”Vietato criticare, è il momento della solidarietà nazionale”. Capita spesso di leggere commenti come questi sui social, capita a noi di EC quando pubblichiamo notizie e editoriali che non vanno a braccetto con il “Modello Italiano” di lotta al virus, con l’orgoglio di ‘unità patriottica’ sempre più dominante. Siamo cocciuti e abbiamo bisogno di ‘teste libere’ anche per smantellare le nostre stesse certezze. Ecco perché abbiamo pensato al cittadino Senesi di Pistoia, per tutti Vauro, vignettista, autore e scrittore.

Cosa ne pensa Vauro di quanto succede?

Il Virus è arrivato in una società come la nostra che è devastata, specialmente sul piano della sicurezza, che ora viene tanto rivendicata. Sembra quasi che il vecchio patto sicurezza in cambio di libertà abbia trovato una nuova formula: “Vi garantiamo salute in cambio delle vostre libertà”. Anche le più minime, come quella di uscire di casa. Attenzione, non sto dicendo che non vadano prese delle misure necessarie e che queste misure non servano, ma è curioso come né dalla parte del Governo né dalla parte della cosiddetta opposizione (dico cosiddetta perché sembra quasi si rincorrano nel tentativo di acquisire o di non perdere consenso) ci sia una visione terza, diversa.

Ecco, la cosa davvero impressionante è che è stato criminalizzato non dico il dissenso, ma anche il solo dubbio. Assistiamo a un coro mediatico, politico, culturale, artistico che ripete ossessivamente “state a casa” e che tende a criminalizzare il singolo cittadino, con alcune regole che si sono dimostrate da subito assurde, basti pensare alla chiusura delle librerie. E basti pensare che invece le fabbriche di armi funzionino regolarmente. Siamo in una situazione da ‘pensiero unico’. E questo avrà una ricaduta pesantissima sul famoso ‘dopo’. Perché sembra che sia stata instaurata una scuola di obbedienza anche mentale. Questa criminalizzazione del comportamento del singolo è palese che nasconda le colpe ben più gravi e ben più ampie di tutto il sistema politico ed economico. Questo virus è pericoloso, è veloce ma non è “letale” in sé. Lo diviene davanti a una struttura sanitaria devastata. Perché ci sono poche terapie intensive rispetto al numero di abitanti. Il sistema sanitario lombardo, tanto decantato, dove purtroppo continua a esserci il numero più alto di contagi e di morti, “succhia” per il privato più del 40% delle risorse pubbliche. E le industrie al Nord hanno continuato a lavorare, con tutte le pressioni di Confindustria per far tornare a lavorare una serie infinita di aziende che nulla avevano a che fare con l’essenziale. Ma mi chiedo: quando mai c’è stata sicurezza sul lavoro in un Paese dove, normalmente, ante-Coronavirus, la media dei morti sul lavoro è di circa tre alla settimana?  Anche lì, l’insicurezza del Coronavirus è andata a innestarsi sulla insicurezza cronica del lavoro in Italia. Quindi è l’insicurezza del sistema sanitario, del sistema lavoro ad essere stata terreno fertile per questo virus.

Che effetto ti fa ripensare oggi agli allarmi sulla “sicurezza” in merito agli sbarchi di cittadini stranieri sulle nostre coste?

“Esattamente come dicevo prima, si sta criminalizzando il dubbio. Chiunque avanzi qualche dubbio, peggio di quanto si avanzassero dati e cifre sulla realtà degli sbarchi, oggi è un complottista. Oppure un anti-italiano. Perché l’altro elemento di continuità con le ‘paure’ di pochi mesi fa è questo patriottismo idiota che ‘noi siamo italiani, siamo stati i primi a combattere, siamo il modello per il mondo, e il tricolore ci salverà e lo sventoliamo dal balcone… c’è una miscela di retorica patriottarda e di autoritarismo veramente molto velenosa. Sugli sbarchi poi vorrei far notare il ‘clip’ sul virus contro le fake news che gira sulle reti Mediaset dove si dice “attenti all’informazione seria”, più o meno, e si mostrano le immagini proprio di un barcone. Ora se c’è qualcuno che per anni ha fomentato la paura del clandestino è stata proprio Mediaset con le sue trasmissioni… una sciocchezza, ma indicativa. Degli immigrati resi schiavi che lavorano nei campi del Sud in condizioni inumane a chi interessava prima? Ora ci si accorge che senza di loro si rischia di rimanere senza frutta. Ecco se posso permettermi una battuta questo virus non è democratico ma “socialista”. Nel senso che si riscopre il valore del “Pubblico”, il valore della “Sicurezza” quella reale (e lo si riscopre per contrappasso perché continuano a morire medici, infermieri, lettighieri operai). E non per colpa del virus ma per colpa delle condizioni di lavoro di queste categorie.

Dobbiamo temere, tra qualche tempo, un qualche ‘uomo forte’ capace di ‘riprendere il Paese in mano’?

“Mi pare ci sia un grande sentimento diffuso per un ‘uomo forte’. Ed è questo un sintomo inquietante della crisi della politica, di tutta la politica. Della crisi della partecipazione, della crisi ideale, della crisi di visione, della crisi culturale. Di una politica che ha abdicato totalmente al proprio “senso” nel nome del “consenso”. Avverto una voglia di ‘obbedire’. Quando si vuole l’uomo forte si vuole per ‘non pensare’, si vuole per delegare a un tizio ogni scelta e ogni decisione, e quindi “credere, obbedire e stare a casa”, mi verrebbe da dire (risata). L’altro elemento che mi fa pensare è l’atteggiamento di molti politici. Anche di amministratori locali. Che si atteggiano da ‘uomo forte’ per acquistare consenso. De Luca col lanciafiamme, Cateno a Messina che manda i droni, un elenco lunghissimo fino ad arrivare a Salvini che vuole riaprire le chiese… forse si è auto nominato Papa… il papa Re. Un rischio c’è. Il mio timore è che questa classe politica, nel suo complesso intendo, si limiterà a trarre il maggior vantaggio possibile o il minor danno possibile da questa crisi”

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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