Correvano felici gli anni Settanta, c’era una volta l’Olanda libertaria. I coffeshop che vendevano liberamente marjuana e hashish di svariate e ottime qualità. Il Milk Way e i suoi fratelli dove andava in scena il meglio della controcultura, roba che nemmeno sapevi che esisteva o potesse essere pensata. Il movimento delle case occupate. Gli esperimenti più variegati di comunità/comuni. Politica che diventava vita, vita assoluta totale, che occupava i pori degli individui e della società. Ma con un grande senso di gioia, di allegria: rivoluzionari sì, però con tenerezza, con il sorriso. E il sesso? Libero, quasi meglio che nel mitico eldorado scandinavo per noi europei del sud e per noi italiani in particolare.

Io l’ho conosciuta quasi alla fine della parabola, sul termine di quei febbricitanti favolosi Seventies. Ed ero giovane, ribaldo e ribelle. Ma vi prego di credermi, se non avete avuto la fortuna di frequentare Amsterdam in quegli anni: non era meglio perché eravamo giovani, era meglio perché era meglio… Immaginate dunque lo sgomento di vedere cos’è diventato oggi, l’ex paradiso liberal olandese. Un oggi cominciato purtroppo da tempo, precisamente dal 2006 quando irruppe sulla scena politica il Partito della Libertà (Pvv), fondato e diretto da Geert Wilders. Evito qui “lezioncine” – probabilmente noiose – su chi è Wilders e cosa ha rappresentato e rappresenta politicamente, ma anche culturalmente, e rimando invece gli interessati al lungo “ritratto” che ne ha fatto Antonio Grego per Arianna editrice (“Wilders svelato. Cosa si nasconde dietro l’ascesa di un personaggio tanto controverso?)”. E vengo invece all’oggi.

Oggi significa innanzitutto la nuova maratona che comincerà all’ora del tè a Bruxelles con il nuovo vertice dei ministri delle Finanze dell’Unione europea. Sul tavolo le proposte di “solidarietà” che la Ue deve mettere in campo per combattere la pandemia di covid-19. Su tutte, i famigerati o miracolosi (dipende dai punti di vista) eurobond: titoli comuni europei, garantiti quindi dalla comune potenza economica e finanziaria di tutti e 27 i membri dell’Unione, per finanziare la ricostruzione post-coronavirus. Schematizzando assai, con un fronte del Nord guidato appunto dall’Olanda che dice di non voler foraggiare per l’ennesima volta a “babbo morto” gli spendaccioni e inaffidabili paesi del fronte del Sud capeggiato da Italia Francia e Spagna. Uno scontro sul quale si sta giocando quel che resta del progetto europeo sognato e teorizzato da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941 nell’isola di Ventotene, dove i due erano stati confinati dal regime fascista (“Per un’Europa libera e unita”).

Oggi significa soprattutto il voto con il quale il Parlamento olandese ha approvato due risoluzioni che danno mandato al premier Mark Rutte di non accettare gli eurobond e anche di tenere il punto sulle condizioni per l’utilizzo del Mes (il fondo Salva Stati approvato nel 2011 dal Consiglio europeo) in vista appunto dell’Eurogruppo finanziario in programma dalle ore 17. Sottinteso: condizioni in realtà inaccettabili per l’Italia e i suoi fratelli superindebitati. Per capirci, condizioni che ricorderebbero quelle imposte alla Grecia dopo la crisi del 2008 e che hanno provocato una vera “macelleria” sociale.

“Oggi – ha scritto sul suo profilo Facebook il collega Massimiliano Sfregola, che vive e lavora da anni ad Amsterdam – sentivo il dibattito al parlamento olandese sulla questione eurobond; un dibattito abbastanza surreale: il governo chiedeva il mandato al parlamento per dire no agli eurobond e no al Mes subito adducendo come scusa i tagli al welfare e l’innalzamento dell’età pensionabile: “Dopo anni di misure lacrime e sangue, diceva il ministro delle finanze Hoekstra, non andremo a pagare i debiti del sud”. Certo, peccato che le misure lacrime e sangue, tra il 2011 e il 2015 le abbiano introdotte per tagliare le tasse alle fasce-medio alte e alle multinazionali; per creare quel “business klimaat” di cui Rutte va tanto fiero. Scuola, università, cultura, sanità: tagli a tutti. Lo scorso anno ci sono state più ore di sciopero che nei 10 precedenti”.

L’Olanda, da tempo, è entrata in un tunnel di vittimismo al rovescio – scrive ancora Sfregola – dove gli effetti disfunzionali di un benessere apparente e le disuguaglianze causate da scelte politiche di DESTRA, in 11 anni che vivo in questo dannato paese, ho sentito, nell’ordine, accollarle a: disoccupati che rubano il welfare, immigrati, musulmani, seconde generazioni, neri, gialli, verdi, richiedenti asilo, polacchi, bulgari, romeni, expat. E ora al sud. Mai e poi mai qualcuno che dicesse: “E’ colpa nostra, ci siamo strangolati con le nostre mani”. Anzi, dicono che Rutte è un grande statista e oggi l’Olanda vuole più destra che mai”.

Per concludere: “Occhio perché questi vanno giù e si trascinano dietro tutta Europa”. (Una profezia che dovrebbe essere presa sul serio: Massimiliano Sfregola è un attento e profondo conoscitore della realtà olandese ed europea, tra le altre cose fondatore di Mag31 –  -, “un progetto europeo e multiculturale di giornalismo partecipativo che produce e promuove informazione di qualità, nato nel 2014 ad Amsterdam come testata giornalistica quotidiana in italiano focalizzata sulla realtà dei Paesi Bassi e del Belgio”).

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

giornalista

Maurizio Pluda è un cronista di lunghissima data, professionista dal 1986. Ha lavorato per millanta testate, passando dalla macchina per scrivere ai mass media in versione social. Ha fatto anche tanta ma tanta politica, sempre e orgogliosamente a sinistra. Gioca a bridge assai bene. Ma soprattutto è interista, da sempre.

Commenta con Facebook