Partenza tutta in salita per il bonus da 600 euro per lavoratori autonomi e partite Iva. Il sito dell’Inps, tramite il quale presentare la domanda, era praticamente bloccato fin dalla mezzanotte. Nel corso della mattinata, poi, come hanno confermato diversi utenti a EstremeConseguenze.it, chi riusciva ad accedere con il proprio pin o tramite SPID veniva reindirizzato sui profili di altri cittadini, con tanto di dati sensibili che in questo modo risultavano accessibili a sconosciuti.

L’Inps ha confermato il problema, anche se ha detto che iè durato pochi minuti. A metà giornata, però, ha fornito una spiegazione più radicale: sul sito è stato lanciato il messaggio che il servizio non sarà disponibile per l’intera giornata e cesserà ogni possibilità di operare. Anche il presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico, ha spiegato che Inps ha “ricevuto nei giorni scorsi, e anche stamattina, violenti attacchi hacker. Questa mattina si sono sommati ai molti accessi, che hanno raggiunto le 300 domande al secondo, e il sito non ha retto. Per questo abbiamo ora sospeso il sito”.

Dopo il congelamento, il portale ripartirà domani con orari differenziati a seconda degli utenti: “Lo riapriremo – spiega Tridico al Tg1 – dalle 8 alle 16 per patronati e consulenti e dalle 16  per i cittadini”.

In mattinata, però, la situazione era ben diversa.  Già all’una di notte il sito dell’Inps era offline e i fortunati che potevano accedervi leggevano il messaggio incomprensibile “Request cannot be served”. Situazione prevedibile,  dato che sito e server non sono propriamente dei supercomputer ad alte prestazioni come quelli che ad esempio sono impegnati nella ricerca contro il covid-19. Tecnicamente è successo un involontario DDoS. Cosa significa questa sigla incomprensibile?  E’ un interruzione distribuita del servizio.

In questo caso potrebbe essersi trattato di un attacco hacker – spiegazione data non solo dal presidente Inps Tridico ma anche delineata dal premier Conte – oppure di un sovraccarico del sistema, come raccontano Maria Pia Izzo e Eva Balzarotti. La coppia di “investigatrici digitali”, che insieme gestisce Atlan66, specializzata in servizi nel settore informatico e di informatica giuridica, ha seguito molti casi importanti, tra cui quello della coppia dell’acido milanese. Dietro nostra richiesta, hanno tentato anche loro di accedere alla piattaforma Inps, riscontrando a loro volta l’errore di sistema.

 

 

Il traffico in entrata che ha inondato il sistema dell’Inps, per le esperte informatiche, potrebbe stato generato da molte fonti diverse. “Questi accessi multipli – spiegato Maria Pia Izzo e Eva Balzarotti – hanno mandato in tilt i database della piattaforma”, dando accesso a chi tentava di compilare la domanda a dati personali di altri utenti. In pratica, è come se un gruppo di persone avesse cercato di entrare nello stesso momento dalla porta d’ingresso di un negozio o avessero ostruito i cancelli di un’azienda, non consentendo alle parti legittime di entrare e interrompendo le normali operazioni. Una tecnica, quella di accedere in massa ad un sito internet, utilizzata appunto per gli attacchi hacker, che usano una serie di “computer fantasma” per mandare in crash il sistema che vogliono forzare. Lo stesso effetto, però, potrebbe essere stato causato involontariamente da un gran numero di domande dei cittadini affluite simultaneamente sulla piattaforma Inps, che sotto il peso di troppe richieste sarebbe collassata. 

I problemi, da quanto raccontano diverse fonti, non riguardano soltanto il sito dell’ente previdenziale, ma anche le altre casse previdenziali degli ordini professionali, tutte sovraccariche di richieste. L’Inpgi, la cassa dei giornalisti, ad esempio, aveva messo online un modulo da compilare a mano e spedire scannerizzato a un indirizzo e-mail. Poche ore dopo lo scoccare della mezzanotte, già molti utenti sui social lamentavano un problema cruciale: la casella mail era piena.

Ricapitolando, la situazione è gravissima per due motivi. Il caos dei questa notte ha generato ulteriore confusione nei cittadini, già stremati ed impauriti da una situazione generale di ansia ed angoscia. Come a Milano, dopo la diffusione pomeridiana delle prime norme di contenimento sociale, è stato dato l’assalto ai treni così nelle scorse ore c’è stato l’assalto ai computer. Un assalto che in un Paese normale non avrebbe dovuto mettere fuori gioco un server così importante come quello dell’Inps, proprio in un momento in cui l’ente previdenziale deve gestire più di una misura  emergenziale precista dal decreto Cura Italia. L’ennesima inefficienza del sistema, inoltre, mette in luce quanto la burocrazia sia dannosa e gli strumenti digitali dello Stato Italiano non servano a facilitare la vita dei cittadini, ma complicarla non facendoli dormire di notte anche in questo momento difficile in cui sono nelle loro case che aspettano di ritornare ad un po’ di agognata normalità.

 

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Alessandro Sannini è stato da giovanissimo consulente una delle prime società di e-business e e-commerce a Bologna. Dopo qualche anno di attività nel campo legale, da più di dieci anni si occupa di finanza verso le PMI dal 2013 con le prime emissioni di minibond in Italia e altre operazioni straordinarie. E' stato consulente di una grande istituzione italiana come advisor per la space economy . Blogger e opinionista per diverse testate italiane e tv.

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