IL CORONAVIRUS NON FERMA LE BANDE DEL RACKET DELLE CASE POPOLARI

Non si fermano le occupazioni abusive nelle case popolari di Milano. Ad essere prese di mira dal racket, composto ormai da bande di nomadi a cui si sono associati criminali italiani e di tante altre nazionalità, sono sopratutto gli appartamenti dove abitano anziani che, dopo il ricovero in ospedale per il coronavirus, potrebbero non fare più ritorno. Una situazione che non riguarda solo i quartieri milanesi di Giambellino, San Siro, Molise-Calvairate e le altre case popolari del capoluogo lombardo gestite da Aler e da Metropolitane Milanesi, dove abitano circa 100mila persone di cui il 50% sono over 65 e dunque più esposti al contagio. E lo stesso vale per Sesto San Giovanni, Bresso, Cinisello Balsamo, Rozzano e tante altre cittadine della cintura milanese, oltre a Bergamo, Brescia e le altre grandi città. “Solo negli ultimi giorni sono stati occupati tre appartamenti abitati nella zona di piazza Selinunte, altri due in via Morgantini, tre in via Giambellino e due in via Panigarola. In tutto questo, giustificandosi con l’emergenza coronavirus, le autorità preposte agli sgomberi non escono più”, denuncia l’assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia Riccardo De Corato. A sgomberare le case occupate, spesso con scarso successo, sono soprattutto gli ispettori di Aler, perché le forze dell’ordine sono impegnate altrove. “L’unica arma di cui gli ispettori Aler dispongono è la forza della dissuasione – aggiunge l’assessore De Corato – proprio come è successo ieri in via Giambellino 138, dove è stato cacciato un ragazzo (uscito da una comunità) che, dopo aver sfondato una finestra, si era sistemato nella casa di una signora ricoverata”.

Una fotografia analoga la traccia anche la consigliera regionale del Pd ed ex assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, Carmela Rozza, che da anni tiene una mappatura fedele della situazione nei quartieri periferici di Milano. “In via Bolla, in zona Bullona, ai civici 36, 38 e 40 ormai quasi tutti gli appartamenti sono stati occupati soprattutto da famiglie Rom. In questo periodo sono lì a sfondare porte, non rispettano le distanze di sicurezza ne le norma igieniche, minacciano gli altri condomini che li invita a non stare fuori casa. Sputano sulle porte delle 8 famiglie di anziani che abitano in quei palazzi, che a differenza degli abusivi fino a pochi giorni fa non avevano ne guanti ne mascherine. E per giunta proprio in questi giorni hanno ricevuto l’ennesima bolletta stratosferica per i furti di energia”. Abbandono che si registra però soprattutto nell’enorme patrimonio immobiliare gestito da Aler, e dunque controllato dalla Regione Lombardia, perché, denuncia Rozza, i servizi agli inquilini in questo periodo di emergenza “sono stati praticamente sospesi tutti i servizi di tutela e di controllo e spesso non c’è più la portineria, che è stata tagliata negli anni scorsi per risparmiare sui costi di gestione”. Diversa è la situazione per le case popolari gestite da MM, che ha istituito un numero verde per le emergenze, oltre a “mantenere tutti i servizi – dice Rozza – anche se adesso si fanno per appuntamento”, oltre all’attività di sorveglianza nei cortili e il servizio di portineria”.

Per cercare di limitare il racket delle occupazioni, inoltre, Regione Lombardia ha stanziato 464mila euro, per aiutare i comuni  e alle polizie locali a presidiare in maniera più attenta i quartieri popolari e il prefetto di Milano Renato Saccone ha assicurato che a emergenza finita gli sgomberi verranno fatti. “La lettera del Prefetto di Milano, Renato Saccone – osserva De Corato – inviata anche a nome di tutti i suoi colleghi della altre province lombarde, dimostra l’apprezzamento per l’operazione ed evidenzia il nostro sforzo attraverso il finanziamento alle polizie locali per il rispetto delle misure a contrasto del coronavirus. Auspico – continua – che lo stanziamento di 464mila euro approvato dalla giunta regionale su mia proposta convinca quei comuni che hanno lasciato gli agenti di Polizia locale in riposo forzato, a reinserirli a pieno titolo in servizio. Siamo inoltre disponibili, esaurito il fondo, a rifinanziare nuovamente questa operazione”.

Ma anche questo potrebbe non bastare. “Come mai – si chiede Rozza – non è stato dato un mandato che preveda espressamente anche un controllo nei cortili delle case popolari? Ci sono intere vie dove i cittadini sono stati abbandonati a loro stessi”. “La nostra richiesta come pd è che venga rafforzata la medicina di prossimità nei quartieri popolari – conclude Rozza – e che vengano fatti dei controlli sanitari a tappeto, con tanto di test e tamponi alla maggior parte di cittadini possibile. Altrimenti – avverte – proprio nei quartieri popolari la situazione rischia di diventare esplosiva e rischiamo anche a Milano di trovare gli anziani morti nelle loro case”.

Paolo Verri

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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