Trai tanti emendamenti del decreto Cura Italia del 18 marzo, ne è spuntato uno davvero singolare. Siamo tutti alle prese quotidianamente con i problemi legati alle reti cellulari. Ma che connessione ci può essere tra il cambio di gestore telefonico ed una epidemia virale come il covid-19? Apparentemente nessuna. Eppure la proposta di modifica del testo normativo esiste ed è stata presentata da senatori di Lega, M5S e Pd. Più che di una misura anti coronavirus, sembra essere una sorta di concorrenza virus. Se l’emendamento venisse accolto durante l’iter di conversione del decreto, infatti, farebbe scattare il divieto per gli operatori telefonici di fare campagne commerciali che prevedano la portabilità del numero.

L’emendamento ha raccolto il consenso anche di sindacalisti molto noti di diverse sigle del settore, tra cui Vito Vitale, segretario della Fistel Cisl. Secondo lui la proposta, presentata  in un momento tanto cruciale per la vita del Paese, avrebbe il pregio di concentrare le risorse dei gruppi di Tlc per rafforzare i servizi e non per la  battere concorrenza. Anche Riccardo Saccone della Slc Cgil la pensa allo stesso modo. Il primo firmatario dell’emendamento è segretario della Lega Matteo Salvini, insieme al Cinque Stelle Mauro Coltorti, presidente della commissione Lavori pubblici, e al Dem Vincenzo D’Arienzo, capogruppo in Commissione trasporti e telecomunicazioni.

Che sotto sotto si tratti di un pretesto per piegare l’emergenza per fini anticoncorrenziali? E tutto, magari, ammantato dall’intenzione sbandierata di tutelare i lavoratori dal contagio? Il sospetto, approfondendo un po’, diventa una quasi certezza. Per cambiare operatore telefonico, infatti, non sarebbe necessario andare fisicamente in un punto vendita della compagnia scelta, come avviene adesso. Questo tipo di operazioni possono essere svolte tranquillamente da remoto. L’unico caso in cui è prevista la presenza di un tecnico riguarda le migrazioni da gestore a gestore sulla rete fissa.

Resta da capire perché, in una situazione in cui si utilizzano massicciamente le comunicazione, venga tolta arbitrariamente la libertà di scegliere un servizio migliore o un nuovo gestore, magari più competitivo a livello di tariffa o di offerta. Tim, ad esempio, comunica sul suo sito che ha iniziato a mettere in atto le disposizioni previste dalla delibera Agcom 348/18/cons relativa al modem libero, specialmente per quanto riguarda i clienti già dotati di modem a pagamento incluso nel contratto. Fastweb ha invece interpellato l’Authority con una nota ufficiale. “La proposta di bloccare le procedure di migrazione e di portabilità del numero avanzata in queste ore – scrive la società – non contribuisce in alcun modo alla salvaguardia dei lavoratori e dei clienti, poiché né le attività di cambio operatore per la rete mobile né quelle per la rete fissa, al netto di poche eccezioni, necessitano di intervento di un tecnico in casa”. L’operatore darà quindi la possibilità di passare gratuitamente ad un’offerta quanto più possibile equivalente, ma senza modem.

Se da una parte è comprensibile che molti tecnici abbiano paura di andare a casa dei clienti per effettuare un controllo tecnico sull’”ultimo miglio”, l’ultimo tratto di collegamento tra centrale e le nostre case, dall’altra parte questo timore è incomprensibile per quanto concerne la telefonia mobile. La tecnologia degli ultimi modelli di smartphone consentirebbe già di smaterializzare la scheda Sim e utilizzare semplicemente una e-Sim, un microchip stampato direttamente sulla scheda logica dei device, o su qualsiasi altro dispositivo elettronico con connettività alla rete cellulare. Il cambio di operatore potrebbe avvenire tranquillamente on line, “spegnendone” uno ed “accendendone” un altro. Bastano alcune procedure di sicurezza. Probabilmente, se l’emendamento alla fine venisse approvato, di questa situazione se ne dovrebbe occupare l’Antitrust.

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Alessandro Sannini è stato da giovanissimo consulente una delle prime società di e-business e e-commerce a Bologna. Dopo qualche anno di attività nel campo legale, da più di dieci anni si occupa di finanza verso le PMI dal 2013 con le prime emissioni di minibond in Italia e altre operazioni straordinarie. E' stato consulente di una grande istituzione italiana come advisor per la space economy . Blogger e opinionista per diverse testate italiane e tv.

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