Sono piovute 14mila richieste di deroga alla chiusura prevista dal Dpcm del 22 marzo solo nelle 7 prefetture del Veneto. Poche di meno in quelle dell’Emilia Romagna e perfino della Lombardia, nonostante il dramma di risonanza mondiale. Questa è stata la reazione di decine di migliaia di imprese dell’operoso Nord Est alla misura di stop alla produzione se non di beni legati alla necessità dell’emergenza. In alcuni casi si è trattato di richieste giustificate (i codici Ateco non sempre rispecchiano al 100% le tipologie produttive delle singole aziende) ma “nella stragrande maggioranza di casi si è trattato dell’adesione ad una massiccia manovra di pressione nei confronti del governo affinché acceleri al massimo verso la riapertura. Un attacco feroce e vergognoso non solo all’esecutivo ma soprattutto alla salute dei lavoratori“.

Non usa mezzi termini Luca Trevisan, segretario organizzativo della Fiom Cgil nazionale, dopo una giornata in cui molte fabbriche metalmeccaniche hanno riaperto o ri-aumentato la produzione, mai veramente interrotta. Tra le prime, l’ex Ilva di Genova e, parzialmente, la Acciai Speciali di Terni.

“Abbiamo vissuto tre settimane di scenario dinamico: dopo un fermo quasi totale, con ricorso molto forte alla cassa integrazione, negli ultimi dieci giorni c’è stata una forte inversione di tendenza, con la riapertura totale o parziale del ciclo” spiega Trevisan, secondo cui il decreto consentiva le aperture in deroga in “buona fede”: “Quello che non è accettabile è l’offensiva di Confindustria, con capofila la sezione Veneta“.

Su questo ha molto da dire il segretario regionale Antonio Silvestri: “Da settimane ci stiamo muovendo nelle fabbriche con lo scopo di tutelare la salute dei lavoratori, segnalando alle prefetture sia dove le norme di sicurezza anti-contagio non sono rispettate, sia dove sono riprese produzioni non propriamente appartenenti alla filiera delle necessità. E’ sconcertante come la classe imprenditoriale del Veneto, ma non solo, stia in larga parte dimostrando di anteporre la salvaguardia del tessuto economico alla salute delle persone che lavorano. Siamo stati accusati di volerli espropriare delle loro aziende, di distruggere quando costruito dal dopoguerra… Ma la verità è che noi vogliamo solo che gli operai siano al sicuro: nelle fabbriche, se lo sono, a casa propria se invece non lo sono a sufficienza e, non dimentichiamolo, se così ha ordinato il governo“. “Siamo perfettamente coscienti – aggiunge Silvestri – che ci sono delle porzioni di mercato da difendere ma questo non può essere fatto a discapito dei lavoratori che quei mercati hanno contribuito a conquistare”.

Mentre si attende di conoscere meglio i dettagli del decreto annunciato lunedì 6 dal Presidente del Consiglio, che prevede finanziamenti alle imprese per 400 miliardi, la priorità della Fiom resta quella del primo giorno del emergenza, cioè che tutte le misure di sicurezza possibili siano messe in atto, compresa la sospensione dell’attività, poi concertare i passi verso la riapertura “che non può avvenire come non fossimo ancora in una situazione di emergenza” ma soprattutto “la riprogettazione del modello produttivo di questo Paese“. “Non si può pensare di ritornare al sistema pre-coronavirus: è l’occasione per dare vita a un sistema che sia compatibile con l’ambiente ma anche con i bisogni delle persone, meno precarietà, meno forbice sociale ed economica. E su questo l’intervento del governo è fondamentale“.

(Ph People for Planet – Instagram)

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Collaboratore

Vittorio Felletti, piacentino, appena finito il liceo si trasferisce a New York, dove si mantiene facendo i lavori più disparati, dal smm per un ristorante italiano al modello. Inizia anche la sua attività di blogger, che lo porta ad alcune collaborazioni con testate on line americane. Tornato in Italia di recente per motivi famigliari, ha iniziato la collaborazione con EC

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