Chi l’avrebbe mai detto che di colpo si sarebbero ribaltate le posizioni? Si sa che il nostro è un Paese pieno di contraddizioni, dove gente illuminata tenta di razionalizzare logiche che di per sé di razionale non hanno nulla. La mia riflessione trae spunto da un articolo del Sole24Ore, in cui spiegava come la politica italiana negli anni passati abbia avvantaggiato la voce delle pensioni rispetto ad altre, tra cui la Sanità.

Secondo l’Istat al 1 gennaio 2019 gli over 65enni sono 13,8 milioni (rappresentano il 22,8% della popolazione totale), i giovani fino a 14 anni sono circa 8 milioni (13,2%), gli individui in età attiva sono 38,6 milioni (64%). Ebbene, da un’attenta analisi emerge come i pensionati riusciranno affrontare la crisi meglio di altre categorie: la maggior parte già costretta al sacrificio, potrà solo che essere un esempio per gli altri. Vero è che sono stati esclusi dalle misure economiche delle prime ore, ma non dimentichiamo che chi ha una pensione anche solo di 700 euro, oggi ne riceve 100 in più rispetto ad un giovane professionista iscritto ad un ordine che per il mese di marzo se ne vedrà riconosciuti seicento, se per grazia ricevuta sarà riuscito ad accedervi.

Nei prossimi mesi chi ha un pensionato in casa potrà contare su un sussidio mensile certo, anche se trattasi di pochi euro. Molti nonni, che per lo più vivono di niente, potranno sostenere anche con poco un’economia familiare che si profila di stenti. Anziani lasciati soli? Non più. Parlare di una ricompattazione della famiglia mi pare troppo anche per i buonisti, si tratta di mero opportunismo, che sicuramente avrà anche il suo risvolto sociale.

Appena rientrerà la prima emergenza, quella che ha sancito la separazione sociale tra persone +65 e -65 anni, ma anche a ‘distanza’, l’anziano autosufficiente rientrando nella cerchia familiare potrà aiutare i parenti sotto un duplice aspetto economico: provvedendo al mantenimento nonché facendo risparmiare sulla baby sitter, dopo scuola o altro. Infatti, nella migliore delle ipotesi, i componenti in età lavorativa che avranno avuto il lusso di mantenere un posto di lavoro, ma con una probabile diminuzione del salario, potranno affidare i pargoli alle cure di una persona fidata h24.Medesimo discorso varrà anche per l’anziano non più autosufficiente, poiché le cure in casa costeranno certamente meno che in Rsa, così compensando la perdita dell’impiego – assai probabile – di almeno uno dei componenti familiari. Infatti, la quota sanitaria giornaliera delle strutture residenziali in media è di 49 euro per l’assistenza residenziale di primo livello, in 56 euro per quella di secondo livello e in 92 euro per l’assistenza presso i Nuclei Alzheimer.

Questa piccola rivoluzione all’interno delle famiglie si verificherà soprattutto nel settentrione, visto che nel meridione tale politica sociale è già attiva, tenuto conto dei numeri relativi alle richieste di trasferimento ex art. 33 l. 104/92 (ad esempio, con riguardo solo alla categoria degli insegnanti, nel 2017 la precedenza per legge 104 sarebbe stata invocata in circa il 53% dei trasferimenti verso le province meridionali, mentre al Nord sarebbe contenuta nell’ordine dell’1%). Comunque, in generale, tali richieste di trasferimento trovano giustificazione nel fatto che le pensioni agli invalidi civili sono erogate per il 44% nel Sud: se si guarda nel complesso alle pensioni assistenziali (compresi quindi gli assegni sociali) a fronte di 63 prestazioni ogni 1.000 residenti in Italia, in Trentino sono 26 ogni 1.000, in Emilia Romagna 45 ogni 1.000 e in Calabria 97 ogni 1.000 residenti. Pertanto, in assenza di una concreta politica sociale di emergenza, occorrerà rivalutare l’unica rete su cui si può fare affidamento, la tanto bistrattata famiglia. In questi giorni leggo una miriade di proposte, miracoli a sostegno della nostra economia, e vorrei crederci con tutte le mie forse, ma, come giustamente osservato da più voci, si riassumono in mere parole condite di tanta burocrazia. Di fatto, in Italia non si sta muovendo nulla. La fase due è alle porte, anche se non in termini di tempo, solo per il semplice fatto che non potremo vivere un’eterna fase uno. Ed allora vi chiedo, cosa stiamo aspettando?

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avvocato giuslavorista

Susanna Carinci avvocato giuslavorista nata a Bologna dove ha studiato e vissuto, salvo per una felice parentesi Milanese. Dal 2007 lavora presso lo studio legale del Prof. Franco Carinci, padre e mentore che le ha trasmesso la passione per la materia. Ha avviato la partnership con lo Studio LABLAW Studio Legale Failla Rotondi & Partners per la sede di Bologna.

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