Certe notti la macchina è calda
E dove ti porta lo decide lei
Certe notti la strada non conta
E quello che conta è sentire che vai…

Sette e venti si prende la vespetta, via verso il Policlinico, altra notte Covid in arrivo. 12 ore filate di turno. Di solito senza dormire un secondo. Ligabue in testa da la carica. Resistenza.

Otto meno venti. L’ascensore del Monteggia. Serve tre reparti Covid tutti sullo stesso turno. Ci si incontra tutti noi che andiamo a fare notte, come il treno dei pendolari. Ci si incoraggia. Forza.

Otto meno un quarto. Consegne. Escono i colleghi dalla zona rossa. Stravolti. Ma sempre tutti positivi. Veronica é una forza della natura, trascina tutti anche dopo un pomeriggio filato là dentro. Insieme.

Otto e mezza. Entro prima io. Mi vesto. Seguire l’ordine che sta diventando automatico. Due paia di guanti, un sovracamice cuffia mascherina (maledetta) visiera. Mano sulla maniglia e sei dentro. Un respirone. All’ansia sottile dei turni di notte si aggiunge la preoccupazione di prenderlo. Attenzione.

Nove. Le prime tre ore le faccio da solo. Abbiamo appena perso una paziente. L’ennesima nonna che se ne é andata. Ieri ho cercato di fare qualcosa per lei, le ho dato un po’ di morfina per alleviare la sensazione di non riuscire più a respirare, con questa infezione muori lucido. Brutto. Che ti sia lieve la terra e che abbia sentito il nostro affetto negli ultimi giorni.

Dieci. Arriva un nuovo paziente dalla terapia intensiva. 40 anni mai visto un medico in vita sua in tre giorni si ritrova intubato. Ora meglio. Può capitare a tutti. Attenzione.

Undici. Altro problemaccio in un paziente. Mi chiama la radiologa dalla TAC che quasi non crede ai suoi occhi. Dobbiamo fare più ricerca studiare venirne a capo. In certi pazienti é un’infezione aggressiva e catastrofica. Con una serie di complicanze difficili da gestire. Scienza.

Dodici. Ora entra Sofia a darmi manforte. Dopo una certa ora lì dentro meglio essere in due. Ci si confronta ci si aiuta si pensa meglio in carenza di ossigeno. Lavoro di squadra.

Dodici e mezzo. Arriva paziente in condizioni disperate dal PS. Purtroppo nostra vecchia conoscenza. Giovane ma devastata dall’eroina, come altri due pazienti che sono ricoverati ora. Proviamo a fare qualcosa, senza accanimento, ma senza darci sconfitti in partenza.

Comunque é sempre la stessa storia, é vero che é un virus democratico che contagia tutti facilmente, ma sono sicuro che per tantissime ragioni che gli epidemiologi sapranno spiegarci benissimo le fasce deboli e povere della popolazione soffriranno un sacco. Guardare il numero di decessi nella comunità afroamericana negli USA. Politiche sociosanitarie mirate.

Certe notti coi bar che son chiusi
Al primo autogrill c’è chi festeggerà
Qui si può restare soli, certe notti qui
Che chi s’accontenta gode, così così
Certe notti sei sveglio, o non sarai sveglio mai

Tre. Fuori. Mi spoglio. Penso che una della sensazioni che mi porterò sempre dietro é il primo respiro in area gialla, la sensazione di avere l’aria che entra nei polmoni liberamente per la prima volta dopo ore e ore. Chiaramente sono rimasti solo pantaloni XL e vi assicuro che in questo mese non sono ingrassato. Ma tant’é.

Quattro e mezza. Si parla si chiacchera ci si rilassa ci si confronta sui pazienti con gli infermieri in pausa. Serio dibattito su qual é la barretta preferita, il Bounty ha un sacco di ammiratori. Dentro c’é Michele ora. Prima notte in Covid per lui. Se ha bisogno di una mano siamo pronti a rientrare, ma tanto se la cava benissimo. Battesimi.

Sei. Si inizia a fare un po’ il punto sulla giornata in arrivo. I protocolli e gli studi da seguire. Stiamo generando dati, ieri ho sentito dire da qualcuno che il virus ha un destino segnato. Speriamo di dare risposte. Ricerca.

Sette. Una boccata d’aria nel giardinetto con gli ulivi fuori dall’area verde. Primavera. Aria pulita. Soprattutto aria.

Sette e mezza. Cambio turni infermieri. Ormai qualcuno di loro ha delle ferite e dei decubiti nei punti di appoggio delle mascherine. Spero che nessuno dimentichi cosa stiamo chiedendo loro. Commuovente

Otto meno un quarto. Consegne a chi fa mattina. Alla fine hanno retto tutti. Riprende il giro. Un’altra notte é andata.
Certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai
Ci vediamo da Mario prima o poi

Torno a casa. É morta la mamma di Giovanni, ho attraversato l’oceano per fargli da testimone di nozze e ora non posso fare neanche un km per andare ad abbracciarlo.