Ha ragione Natalino Balasso, che nel suo Shock Economy di qualche ora fa ci chiede: se un impresario di pompe funebri, in questo momento di ecatombe da covid19, i morti accertati a oggi sono 10.779, facesse un video per la propria forza vendita e dicesse: “ragazzi come mi stanno andando bene gli affari, bene come non mai, è il momento di essere aggressivi. Vendere. Vendere. Vendere”, come reagiremmo?

Prima di rispondere permetteteci di ricordarvi una telefonata che intercorse tra due imprenditori, Francesco Piscicelli e Pierfrancesco Gagliardi, fatta il 6 aprile del 2009 alle 15 e 34.  A quell’ora si stavano da poco cominciando a contare i cadaveri del terremoto dell’Aquila, il bilancio finale disse 309 morti, meno della metà dei 756 decessi del bollettino del 29 marzo 2020 per coronavirus in Italia.

Ecco il dialogo:

Piscicelli dice: «…si».
Gagliardi risponde: «…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno».
Piscicelli: «..no…lo so (ride)».
Gagliardi: «…così per dire per carità…poveracci».
Piscicelli: «..va buò ciao».
Gagliardi: «…o no?».
Piscicelli: «…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto».
Gagliardi: «…io pure…va buò…ciao».

Se invece che leggerlo, vi piace riascoltare quel dialogo, potete trovarlo sul sito del Corriere della Sera, Corriere.it. Quello che invece non troverete sul quotidiano di via Solferino è il video che Urbano Cairo, padrone di quel quotidiano, ha mandato alla sua forza vendita, quello scovato e pubblicato dai bravi colleghi de Linkiesta e da EstremeConseguenze rilanciato con convinzione e indignazione.

Intendiamoci, non è facile se lavori per un personaggio del genere alzare pubblicamente la testa, tanto più se nei fatti quello che dovrebbe essere l’editore è in realtà anche il direttore. Perché se il discorso che Cairo fa alla forza vendita, nel quale dice che gli affari non sono mai andati così bene, non può che creare disgusto per quel non so ché di sciacallaggio, crediamo sia doveroso soffermarsi sull’inizio del suo lungo videomessaggio.

“Ragazzi, sta finendo la giornata. In realtà sto per andare al Corriere dove starò un po’ con Fontana (ndr Luciano Fontana è il direttore responsabile del Corriere della Sera di cui Urbano Cairo è editore). Per vedere di stare con lui e di chiudere al meglio il giornale. Lo fa lui, insomma, ma io gli sto vicino…”. Non crediamo che occorra essere addetti al mestiere, tecnici dei media di massa, per capire la violenza di una simile affermazione e condotta.

Il Corsera, il Corriere della Sera, è uno dei due più importanti quotidiani del Paese. Le notizie che pubblica, è brutto dirlo, ma “copiaincollate” fanno il giro del web, dei telegiornali, dei giornali radio, degli altri siti di informazione. Quello che scrive il quotidiano di via Solferino, per tanti ha quasi il valore di fonte primaria. L’alta professionalità dei giornalisti che ci lavorano e ci hanno lavorato, ne ha fatto una delle cattedrali quasi istituzionali dell’informazione in Italia. Ora, grazie a questo discorsetto dal “web sfuggito”, sappiamo che il Corriere della Sera non è il Washington Post, il quotidiano che fece scoppiare il caso Watergate e provocò le dimissioni del Presidente USA Richard Nixon. Non lo è per un motivo. L’editore del Post, l’editrice a dirla tutta, non si presentava in redazione, non stava con il direttore quando il giornale stava per andare in stampa. Anzi si vantava di non interferire in alcun modo.

Nel caso di Urbano Cairo, poi, la questione è ancora più delicata per il fatto che il nostro oltre che editore è concessionaria di pubblicità. RCS, il gruppo che edita il Corriere, non è mai stato un “editore puro”, ma con Cairo ha raggiunto, ora lo sappiamo per certo, il suo punto di maggiore impurezza, di maggior conflitto di interessi. Quanto la pubblicità sta determinando la linea del quotidiano di via Solferino? Ormai è una domanda tutt’altro che accademica.

L’indipendenza dei media è in assoluto un valore di democrazia. Uno dei tratti qualificanti i sistemi democratici è proprio la possibilità di dare spazio al sapere critico che passa anche, se non soprattutto, da quotidiani, radio, tv e ora web. Ma in tempo di pandemia, questa indipendenza è garanzia di vita. È costruzione dell’opinione pubblica. Quanto il quotidiano di via Solferino è stato libero in questi mesi? Non lo è stato, ora purtroppo lo sappiamo.

Il nostro “purtroppo” è sincero. Noi crediamo nell’informazione come valore e crediamo che l’informazione sia corale. Non ci siamo permessi di giudicare coloro che hanno messo a pagamento i contenuti dei propri siti, Corriere.it e Repubblica.it in particolare. Ci siamo limitati a sposare e unirci al #nowall di giornali come Il Manifesto e molti altri, tantissimi nel mondo. Non abbiamo alcun canale per donazioni in denaro a noi. Ce lo avete chiesto e abbiamo risposto che ci sarà quel tempo, oggi ognuno fa la sua parte, gratis in questo momento, e questa è la nostra. Se avete dei soldi da donare, donateli a chi sfama le persone, al peggio ingrosseremo quelle file e mangeremo con loro. Non è eroismo il nostro, sia ben chiaro, è proprio che ci vergogneremmo a essere come Urbano Cairo, a essere quelli del, lo citiamo, “dobbiamo capitalizzare” o del “ovunque telefono, ottengo”.

I media sono un patrimonio del nostro Paese, così come lo sono i medici, gli infermieri, i soccorritori e tutti coloro che stanno affrontando questa brutta emergenza sanitaria. Le nostre inchieste sono un valore quando riescono ad aiutare chi salva le vite o quando, con l’informazione prodotta, libera, indipendente, creano un sapere verificato e condiviso.

È un tempo strano questo, ogni volta che scriviamo su covid-19, sui morti negati, sugli errori del Governo, arrivano insulti, talvolta minacce. Succede a noi e sta succedendo a tanti altri colleghi, tant’è che la Federazione Nazionale della Stampa ha lanciato un allarme e chiesto protezioni. In passato a EstremeConseguenze.it sono arrivati proiettili e una mail o un commento violento non fanno certo più paura. Ma una domanda continuiamo a farcela in redazione, i proietti e le querele temerarie ce l’hanno mandate perché volevano che smettessimo di scrivere la verità su delitti, stragi, omicidi politici, fatti di mafia e ‘ndragheta, ma voi che oggi ci minacciate, per cosa lo fate? Perché non volete che diciamo dei morti scomparsi di codiv-19? Delle mascherine mai arrivate, perché mai ordinate, negli ospedali? Della politica miope del Governo? Perché disturbiamo il manovratore? Perché non aderiamo agli ottimismi stupidi? Perché abbiamo detto “fermate tutto”? Perché abbiamo detto che #milanononsiferma era un errore? Perché disturbiamo gli affari? Perché non siamo come Urbano Cairo? Perché?

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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