Tanti mi dicono tu che sei in prima linea… Io purtroppo non sono la prima linea, ma solo l’ultima, il difensore che affonda il tackle per evitare il goal sapendo che in un caso su due causerà un rigore. La prima linea siamo tutti noi coi nostri comportamenti. Ricordiamocelo sempre.

Sicuramente dovremmo essere aiutati da quelli che governano coordinano dispongono, ultimamente un po’ troppo impegnati a sollevare polemiche inutili, a inaugurare ospedali e fare conferenze stampa in cui a volte danno i numeri. In tutti i sensi. Noi stiamo nei reparti cercando di dare un po’ più di ossigeno a tutti questi affamati d’aria (é un sintomo brutto la mancanza di fiato, proprio brutto), ma la politica deve fare il suo compito. Noi ci ammazziamo in quelle terribili tute, ma ci deve essere un percorso e uno scopo.

Almeno ultimamente hanno la decenza di non dare per primo il numero dei guariti come se si annunciasse il primo premio della lotteria Italia. Annunciare che anche oggi abbiamo circa 1000 guariti al giorno di una infezione che dura circa 3 settimane é un modo penoso di prendere in giro la gente. Perché non dicono mai quanti malati nuovi entrano in terapia intensiva? Non bisogna avere paura di dire che le cose vanno male, nel mio lavoro ho imparato che comunicare onestamente é la base del rapporto medico paziente. Nel bene e nel male.

In area rossa l’ansia dei pazienti é fortissima. Hai la malattia di cui tutti parlano. Anche oggi centinaia di morti. Sei solo e isolato da tutto il tuo mondo con dei palombari che ti collegano a dei rilevatori e ti fanno prelievi a volte dolorosi. Scriviamo i nostri nomi sui camici, forse sarebbe il caso di iniziare ad appendere una foto. Siamo umani stiamo umani.

Anche per noi é sempre tosta, non ci si abitua . É un reparto grande spazioso luminoso. Silenziosissimo. Fa quasi piacere il vecchietto di turno che si agita e urla, a spezzare la quiete irreale. Dopo un’ora respiri male, si chiude il naso. Gli occhiali iniziano a scavare nella pelle del volto. Devi cercare di non toccarti, di resistere. Alla sesta ora boccheggi.

E qua in ultima linea comunque inizia ad affiorare la stanchezza. La lista dei compagni di trincea con la polmonite si allunga, ormai si fa quasi spallucce per cercare di anestetizzare il dolore. Ti risvegli un po’ quando ti dicono che in un reparto mancano medici per coprire i turni di notte, troppi malati o in quarantena. Dolore che a volte é insopportabile, come quando ti dicono che sta lottando contro la morte un tuo collega e amico. Uno tosto, nella vita precedente gli mandavo casi chirurgici superdifficili e lui mai una volta che si é tirato indietro. Spero che questo ultimo filo non si spezzi, è importante per tutti i miei pazienti super fragili, é bello dire loro questo é bravo e soprattutto non ha paura. Forza!

Continuano ad esserci cose belle. Tante. Neurologi otorini chirurghi neurochirurghi che si propongono volontari per reparti Covid (forse anche perché vogliono controllare che non roviniamo troppo il loro bellissimo padiglione Monteggia). Tanti che si rendono disponibili per occuparsi della comunicazione coi i parenti. Roberta organizza videochiamate, non sa il bene che riesce a fare. Gratitudine.

Lavoro in un IRCCS. Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Anche la ricerca non si ferma. Abbiamo in atto uno sforzo enorme per capire provare sperimentare. Raccogliamo dati e scriviamo paper, di solito la notte. Ieri mi ha telefonato da Cremona Benedetta che aveva fatto un’osservazione notevole nei suoi pazienti Covid, scriviamo é pubblichiamo. C’é un network mondiale enorme di scienziati che si scambiano dati. In collaborazione. Certi minuscoli personaggi italiani che sbraitano travestiti da chirurghi dovrebbero solo imparare in silenzio.

Desideri: 1 trovare un modo di concedere un’ultima visita ai pazienti che stanno morendo. L’altro giorno in UK é morto un ragazzino di 14 anni senza nessun familiare vicino 2 non svegliarsi più con il primo pensiero che va sempre a questa maledetta epidemia 3 un’aperitivo spensierato, quelli con gli amici di sempre, magari alla Belle Aurore a ridire di cose sceme, a parlare di calcio o di altre leggerezze 4 che succeda prestissimo che scriva l’ultimo post Covid.

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ematologo - Policlinico di Milano

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