16.523 è l’unico numero che avremmo voluto sentire nella conferenza stampa che nella serata del 6 aprile 2020, ha riportato Giuseppe Conte, affiancato dalla Ministra Azzolina e dai Ministri Gualtieri e Patuanelli, davanti alle telecamere. Invece l’avvocato degli italiani ha snocciolato numeri, numeri hanno snocciolato i suoi compagni di governo, e nessuno ha pronunciato 16.523, cioè il numero delle vittime, all’ultimo bollettino, del covid-19 in Italia.

 

Che, nella gestione di questa emergenza umanitaria, tra la borsa e la vita, il Governo abbia da subito e da sempre scelto la prima, è notorio, però mai lo sfregio aveva raggiunto un tale livello. Ma è evidente che negli artifici retorici di questo Esecutivo i morti non figurano, anzi sono imbarazzante incidente da nascondere.

 

A questo giro, il tentativo è stato di nascondere la parola vittime sotto la parola miliardi, miliardi di euro per tutti. Che detto così è una bella tombola. Ma non è il super enalotto. I miliardi ci saranno, li daranno gli istituti di credito e a loro andranno restituiti. Non soldi elargiti, ma possibilità di fare debiti. Tanti debiti, 400 miliardi di euro di debiti, con garanzie irrisorie da parte di chi li otterrà dalle banche, perché a garantire saranno le italiane e gli italiani, quelli rimasti vivi si intende.

 

Le partite iva, che sarebbero i precari di questo millennio, avranno 600 euro di aiuto economico, entro 8 giorni sul loro conto, e poi potranno decidere se con quelli vivere o fare 25 mila euro di debiti e vivere con quelli. Un dubbio quasi amletico: faccio la fame o faccio un prestito?

 

Il sistema economico finanziario che conoscevamo replica sé stesso. Sarà tutto uguale. O meglio, sarà tutto uguale, ma con i debiti. Quindi non sarà tutto uguale, sarà peggio. Niente da dire se non l’enorme sorpresa che la firma sotto questi provvedimenti li stia mettendo il governo giallo-rosso, quello che nel dna dovrebbe avere ogni tipo di rivoluzione, da quella post-bolscevica a quella della rete. Sarà che internet in questo periodo va a singhiozzo oppure sarà che non siamo mica in campagna elettorale: niente sogni di mondi diversi.

 

O forse in campagna elettorale lo siamo eccome con un Esecutivo all’eterna rincorsa dell’uomo nero, Matteo Salvini. E, quindi, alle Madonne e ai rosari del primo, l’altro risponde con lo spirito della Pasqua. Al prima gli italiani, l’altro risponde con l’ormai usa retorica degli italiani esempio internazionale per la gestione dell’emergenza coronavirus. Al mito dell’uomo forte campione di selfie, Giuseppe Conte risponde ingaggiando un confronto celodurista: “mi avevano consigliato di non fare una battaglia in Europa contro il MES e per gli eurobond, non li ho ascoltati perché quando si difende il proprio Paese non si fanno calcoli, la Storia è con noi e vedremo quale piega prenderà”.

 

La Storia è elemento costante ormai in ogni conferenza stampa dell’Esecutivo e in ogni discorso dell’avvocato del popolo. Non più tardi di qualche settimana fa qualcuno in Parlamento ha ricordato al Presidente del Consiglio che prima della Storia c’è il giudizio elettorale degli italiani e, auspicava la stessa persona nel medesimo intervento, quello di una commissione di inchiesta sull’operato del Governo. Da dire, per completezza, che l’estensore di questo intervento sostiene con il suo voto la maggioranza che oggi gestisce il Paese.

 

Sarà che è un avvocato, addirittura del popolo, ma Conte non pare preoccuparsi troppo dei giudizi, ha una solida linea di difesa che snocciola. L’alibi è che le scelte prese da Palazzo Chigi sono figlie dei giudizi degli esperti scientifici e che comunque i presidenti di regione potevano prendere decisioni diverse da quelle dell’esecutivo nazionale. Lo ha detto più volte in questi mesi e qualche ora fa lo ha ripetuto a chi tornava a chiedergli dei 4.500 morti in Val Seriana. La collega di TPI, Veronica Di Benedetto Montaccini gli ha ricordato che il 23 febbraio per decisione governativa venivano chiusi Codogno e altri 10 comuni e ci si scordava di Azzano Lombardo e Nembro: risultato più 2.000 per cento di morti.

 

Niente morti per favore. Dell’emergenza si ricordano gli eroi. Quelli che ci salvano negli ospedali. Quelli, ma anche questo non viene ricordato, che hanno già pagato un tributo di quasi 100 martiri, che hanno dato la vita perché non è stato rispettato e ancora non viene rispettato il protocollo di sicurezza anti-contagio nei luoghi di lavoro, nei troppi luoghi di lavoro rimasti aperti.

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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