Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler capire quando sarà finita per davvero la pandemia. Cioè a dire quando, numeri alla mano, sarà per davvero stabilmente sotto quota 700 vittime il tributo quotidiano al covid-19. Dove “per davvero” significa al di là delle cifre “ufficiali” che tutti ormai ritengono non affidabili, non rappresentative, ma più di tutto: pericolose. Perché se si sbaglia questa valutazione, come forse in Corea e nella probabilmente mendace Cina, sarà contagio di ritorno. Traduciamo: un’altra ondata di morti.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler dimostrare che non siamo poi così diversi dai cinesi, dal regime totalitario di Pechino. Cioè a dire, numeri alla mano, che chi governa le istituzioni del nostro Paese e la loro comunicazione si è assunto l’onere di violare l’articolo 21 della Costituzione là dove sancisce inviolabile il diritto all’informazione.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler inchiodare alle proprie responsabilità chi ha e ha avuto il governo della finanza pubblica. Cioè a dimostrare, numeri alla mano, che la strage non è figlia di sfortunati eventi, ma del sistematico taglio di voci di spesa agli ospedali. Di risorse indispensabili per dare compimento all’articolo 32 della Costituzione Italiana, quello che dice che la tutela alla salute è diritto inalienabile di qualsiasi cittadino del nostro Paese.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler inchiodare alle proprie responsabilità il governo della sanità. Cioè che vogliamo dimostrare, numeri alla mano, che era cosa evidente già da mesi prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus che le terapie intensive e in generale gli ospedali non sarebbero mai stati in grado di reggere nulla di eccezionale, come covid-19, ma neppure nulla di normale, come l’influenza stagionale.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler dimostrare che il servizio sanitario pubblico è stato massacrato a favore di quello privato. Cioè a dire, numeri alla mano, che le inefficienze sistematiche e dolose degli ospedali pubblici hanno favorito gruppi privati che offrono e offrivano il medesimo servizio e magari con lo stesso medico, ma in tempi e in condizioni non paragonabili. Dietro lauto compenso e guadagno, naturalmente.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler inchiodare alle proprie responsabilità chi ha il governo della vigilanza sulla salute pubblica. Cioè a dire che, numeri alla mano, vogliamo dimostrare che Mattia, il così detto paziente uno, paziente uno non lo era per nulla, perché polmoniti anomale si erano già registrate nella penisola sin dall’autunno del 2019, sicuramente dall’inverno, e che quindi il 38 enne di Codogno non è stato l’irresponsabile untore, ma una delle vittime.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler inchiodare alle proprie responsabilità chi ha l’ardire di parlare di modelli sanitari di eccellenza. Cioè a dire che, numeri alla mano, vogliamo dimostrare che le uniche eccellenze siano state i medici, gli infermieri e i soccorritori che a spregio della loro incolumità hanno curato e soccorso ammalandosi, hanno curato nonostante non avessero alcun dispositivo di protezione, hanno curato gettando alle ortiche le loro vere specializzazioni e riciclandosi tutti epidemiologici e anestesisti.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler inchiodare alle proprie responsabilità i condannati in via definitiva di tutti i reati di ruberia alla cosa pubblica. Cioè a dire che vogliamo, numeri alla mano, dimostrare che non l’odiosa Europa e le sue politiche di contenimento del debito pubblico nostrano, ma il malaffare di certi politici e di certi furfanti hanno generato un danno non patrimoniale, ma di vite perdute al nostro Paese.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler inchiodare alle proprie responsabilità chi ha tollerato quella furbizia chiamata delocalizzazione. Cioè che, numeri alla mano, vogliamo dimostrare che il nostro Paese ha portato oltre confine non il superfluo, ma le vitali produzioni, quelle essenziali per la nostra vita. Quelle che per decreto si vorrebbero tenere aperte in questa quarantena e che aperte lo sono fuori Italia e fuori Europa, in luoghi dove i lavoratori non hanno diritti e i capitali non hanno tassazione.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler inchiodare alle proprie responsabilità chi non ha fermato per tempo le produzioni in Italia. Cioè a dire che, numeri alla mano, vogliamo dimostrare che chi ha finto di fermare le produzioni non essenziali, lo ha fatto comunque tardi, quando i forni crematori già fumavano senza sosta e le celle frigorifere abbondavano di cadaveri.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta a voler dimostrare che la continua richiesta di ripartire sia solo cinica e criminale. Cioè a dire che, numeri alla mano, vogliamo dimostrare che chi si riempiva la bocca e firmava atti del #siriparte aveva e ha tutte le evidenze per sapere che tra la borsa e la vita sta optando per il favorire consorterie di interessi economici, fingendo che sia per l’interesse collettivo.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia dovuta al voler sbugiardare definitivamente il Governo. Cioè a dire a volere, numeri alla mano, gloriarci di un autocelebrativo “ve lo avevamo detto”, magari condito da un populista “sono tutti uguali” con tanto di “vaffa” grillino urlato a suggello contro il secondo governo pentastellato, il Conte2.

Magari pensate che questa nostra fissazione di avere i numeri di tutti i morti in più rispetto alle serie storiche e alle previsioni statistiche dal gennaio 2019 a oggi in Italia, sia un vezzo e quindi che bastino le orecchie da mercante, i muri di gomma, le domande eluse, i consigli pelosi, per farci smettere di domandare di averli. Continueremo invece perché per noi non sono numeri. Sono donne e uomini, mogli e mariti, nonne e nonni, figlie e figli, zie e zii, nipoti, amiche e amici i cui parenti non hanno avuto il conforto dei riti dell’elaborazione del lutto, i cui parenti non hanno avuto quella verità che il lutto permette di elaborare. Perché gli “è morto d’infarto”, “è morto perché era vecchio”, “è morto per altre patologie”, suonano come un odioso scarico di responsabilità ai danni delle vittime di un massacro magari senza colpevoli, magari figlio di fatalità, magari no.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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