Circa 370mila italiani si ammalano di una forma di cancro ogni anno. I cinque tumori più frequenti sono quello della mammella, (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49000), polmone (42.500), prostata(37.000) e vescica (29.700). In crescita il tumore della mammella e, in entrambi i generi, quelli del pancreas, della tiroide e i melanomi (soprattutto al Sud).

Sono questi alcuni dei dati che emergono dal volume I numeri del cancro in Italia 2019  L’incidenza più alta si registra in Friuli Venezia Giulia (716 casi per 100.000 abitanti), la più bassa in Calabria (559 casi per 100.000 abitanti).

Quasi 3 milioni e mezzo di italiani (3.460.025, il 5,3% dell’intera popolazione) vivono dopo la diagnosi di cancro, cifra in costante crescita (erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, 2 milioni e 587mila nel 2010, circa 3 milioni nel 2015), grazie ad armi sempre più efficaci e alla maggiore adesione ai programmi di screening.

Come stanno vivendo i pazienti oncologici queste settimane di emergenza Covid19?  Il problema è anche quello di una assistenza psicologica.

EC ne parla con Daniela Ovadia, condirettore del Laboratorio neuroscienze e società dell’Università di Pavia. Insegna presso l’Università Sapienza di Roma e l’Università di Pavia. È consulente per la comunicazione scientifica di AIRC e della European School of Oncology.

“Si riesce a mantenere il livello di cure previste perché c’è stata una riorganizzazione totale dei servizi oncologici. Il problema è più serio in Lombardia. Di fatto gli ospedali sono tutti divisi in due, ‘area pulita’ e ‘area sporca’. In Lombardia è più critica perché ospedali come l’Istituto Tumori continua a fare le sue terapie ma solo quelle essenziali, perché la diffusa presenza del virus tra sanitari lombardi pone dei problemi di esposizione dei pazienti.  Gli interventi chirurgici urgenti vengono fatti regolarmente, naturalmente anche qui con un livello di protezione e attenzione maggiore. Naturalmente anche i pazienti oncologici sono isolati e non possono ricevere visite dei parenti. Questo ovviamente da un punto di vista psicologico è un problema in più, del resto non si possono rischiare ulteriori infezioni.

Quello che è stato totalmente rivoluzionato sono le visite di controllo che si fanno tutte in telemedicina. Le Aziende Sanitarie di Lombardia e Veneto hanno attivato gli esami del sangue a distanza, il prelievo viene fatto a domicilio.  Gli esami arrivano al medico con cui ci si collega in videochiamata.

Si cerca di fare una medicina conservativa limitando al massimo il contatto tra le persone. Molti oncologi mi stanno dicendo che oggi il virus è ovviamente sulla bilancia tra i parametri che vengono presi in considerazione: se uno per esempio deve fare in fretta una chemioterapia o un esame o meno e con quanta frequenza, il virus entra tra gli elementi che determinano una decisione piuttosto di un’altra. Diciamo che si fa oncologia solo negli ospedali specializzati, Istituto Tumori, IEO, qualcosa a Niguarda per quanto riguarda una città come Milano. Tutti gli altri ospedali seguono il virus e le emergenze di altro tipo. Al Centro-Sud la situazione è più semplice.

Ovviamente abbiamo dei problemi per tutti coloro che, per esempio, dalla Sicilia o altre regioni vengono a farsi curare a Milano. O chi comunque si sposta in Comuni diversi per essere curato. Escluse ovviamente le urgenze assolute. Ci sono persone, pazienti oncologici, che sono in Lombardia da prima del ‘lockdown’ e che hanno deciso di restare qui per proseguire le proprie cure e sono di fatto bloccati qui. Non sono grandi numeri ma sono persone già psicologicamente provate, sono In quarantena forzata e non sono nemmeno a casa loro. Devo dire che gli ospedali si sono organizzati per dare loro un supporto sia logistico che oncologico. Tutti i servizi di psico-oncologia sono stati potenziati con sedute al telefono e in videochiamata. Anche l’ordine degli psicologi ha attivato una linea telefonica specifica di assistenza ai malati oncologici”.

Cosa la preoccupa di più nella prossima fase?

“Quello che mi preoccupa di più è la tenuta del sistema. Cioè che si sia davvero davanti al ‘picco’ in questi giorni e che inizi una discesa. L’altro elemento di preoccupazione è che i pazienti oncologici, nel momento in cui si dovrà andare verso una gradualità nel recupero delle attività normali e che sono già fragili di per sé per quanto riguarda il sistema, siano alla fine gli ultimi a essere liberati. Perché quando inizi a vedere gli altri che tornano al lavoro, che possono riprendere alcune attività della vita normale e tu sei ancora chiuso in quarantena perché sei più a rischio… diventa molto pesante per chi è ammalato di cancro e si trova già una condizione psicologica difficile”.

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(Ph Fondazione Serono)

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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