardo De Corato, parla di “45 alloggi occupati in dodici civici Aler” nel solo quartiere Molise-Calvairate, dove 225 persone si sarebbero installate in appartamenti lasciati vuoti da chi si sta curando. E una volta Si tratta soprattutto di bande di nomadi, fanno sapere dall’Aler. Carabinieri e polizia però sottolineano che del racket fanno parte anche italiani, nordafricani, sudamericani. Non manca nessuno, insomma.

“E’ un fenomeno che purtroppo succede da anni – fa notare don Gino Rigoldi, cappellano del carcere Beccaria e anima di moltissime iniziative nei quartieri del Giambellino e della Barona – ed è particolarmente odioso”. Ma la situazione a pochi chilometri da piazza Duomo è ben più grave. “A Milano nel 2020 c’è la fame. Non si può descrivere quello che stiamo vedendo ogni giorno nelle case della nostra zona – prosegue – . Da quando c’è la quarantena stiamo portando cibo a chi non ha nemmeno da mangiare. Ci sono tante, tantissime famiglie con due, tre, quattro figli e il frigorifero completamente vuoto. Stiamo distribuendo perfino il latte in polvere per i bambini appena nati”.

Tanti inquilini delle case popolari, italiani e stranieri, giovani e vecchi “sono in una condizione precaria per via del covid come tutti noi – racconta ancora don Rigoldi a EstremeConseguenze.it – ma in più sono nella miseria vera e nella disperazione”. L’epidemia ha spazzato via le piccole certezze di tante famiglie che fino a qualche giorno fa vivevano di lavori saltuari e servizi diffusi. E adesso sono confinate in casa e una senza rete sociale.

Anche i servizi sociali, per via della riorganizzazione del lavoro, sono meno presenti. Ne sa qualcosa la signora Gianna, 72 anni, segretaria d’azienda in pensione. Abita in una casa polare di via Abbiati, in zona San Siro, da moltissimo tempo. “A 21 anni ho lasciato Mestre e sono partita. Ho girato un po’ per l’Europa e poi sono arrivata a Milano. Volevo essere libera. E’  la cosa più importante e questo maledetto virus ce la sta togliendo”. Adesso è asserragliata in casa, ma non per il covid. Teme che il suo appartamento, “ristrutturato con tanta cura e spendendo tanti schei” venga occupato come quello vicino. “Hanno fatto saltare con l’esplosivo la lastra di ferro che bloccava l’entrata – racconta – e poi l’alloggio è stato preso abusivamente una famiglia”. Adesso è proprio “Sofia, la giovane mamma della famiglia marocchina che è entrata” a prendersi cura di lei e a farle la spesa ogni giorno. “Se dovessi ammalarmi non andrei in ospedale – ammette – : la mia paura non è quella di morire, ma di farlo da sola e soprattutto di provare tanto dolore. Soffocare è tremendo, una volta ho rischiato di affogare e quella sensazione non l’ho più dimenticata – conclude – . Vorrei solo che le autorità ci distribuissero un anestetico, una pastiglia, una puntura, qualcosa…così se mai dovesse arrivare quel  momento, potrei addormentarmi e basta”.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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