È possibile fare testamento davanti al notaio anche se si è ricoverati in ospedale in un reparto covid. Il notaio che sarà chiamato a registrare le ultime volontà di un paziente nella “zona rossa” di un’ospedale dovrà indossare tuta, guanti e mascherina, ma dovrà andare.  A Savona, del resto, c’è già stato il caso di un professionista che ha raccolto le ultime volontà a casa di un cliente anziano e che temeva di essere malato ma non aveva potuto fare il tampone e prima di entrare si è vestito con le protezioni ospedaliere. Lo racconta il presidente del consiglio notarile della provincia ligure, Michelangelo La Cava che, come i colleghi di tutta Italia, con l’attività sconvolta dal virus deve fare i conti ogni giorno. “Noi notai ci siamo – assicura – e se ci fosse un’emergenza in un reparto, chiunque di noi venisse chiamato non si tirerebbe indietro”. Il lavoro per tutti è molto rallentato, ma in caso di atti urgenti i notai sono pronti. Anche ai clienti che si presentano in studio viene chiesto indossare guanti e mascherine e firmare i documenti con penne che vengono sterilizzate di volta in volta. Dopo ogni appuntamento, poi, si puliscono scrivanie e sedie. Un notaio di Roma, per ulteriore precauzione, lascia anche gli atti in sala riunioni a “decantare”, con tanto di finestra aperta per altre 24 ore, in modo che eventuali microrganismi nocivi si disperdano.

Anche nel pieno di una crisi sanitaria, infatti, i notai non possono lasciare il territorio sguarnito rispetto a un servizio essenziale per i cittadini. Se lo facessero con un’epidemia in corso – come prevede la legge del 1913 che regola la professione – decadrebbero dalla loro funzione e dovrebbero riconsegnare il sigillo. Così se un cliente – anche ricoverato in una struttura sanitaria o in quarantena a casa – chiede di fare testamento pubblico, il notaio è tenuto a prestare la propria consulenza di persona.

Anche prima del coronavirus, quella dei testamenti era una faccenda delicata. “In generale – spiega il notaio Valentina Rubertelli, che ha la sede a Reggio Emilia ed è consigliere nazionale per l’Emilia Romagna – gli italiani sono meno abituati a farlo rispetto al resto d’Europa o agli Stati Uniti”. La ragione? La normativa prevede la cosiddetta successione legittima, una suddivisione dell’eredità con quote minime prestabilite per il coniuge, i figli e agli altri eredi. Quote che devono comunque essere tenute in considerazione anche da chi decida di disporre diversamente per quanto riguarda a parte restante del suo patrimonio. “E’ uno schema molto preciso, che rispecchia nella sostanza le esigenze della famiglia tradizionale così come l’abbiamo conosciuta finora”, sottolinea il notaio Rubertelli. Ma i tempi cambiano e sempre più spesso a fare testamento è “chi magari ha una famiglia allargata, ha figli da diverse mogli o compagne e vuole cercare di prevenire, un domani, qualsiasi possibile problematica legata alla nuova situazione personale”.

Le abitudini cambiano molto anche da Nord a Sud : se a Udine, a Trieste come a Catania, ad esempio, è molto comune mettere nero su bianco le ultime volontà, non è lo stesso a Bologna, a Roma o a Cagliari. Al Nord, in generale, chi decide di mettere a fuoco la futura distribuzione dei suoi averi dopo la morte preferisce farlo con un testamento olografo, scritto cioè interamente di suo pugno, con tanto di data e firma. Al Centro e al Sud, invece,  è più radicata la tradizione di farsi aiutare dal notaio. “Nel territorio di Catania, che è molto vasto e va dai comuni alle pendici dell’Etnea fino alle località di mare, ad esempio, il testamento dal notaio si continua a fare, anche se in misura minore rispetto al passato”, spiega il presidente del distretto notarile siciliano Andrea Grasso che sottolinea come sia un “atto personalissimo”, che sarebbe meglio ponderare con calma, in un periodo in cui chi lo redige “è maggiormente cosciente ed è più lucido nel poter prevedere la futura destinazione del proprio patrimonio a figli o nipoti”. Sarebbe preferibile, dunque, non farlo “in un momento di grande angoscia, in cui si teme di non arrivare a fine mese e magari si è in età avanzata”.

Il contagio, però, anche in quest’ambito ha rimescolato le carte. Nelle ultime settimane, infatti, sono aumentati gli anziani che si rivolgono ai professionisti per chiedere consiglio. Quasi tutti lo fanno inizialmente con una telefonata, utile ad arginare ansie e preoccupazioni e a dare le prime indicazioni utili. Ma soprattutto dove il contagio brucia di più, c’è anche molta paura. “In tanti, specialmente i più anziani – racconta il notaio bolognese  Maria Adelaide Amati Marchionni  – preferiscono affidarci emozioni e riflessioni durante un incontro di persona”. Fare testamento “è un momento molto delicato”, una sorta di confessione laica. Non è raro che emergano anche considerazioni amare, rancori, tensioni familiari, dissapori con la moglie o il marito, rapporti difficili con i figli, aspirazioni e desideri non realizzati. In tanti si sentono decisamente inibiti nel raccontare il proprio inferno personale al telefono, mentre danno libero sfogo ai pensieri se si trovano davanti a chi poi dovrà dare alla materia magmatica delle loro vite una veste giuridica solida.

Ed è per questo che in alcuni casi, anche dopo le restrizioni di movimento stabilite dai Dpcm,  è stato necessario che fosse il professionista a recarsi a casa del cliente. É capitato anche al notaio Paolo Carbone di Verona, che segnala una difficoltà in più: quella di trovare in sicurezza due testimoni che assistano alla stesura dell’atto e, come prevede la legge, non siano ne parenti di chi detta le sue disposizioni ne del professionista. “Un testimone l’aveva individuato il cliente – racconta – : era una persona che abitualmente frequentava la sua casa e di conseguenza non c’era il rischio di contagio, ma era uno soltanto. Così io ho portato una delle mie collaboratrici”.

Proprio per via delle difficoltà di movimento dell’ultimo periodo, in molti hanno preferito fare testamento olografo, che come spiega il notaio Carbone, ha “lo stesso valore di quello notarile, basta che sia scritto integralmente di pugno dalla persona, che sia datato e sottoscritto”. Anche in questo caso i notai stanno dando gratuitamente “i consigli di prima necessità” sui criteri da rispettare nella stesura. No è raro, però, come sta accadendo ad esempio nella Capitale, che ci sia chi si presenta in studio a consegnare le ultime volontà in busta chiusa, con tanto di firme laterali per garantire che non venga aperta prima del tempo. “In questi casi – spiega un notaio romano – viene rilasciata una ricevuta di deposito fiduciario per attestare che il testamento è stato depositato nel mio studio, in modo che eventuali eredi possano essere messi a conoscenza della cosa da testatore stesso”.

Il contatto diretto con il notaio, però, è molto importante anche sotto un altro aspetto. Accertare che la persona possa manifestare liberamente le sue volontà. “Proprio per questo – aggiunge il notaio romano – è impensabile fare i testamenti in videoconferenza: solo se ci si trova nella stessa stanza con il cliente, si può essere certi che con lui in quel momento non ci sia un’altra persona che voglia condizionarne la volontà”. Un’attenzione necessaria anche in tempi normali, quando “non è raro che chi arriva dal notaio, magari accompagnato da un parente, dica di voler impostare il testamento in un determinato modo e poi, sondando un po’ le sue intenzioni in privato, emerge che in realtà vanno in tutt’altra direzione”, conclude il presidente dell’ordine di Catania, Grasso.

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Videoreporter

Nato nell ‘82 dove soffia la Bora. Il mio lavoro e le mie passioni, la vela e la montagna, mi hanno fatto girare il mondo tra Europa, nord Africa, Medio Oriente e Stati Uniti, vivendo a seconda dei periodi tra Milano, Malta, Varese e Trieste.

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