Altra notte. Sono qua nel mio intervallo di riposo in area verde, il fortino, la zona che non deve essere contaminata. Il primo pensiero é come cose che fino a 4 settimane fa mi sarebbero sembrate assurde, da film distopico di serie B, ora sono l’assoluta normalità…i turni, la fatica, il vestirsi e lo svestirsi, l’attraversare una metropoli deserta, la porta dell’area rossa.

L’area rossa. É un mondo a parte. Un capovolgimento vertiginoso. Gli unici normali sembrano i ricoverati, sono vestiti normali, quelli che stanno meglio leggono bevono mangiano, alcuni si alzano. poi sono circondati da personaggi da film di fantascienza degli anni 70 di cui scorgi solo gli occhi, che borbottano qualcosa sotto le mascherine e ti toccano con due paia di guanti addosso, utilizzando monitor e apparecchi che minimizzano i contatti interumani. É un incubo.
Stanotte probabilmente ci lascerà un paziente. Un medico, a vederlo di quelli di una volta. Il figlio ci ha chiesto di mettere un camice nella bara. Mi sono guardato con Vincenzo e Kordelia, i miei compagni di turno, e a costo di mettere il nostri abbiamo deciso che questo desiderio sarà esaudito. Umanità e solidarietà, uno dei passaggi fondamentali per sconfiggere quel maledetto virus.

In questi giorni spuntano come funghi tanti reparti Covid, come quello in cui lavoro. É uno sforzo enorme da parte di tantissime persone, una cosa commuovente. L’impressione generale é però quella di svuotare il mare con un secchiello, se non prosciughiamo la fonte saremo sempre un passo indietro. Bisogna giocare in attacco e non in difesa
Qualche giorno fa raccontavo della nostra compagnia dell’anello che si occupa dei malati al Monteggia terzo piano Siamo davvero un gruppo variegato: internisti ematologi endocrinologi chirurghi trapiantologi e pure otorini da domani (benvenuti!). É commuovente come ognuno si sia messo in gioco, arricchendo il gruppo con le proprie competenze e soprattutto la propria umanità. Colleghi e colleghe che nei propri campi sono dei fantastici specialisti che danno davvero valore alla missione medica. Ammirato.

Come é palpabile tra tutti noi operatori sanitari l’orgoglio di appartenere a un sistema che cerca di offrire il massimo per tutti, senza discriminazioni. In questo momento nessuno lavora male, tutti stanno dando il 110%. Che però non vuol dire una volta tolta la mascherina spegnere il cervello e rinunciare al proprio diritto di critica. Sono state sbagliate troppe cose e purtroppo ci sono una serie di elementi biologici che ci fanno dire dobbiamo essere pronti alla prossima pandemia. Senza scuse.

Durante queste interminabili notti, dove ad un certo punto controlli ossessivamente quanti minuti mancano alla libertà succedono anche cose belle. La caprese per il compleanno lasciata in area verde, un’accesa partita a nomi/cose/città/animali alle 6 del mattino, il sorriso di tutti che ti accoglie quando esci di là con i solchi sulla faccia.
Spero che i numeri ci diano qualche segno di miglioramento. Spero che tutti questi cari che abbiamo perso ci facciano pensare bene cosa fare nel futuro. Spero che tutti i morti sul lavoro di questa epidemia non siano dimenticati, fare il medico di medicina generale o l’infermiere di PS sono diventati lavori pericolosi e qualcuno si dovrebbe fare un esame di coscienza.

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ematologo - Policlinico di Milano

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