Sono tornati. Mercoledì 8 aprile, i 5 istruttori di sci alpinismo italiani bloccati in Tagikistan sono rientrati a casa, a Verona. Erano usciti il 21 marzo dalla quarantena, il prezzo da pagare per entrare in Tagikistan dall’Afghanistan ,dove si trovano per un progetto solidale.
In quarantena, chiusi in 2 stanzette del General Hospital di Khorog ,senza poter nemmeno guardare fuori dalla finestra, avevano visto svanire ogni possibilità di ritornare in Europa. Mentre loro attendevano, il Tagikistan chiudeva i confini e il resto del mondo si isolava, stravolto dal Covid-19. Da Khrog i cinque italiani, tutti istruttori del Cai Cesare Battisti di Verona, erano riusciti a trasferirsi mercoledì scorso a Dushanbe, la capitale, sede dell’aeroporto internazionale tagiko.

L’ambasciata tedesca in Tagikistan si è presa cura di noi, come di molti altri europei ancora presenti in quest’area dell’Asia. Era stato annunciato un aereo per sabato 4 aprile, poi annullato. Non attendavamo nulla sino alla metà di aprile, tanto che avevamo trovato un appartamento in affitto, per non spendere troppo in hotel. Invece martedì pomeriggio ci è arrivata la chiamata dell’ambasciata tedesca che ci invitava a presentarci in aeroporto il mattino seguente: alle 7 avremmo avuto un volo per Monaco di Baviera”, commenta Giuliana Steccanella, una dei cinque istruttori che avevano partecipato al Wakham Project (www.wakhanproject.org qui tutte le info) in Afghanistan. I cinque italiani hanno impacchettato sci, scarponi e bagagli e si sono precipitati all’aeroporto. “E’ stato tutto estremamente veloce, quasi sconcertante. Alle 6 abbiamo ricevuto dai diplomatici tedeschi i documenti fondamentali per entrare in Germania, arrivando dal Tagikistan. Poi abbiamo acquistato i biglietti, ma solo alle 7.30 siamo riusciti ad imbarcarci sul volo della Somon Air, compagnia aerea tagika, con tutte le nostre enormi sacche”, conferma Steccanella.

Ma com’era la situazione sanitaria a Dushanbe? “Tranquilla, la sera prima di partire ci siamo concessi una passeggiata in centro. Era tutto aperto: ristornati, alberghi, bar. Solo qualcuno, più prudente, indossava la mascherina. Unico segno visibile di una pandemia mondiale. Anche se, da quanto abbiamo sentito, pare che ci siano circa 10.000 persone, in tutto il Tagikistan, che stanno scontando la quarantena, di due settimane, in ospedale. Una severa norma preventiva che, probabilmente, li sta aiutando a tenere il Covid-19 lontano dalla popolazione. Negli ospedali ci sono dei padiglioni riservati proprio alle quarantene, semplici e spogli, senza macchinari”, aggiunge la nostra interlocutrice.

Atterrati a Monaco i 5 italiani sono stati caricati su un pullmino che li ha riportati a Verona. “Sempre grazie al lavoro dell’ambasciata tedesca abbiamo superato anche il confine con l’Italia, l’ultimo ostacolo. E ora siamo in quarantena a casa, due settimane in isolamento. Non ci pesa, perché rientrare era il nostro obiettivo primario”, aggiunge l’istruttrice del Cai veronese. Intanto i loro “ragazzi” in Afghanistan, quelli che stanno istruendo per farli diventare accompagnatori turistici, chiedono di loro. E sono riusciti a seguire tutta la loro avventura. “Ci lega un rapporto intenso. Il nostro progetto si concluderà l’anno prossimo, quando si diplomeranno accompagnatori. Diventeranno delle pedine fondamentali nello sviluppo turistico del Wakham: monti splendidi, panorami grandiosi, tanto da scoprire. Una meta per veri appassionati di montagna, per chi si adatta a vivere nelle case dei locals. Di certo non turismo di massa, ma una grande opportunità per la gente dell’Afghanistan”.

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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