Per contrastare l’impatto economico del coronavirus, le Banche Centrali e i governi di tutto il mondo stanno mettendo in piedi piani multimiliardari. Eppure, anche quelli potrebbero non essere sufficienti. Per questo si sta pensando ad effettuare il primo esperimento mondiale di Helicopter Money, ovvero il trasferimento di pura liquidità nei conti correnti dei cittadini. L’Helicopter Money è una politica monetaria ipotizzata come estremo tentativo –mai attuato – per rilanciare l’economia e che consiste letteralmente nel “lanciare soldi da un elicottero”.

L’espressione deriva da una provocazione dell’economista Milton Friedman, lanciata nel 1969 mentre spiegava quali fossero i meccanismi di trasmissione di denaro dallo Stato all’economia reale. Secondo Friedman, se tutte le strategie ortodosse di politica monetaria non avessero funzionato, al peggio si sarebbe potuti ricorrere alla distribuzione di denaro lanciandolo direttamente da un elicottero in modo da aumentare l’inflazione.  “Supponiamo adesso che un giorno un elicottero sorvoli questa comunità e lanci 1.000 dollari dal cielo, che, ovviamente, verrebbero frettolosamente raccolti dai membri della comunità. Supponiamo inoltre che tutti siano convinti che questo è un evento unico che non sarà mai più ripetuto”, scriveva nella sua opera ‘The Optimum Quantity of Money.

Tecnicamente, l’Helicopter Money è un’alternativa al quantitative easing a cui ricorrere quando i tassi di interesse si avvicinano allo zero e l’economia non si riprende dalla recessione. E’ proprio il caso di queste settimane, durante le quali le banche centrali sono intervenute tutte per ridurre il costo del denaro e incentivare così il ricorso ai prestiti da parte di famiglie e imprese. Ma così come i mercati, i consumatori ovviamente non rispondono a tali stimoli: d’altronde, quasi 3 miliardi di persone sono in isolamento a casa e i negozi sono chiusi. E prima che i consumi riprendano quota, quando quest’incubo sarà finito, ci vorrà tantissimo tempo.

Così molti paesi hanno preso in considerazione la ricetta proposta da Milton Friedman. Negli Stati Uniti, ad esempio, la Camera dei rappresentanti ha infatti dato il via libera ad un pacchetto di aiuti da 2.200 miliardi di dollari e che prevede il versamento fino a 1.200 dollari a ogni americano (ovviamente con dei limiti di reddito), compreso un ‘bonus’ aggiuntivo di 500 dollari a bambino.

In Asia, invece, la prospettiva di rafforzare la liquidità delle imprese e aiutare i cittadini sul fronte dei consumi e del sostegno al reddito attraverso i trasferimenti diretti è già stata implementata in almeno tre scenari: Hong Kong, Macao e Singapore.

L’ex colonia britannica interna alla Cina ha varato un pacchetto da 15 miliardi di dollari per accreditare sul conto di ogni cittadino 1.200 dollari per garantirgli il denaro necessario alle spese d’emergenza nel pieno dell’emergenza Covid-19 e garantire a ogni dettagliante 10mila dollari. Macao mette sul campo 2,2 miliardi di pataca (circa 275 milioni di dollari) per voucher destinati agli acquisti dei cittadini. Singapore ha annunciato che presto ogni cittadino dai 21 anni in su si vedrà accreditato tra i 100 e i 300 dollari sul conto corrente.

Tornando nel Vecchio Continente, in Europa si sono messe in campo politiche di contenimento all’emorragia di tenore simile anche in Francia, dove sono stati stanziati dai 1.500 euro ai lavoratori autonomi e alle microimprese che abbiano perso almeno il 70% del fatturato a marzo e in Germania dive verranno distribuiti 9000 euro a lavoratori autonomi e piccole imprese fino a 5 dipendenti e 15000 euro alle imprese tra 5 e 10 dipendenti. Ecco un piccolo schema che riassume le principali iniziative in atto.

 

 

Quella in corso in Italia non è una semplice crisi economica e finanziaria, ma sta assumendo i connotati di una crisi sociale e politica e rischia di mettere in moto, oltre a processi di devastazione economica, anche nuove forme di controllo sociale verso un processo di individualizzazione e virtualizzazione della vita umana. Molto dipenderà dalla capacità di reazione che si metterà in moto una volta terminata l’emergenza sanitaria.

Lo stanziamento annunciato dal premier e avvocato del Popolo Giuseppe Conte è di 25 miliardi di euro – a cui si aggiungono altri 4,3 miliardi per il  Fondo di solidarietà comunale – è il più basso previsto dai Paesi occidentali coinvolti in questa epidemia. Si parla di solo 600 euro per tutti i lavoratori autonomi e partite Iva, a patto che non siano iscritti a casse previdenziali di albi professionali. Meno rispetto al reddito di cittadinanza, che è stato ingiustamente percepito nei mesi scorsi anche da molti furbetti, furfanti e fancazzisti. Ma c’è di più. La cura  individuata dal governo italiano – che come abbiamo potuto notare è in linea con l’Industria 4.0  – è forse il primo esempio di attività legislativa e di emergenza modulare della storia repubblicana.  Da parte del governo, però, c’è grande attenzione alla creazione di nuovi moduli di autocertificazione, che magari prossimamente dovranno essere anche a colori e stampati carta patinata.

L’economia italiana, come stanno dicendo in molti, non ha strumenti sufficienti per restare “chiusa” per tempi più lunghi di due mesi: in questi condizioni di mercato rischiamo di perdere 100 miliardi di Pil. Una somma enorme a cui si aggiungono altri 80-100 miliardi, indispensabili per far fronte alle esigenze delle famiglie. In tanti perderanno il lavoro, ma per il momento, al dilà degli annunci, non è stato sospeso il pagamento di bollette, utenze o di qualsiasi altra cosa. Più che a una distribuzione di denaro con l’elicottero, che in Italia sarebbe davvero necessaria, il piano annunciato dal governo assomiglia a una distribuzione porta a porta con l’Ape, magari guidato dal ministro degli Esteri Di Maio, con tanto di elargizione di sussidi, decisamente insufficienti per l’Italia. Una misura deprimente e immeritata per un Paese che esporta prodotti in tutto il mondo e in tutti i settori, dalla tecnologia alla moda, al design. Per l’industria agroalimentare italiana , ed esempio, il lockdown sarà un vero disastro, soprattutto se si osserva il crollo della domanda da parte della ristorazione internazionale al collasso (Germania -90%, Regno Unito -82%, Usa -84%). Vediamo dove questo elicottero riuscirà ad atterrare.

 

 

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Alessandro Sannini è stato da giovanissimo consulente una delle prime società di e-business e e-commerce a Bologna. Dopo qualche anno di attività nel campo legale, da più di dieci anni si occupa di finanza verso le PMI dal 2013 con le prime emissioni di minibond in Italia e altre operazioni straordinarie. E' stato consulente di una grande istituzione italiana come advisor per la space economy . Blogger e opinionista per diverse testate italiane e tv.

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