I morti non si nascondono. Ma molti Comuni, specie nelle zone più investite dal Covid19, hanno iniziato a ‘oscurare’ alcuni dati. Ai deceduti, specialmente nelle grandi città, non si fanno i tamponi. Spesso quindi è impossibile stabilire quante persone davvero stiano morendo per il virus. I numeri che leggiamo, però, sono probabilmente sottostimati.

Ne abbiamo parlato con Giovanni Caciolli, presidente di FederCofit, associazione nazionale di imprese funebri. E riportiamo alla lettera quanto ci ha detto.

“Innanzitutto l’andamento dei decessi in Italia è nettamente più alto che in altri paesi. In questo momento tutte le imprese funebri trattano ogni decesso come se fosse Covid. L’area Milano-Bergamo-Brescia-Cremona è nettamente la più colpita e dove ci arrivano la gran parte delle segnalazioni.

A Milano muoiono 40-50 persone al giorno, 13mila circa l’anno. In questa ultima settimana c’è stato un boom di ‘servizi’, almeno il triplo, a Bergamo e Brescia sta flettendo lentamente.

Faccio l’esempio dell’impresa Pirovano di Cinisello Balsamo che mediatamente tratta circa 15 decessi al giorno. L’ultima settimana ha avuto una media superiore ai 40 al giorno, quindi tre volte di più. È una media che vale per tutte le imprese del milanese.

Va molto peggio a Bergamo. Cito l’impresa di Antonio Ricciardi: lui mediamente fa 100 servizi al mese, per esempio a marzo 2019 ne ha fatti cento. Oggi si avvicina, marzo 2020, a mille servizi effettuati.

A Bergamo le imprese hanno minacciato uno sciopero proprio per le difficoltà che stanno vivendo. Nessuno opera con dispositivi sanitari, come è noto ci sono stati dei casi di contagio anche tra le pompe funebri e abbiamo visto, anche solo ieri, l’utilizzo dei camion militari. Con senso di responsabilità la protesta è rientrata ma nella bergamasca si opera davvero con grandi difficoltà. La concentrazione, in una settimana, di 200, 300 morti in più crea ovviamente dei problemi. Gli operatori funebri del nord sono tutti in difficoltà, dall’Emilia in giù per fortuna la situazione è diversa.

A Bergamo le imprese funebri ci hanno chiesto aiuto e abbiamo fatto un patto per fare operare anche aziende di altri territori. Se si pensa che una impresa funebre è disposta a cedere ad altri il proprio servizio, un fatto assolutamente unico, si capisce la gravità della situazione. Dopo la minaccia di blocco nel bergamasco la protezione civile ha finalmente dotato di dispositivi sanitari anche le imprese funebri.

Se il ritmo dei decessi si attesta intorno al 5% rispetto al normale, allora ce la facciamo. Se dovesse accadere al Sud sarebbe un disastro.

Io però credo che la protezione civile dovrebbe considerare anche i servizi funebri, cosi come accade in altri paesi, come per esempio in Francia. Nella protezione civile italiana non c’è nessun rappresentante delle imprese funebri. L’utilizzo dell’esercito per portare i feretri da Bergamo a Mantova e ora al crematorio di Firenze si poteva evitare, coinvolgendo maggiormente gli operatori funebri di altre regioni italiane. Si aggiungerebbe un elemento di dignità e di attenzione particolarmente importante per le famiglie. Perchè per i parenti assistere a queste scene è ancora più devastante. Si potevano trovare soluzioni diverse. Non critico certo l’esercito ma forse con un coordinamento con noi si potevano trovare soluzioni diverse” conclude Caciolli.

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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