Come previsto, il primo ministro Viktor Orban ha vinto il plebiscito richiesto (se ve lo siete perso, ecco il pezzo che EstremeConseguenze ha dedicato alla deriva autoritaria in corso a Budapest. Con 137 voti a favore e 53 contrari, da oggi il piccolo duce ungherese può governare con poteri speciali illimitati. Un autogolpe senza precedenti nell’Europa dal secondo dopoguerra in poi. I sovranisti di casa nostra e di tutto il mondo gongolano. E l’Unione europea – pavida e indecisa a tutto – riprende in mano il dossier per “violazione dello stato di diritto” contro l’Ungheria, che giova ricordarlo è membro a pieno titolo della Ue ma da tempo non ne rispetta i parametri di “democraticità”.

Egregi signori capi di Stato, egregi presidenti delle istituzioni comunitarie, egregi commissari europei: cosa diavolo state aspettando per reagire a questa patente e gravissima violazione dei più elementari fondamenti della democrazia liberale?

Per fortuna, dal fronte della guerra decisiva in corso fra democrazia e regimi autoritari (che hanno trovato nella pandemia da coronavirus l’innesco che stavano cercando per scatenare la battaglia finale), arrivano anche altri segnali. Più ottimistici. Li ha riassunti, con la sua solita efficacia, Federico Rampini sul Venerdì di questa settimana. Cito letteralmente: “Che un regime autoritario sia più efficiente contro le epidemie, è discutibile. Anzitutto perché la menzogna iniziale ha creato danni enormi (Rampini si riferisce alla Cina di Xi Jinping e alla gestione della crisi innescata dal contagio da covid-19, ndr.). E poi perché Corea del sud, Taiwan e Singapore hanno contenuto il coronavirus senza i metodi cinesi: le prime due sono democrazie a tutti gli effetti; la terza ha uno stato di diritto che manca in Cina. Semmai bisognerebbe chiamare in causa la civiltà confuciana, il senso del dovere verso la comunità, la disciplina civica e il controllo sociale”.

Confucio, purtroppo, mi sembra un po’ troppo lontano e “alieno” per questa Europa che sta rischiando di smarrire il senso più profondo della sua missione politica e civile. Forse, basterebbe rileggersi il celebre manifesto scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi dal confino sull’isola di Ventotene (qui in versione italiana francese e inglese). E forse è arrivato il momento di chiedersi: l’Unione allargata a dismisura fino agli attuali 27 membri è da ripensare? Ci sono membri (l’Ungheria di Orban, la Polonia dei fratelli Kaczynski, un po’ tutto il gruppo di Visegrad, ma anche la stessa Olanda che guida il fronte del nord sulle politiche di austerità e rigore economico/finanziario) che purtroppo hanno dimostrato di voler stare in un club di cui godono dei vantaggi, ma del quale non vogliono condividere principi ideali e politiche di aiuto e solidarietà.

E quindi… il manifesto di Spinelli e Rossi è stato la pietra miliare del lungo processo di costruzione dell’Europa del dopoguerra. Ed è oggi la migliore risposta all’autocrate Orban e ai suoi epigoni. Perché, come conclude Rampini parlando sempre di Cina, “Xi Jinping sta probabilmente riuscendo nel suo duplice intento: convincere i suoi sudditi che vivono in un Paese meglio governato dei nostri; instillare in noi il dubbio che la democrazia sia meno capace di tutelare la sicurezza e persino la vita dei cittadini”. Ribaltando il motto post ’68, la Cina non è vicina. Ed è pure meglio che ce la teniamo bella lontana.

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giornalista

Maurizio Pluda è un cronista di lunghissima data, professionista dal 1986. Ha lavorato per millanta testate, passando dalla macchina per scrivere ai mass media in versione social. Ha fatto anche tanta ma tanta politica, sempre e orgogliosamente a sinistra. Gioca a bridge assai bene. Ma soprattutto è interista, da sempre.

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