Nell’enorme stupidario che gira in rete e su whatsup a proposito del coronavirus, c’è un video che negli ultimi giorni ha fatto il boom. E’ quello dei poliziotti indiani che prendono a randellate i cittadini disobbedienti all’ordine di stare chiusi in casa. Oddio, randellate è definizione estrema: non si tratta di “tonfa” di infausta memoria (gli sfollagente usati dai reparti di polizia e carabinieri nella mattanza della scuola Diaz durante il g8 di Genova), ma di ben più innocui lunghi sottili e flessibili tubi di gomma, simili a quelli usati per fare acqua gym in molti club e palestre.

Gandhi si starebbe ovviamente rivoltando nella tomba, se soltanto ne avesse una (è stato cremato e le sue ceneri sono state in parte sparse nel subcontinente indiano, nel Mar Arabico e lungo la costa sudafricana. Mentre le restanti sono contenute in almeno dodici differenti urne ospitate in altrettanti memoriali). Al Mahatma toccherebbe infatti assistere all’ennesimo sfregio al suo sogno di un’India libera non violenta e democratica fatto dal governo di Narendra Modi, ormai in carica dal 2013 e rieletto con amplissima maggioranza l’anno scorso.

Senza scomodare l’implacabile sentenza di Arundathi Roy (scrittrice di fama mondiale e attivista di altrettanto celebre impegno), che ha definito Modi “una tragedia per l’India” e il suo governo “un fascismo in versione hindù”, vale la pena ricordare che questo signore governa la più grande democrazia mondiale sulla base di una piattaforma politica che ha fatto del nazionalismo induista e di una vera e propria apartheid sociale verso la minoranza musulmana il suo core business (per saperne di più, ecco la ricostruzione di Napoli Monitor: https://napolimonitor.it/delhi-india-dalle-proteste-non-violente-alla-caccia-al-musulmano/). Minoranza che peraltro vuol dire il 14 per cento della popolazione indiana – quasi un miliardo e 400 milioni secondo l’ultimo censimento, nel 2017 – all’incirca 200 milioni di persone.

Ma se il video di cui sopra fa anche ridere in certi suoi momenti (il poliziotto frustrato che tira il suo bastone di gomma verso tre ragazzi in motorino che si fanno beffe di lui è puro dadaismo), molto meno ridere fa l’annuncio di un altro degli autocrati oggi al governo: il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Anche lui democraticamente eletto, ma anche lui lesto fautore di un modus operandi che con la democrazia ha ben poco a che spartire. L’ultima trovata di Duterte, annunciata ieri, è infatti l’autorizzazione alle forze di sicurezza ad aprire il fuoco contro chi viola le norme di contenimento sociale decise per combattere il coronavirus. Detto in altre parole: se esci di casa, i poliziotti potrebbero pure spararti. Per giustificarsi, Duterte ha specificato: “I miei ordini a polizia e militari sono: se diventano turbolenti, si ribellano contro di voi e sentite che le vostre vite sono in pericolo, sparate e uccideteli”.

Sempre di ieri è poi la notizia che anche il Sudafrica usa metodi “draconiani” per far rispettare l’obbligo di isolamento anti covid-19. Poliziotti in assetto antisommossa hanno caricato a manganellate degli assembramenti pericolosi. La gravissima colpa di questi raduni? Fare la spesa… E facciano attenzione anche i padroni dei cani o gli amanti della corsetta da jogging: attività vietatissime dal governo di Cyril Ramaphosa. Il sogno della nazione “arcobaleno” nata dalle ceneri dell’apartheid e dal genio politico di Nelson Mandela rischia così di tramutarsi nell’ennesimo incubo autoritario provocato dall’alibi del coronavirus. Meditate gente, meditate.

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giornalista

Maurizio Pluda è un cronista di lunghissima data, professionista dal 1986. Ha lavorato per millanta testate, passando dalla macchina per scrivere ai mass media in versione social. Ha fatto anche tanta ma tanta politica, sempre e orgogliosamente a sinistra. Gioca a bridge assai bene. Ma soprattutto è interista, da sempre.

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