Chiunque di noi abbia preso un aereo della British Airways, può essersi trovato tra le mani senza saperlo un calice di prosecco Bottega. L’azienda di Bibano di Carbonera, in provincia di Treviso, fermerà la produzione il 15 aprile. È una delle tante realtà che rischiano di chiudere i battenti a causa dell’emergenza coronavirus nonostante, e questa è una nota particolarmente triste, siano sane dal punto di vista finanziario, abbiano numeri di tutto rispetto e una solidità sopra le medie di settore. Cancellati gli ordini, l’azienda di fatto non ha più nulla da produrre. I costi sono elevatissimi, 800mila euro al mese per la sola gestione corrente. Così i 300 dipendenti rimarranno temporaneamente a casa in cassa integrazione, sperando in un futuro rilancio. Per il momento, però, non c’era molto altro da fare.

Aveva le lacrime agli occhi Sandro Bottega, patron dell’azienda vitivinicola numero due al mondo per la produzione di prosecco, quando ha dovuto dare l’annuncio al suo personale. Già dal 2 marzo, inascoltato, aveva lanciato un grido d’allarme. A ‘L’Aria che Tira’ si La7, aveva chiesto che fosse “rafforzato il lavoro diplomatico a favore del commercio, avendo avuto disdette da ben 10 Paesi”. Un crollo rovinoso degli ordini, nonostante la Bottega Spa tra bollicine e grappe – la più famosa è la Alexander, prodotta anche in versione tricolore per celebrare la Liberazione – potesse contare su una vasta e affezionata platea internazionale. Fino a inizio anno l’azienda attraversava una fase di espansione. A febbraio, infatti, aveva comunicato l’acquisizione di “Domus Vitae”, in prossimità del borgo di Camigliano. Una proprietà di grandi dimensioni – 83 ettari di terreno, di cui 70 a bosco e 13 di vigneti di Rosso di Montalcino – che comprende un cassero senese dell’Ottocento con tanto di cantina. Progetti e piani per il futuro, però, sono stati accantonati bruscamente per via dell’emergenza sanitaria.

Quella della Bottega Spa è una crisi che nasce dalle grandi difficoltà del trasporto aereo: con grandi clienti sparsi in 143 Paesi nel mondo, tra cui molte compagnie aeree, armatori di navi da crociera e duty-free, esportare vini e grappe era diventato praticamente impossibile. Il cliente più importante era proprio British Airways, che sui voli Milano-Londra proponeva la classica bottiglia color oro. Pochi giorni prima dell’inizio dell’epidemia, l’azienda aveva sottoscritto accordi con anche Air Baltic, Tuifly Nordic e Avianca. Sui voli delle tre compagni a partire dalla primavera si sarebbero dovute servire le bollicine made in Marca Trevigiana. E invece il covid ha fermato tutto. La rabbia e la frustrazione di Sandro Bottega è grande: aveva da tempo sollecitato misure di pronto intervento per le aziende più esposte. Dal governo, però, non sono arrivate risposte. E adesso rischia di dover chiudere per più di qualche settimana.

La sua azienda, un vero e proprio gioiellino della zona del prosecco, di recente diventata patrimonio Unesco, è una delle prime vittime sul fronte economico dell’emergenza. Il covid toglie la vita a tanti lavoratori e le loro famiglie, ma uccide e ucciderà anche tante realtà che fanno parte del tessuto imprenditoriale del Made in Italy e che esportano tradizione e qualità riconosciute nel mondo. Cosa si può fare per salvare Bottega Spa e altre aziende che attraversano gli stessi mari in tempesta? Probabilmente le soluzioni, pur essendo realtà molto sane e con rating molto molto alto, non si trovano nel circuito bancario tradizionale ma in qualche banca d’investimento.

 

 

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Alessandro Sannini è stato da giovanissimo consulente una delle prime società di e-business e e-commerce a Bologna. Dopo qualche anno di attività nel campo legale, da più di dieci anni si occupa di finanza verso le PMI dal 2013 con le prime emissioni di minibond in Italia e altre operazioni straordinarie. E' stato consulente di una grande istituzione italiana come advisor per la space economy . Blogger e opinionista per diverse testate italiane e tv.

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