Ve lo ricordate quel rubicondo omone di Boris Johnson, quello che dalla residenza di Downing Street parlava di “immunità di gregge” e che poi, dopo aver stretto la mano a mezza Gran Bretagna, si è preso il covid19 e, alla luce dei morti che già la Regina Elisabetta II era obbligata a contare e temendo lui pure per la sua salute, ha rinculato sulla decisione e ricondotto l’Inghilterra al così detto “Italian Style” ovvero il distanziamento sociale?

Vi ricordate tutte le critiche che sollevò, giustamente, la sua idea del “s’infettino tutti e chi si salva, si salva”? Vi ricordate che aveva anche avvertito i sudditi dell’United Kingdom che avrebbero perso molti, moltissimi cari?

Cosa è cambiato da allora? Che poi sono solo poco più di due settimane fa? Tutto e nulla. Dove tutto sono i deceduti in Italia da coronavirus, che allora erano 1.266 e non 12.428 come l’ultimo bollettino reso pubblico il 31 marzo 2020. Nulla è che non è stata trovata cura, né vaccino. Un altro nulla è che i numeri che continuano a essere snocciolati sui positivi non valgono niente e, adesso, non lo diciamo solo noi EstremeConseguenze.it.

Per la precisione non sappiamo praticamente niente. Né sul numero di contagiati, perché tanti non hanno mai visto un tampone, né sul numero di morti, perché tanti sono deceduti senza che venisse accertato alcunché riguardo a Covid19, e ormai non abbiamo alcuna certezza neppure su quando l’infezione sia arrivata in Italia.

Quanto si è scritto del 38enne Mattia? Il paziente uno, vi ricordate? L’accusa subdola e infamante “Mattia l’untore che non dice da chi ha preso il coronavirus”, fatta ovviamente ed elegantemente mentre il poverino combatteva tra la vita e la morte. Vi ricordate quando giravano pure le sgradevoli dicerie che avesse un’amante o una massaggiatrice, ovviamente cinese e ovviamente malata, nascosta nella rubrica del telefono? Perché proprio non si capiva, anzi peggio, “non ha confessato” chi lo avesse infettato. E poi? Poi solo qualche ora fa il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è andato a dire al Pais, il più importante quotidiano spagnolo, che il Covid19 girava da mo’ in Italia. Aspettiamo ancora qualche settimana e ci diranno che le polmoniti di fine autunno 2019 altro non erano che i primi infettati di Covid. Ma tant’è.

Anche perché ormai l’emergenza è bella che passata. Non c’è conferenza stampa nella quale non si gioisca a qualche numero in discesa, termometro che ormai tutto si avvia a essere alle nostre spalle. “Lo dicono i numeri”, è questa la frase topica che qualsiasi blasonato relatore inequivocabilmente finisce per dire in conferenza stampa per accarezzare il pelo all’ottimismo. Tutti i numeri in discesa, tranne quelli delle morti. Ecco, perché di Covid19 si muore, anzi di Covid19 sono già morte più di 12 mila persone e fra qualche ora 13 mila. Infatti, mentre tutto sta passando, ogni 2 minuti o meglio ogni 100 secondi, qualcuno tra quelli risultati positivi al tampone muore. Uno ogni due minuti, anzi poco meno. Poi ci sono tutti gli altri, quelli deceduti senza essere stati accertati Covid, ma non è dato sapere quanti sono. Il dato è semplicemente secretato.

Ma, anche se è difficile perché è di vite che si sono spente che stiamo parlando, per un istante accantonate questi mostruosi numeri e concentratevi solo sul fatto che si muore e che si continua a morire, tenetelo bene a mente, soprattutto quando sentite che bisogna ripartire. “Riapertura graduale”, questa è l’espressione ora evocata. E perché bisogna ripartire? “Perché anche di fame si muore, non solo di covid19”, quindi avanti in fabbrica, in officina, in ufficio, magari anche al bar, al ristorante o al cinema o in un teatro, “che anche il settore della cultura…”. Perché abbiamo trovato la cura o il vaccino? Macché, è il PIL che ce lo chiede.

Il Capitale, il buon vecchio capitale di marxiana memoria, chiede che si vada a morire di lavoro. Cioè che si rischi di morire per andare a lavorare. Passano i decenni, ma sempre lì si finisce. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. “Ma no”, dicono dagli scranni del Governo, “mascherina, guanti e si lavorerà senza rischio”. Ovviamente sono dichiarazioni che arrivano, mentre negli ospedali italiani tutto questo, camici monouso, tute protettive, occhialini, guanti, calzari e maschere dalle sigle esoteriche non si trovano. Come non si trovano per i carabinieri, i quali però stanno tutti imparando a stirare, che è il modo bizzarro quanto inefficace per sanificare le divise. E ci sarebbe da ridere, se non fosse che l’Arma ha già i suoi caduti per coronavirus.

L’ultimo modo sono invece gli esami del sangue: dando per provato, “ci sono modeste eccezioni”, che le ricadute non siano possibili, che una volta fatto il covid19 poi si è immuni, dando questo per acclarato, vogliamo fare esami del sangue ai lavoratori e dividere tra quelli a rischio contagio, perché non hanno fatto il coronavirus, e quelli diventati immuni, perché ne sono sopravvissuti. Più aumentano i secondi, gli immunizzati, più sono tutelati i primi, gli infettabili. Vuoi vedere che, dopo aver sbertucciato il premier inglese Boris Johnson, noi italiani alla fine ci stiamo affidando all’immunità di gregge? Di gregge di pecore? A nostra insaputa, ovviamente. The italian style, of course.

 

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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