“Negli accampamenti di fortuna intorno ai grandi campi agricoli del sud e del nord c’è un esercito di schiavi di 160-180mila persone, che ogni giorno si spezza la schiena per dare frutta e verdura fresca agli italiani in quarantena. Senza alcuna protezione contro il virus”.  Lo afferma a EC Jean René Bilongo, coordinatore dell’osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil.

“Il nostro rapporto su agromafie e caporalato del 2018, basato su studi specifici di esperti di immigrazione e scienziati, indicava in circa 100mila il numero di persone utilizzate in agricoltura senza alcun contratto regolare o con contratti fittizi. Poi è arrivato il decreto Sicurezza di Salvini, che ha fatto schizzare verso l’alto questi numeri. Numeri che includono i 50mila richiedenti asilo che si sono visti respingere la domanda tra giugno 2018 e gennaio 2019. Per tutti loro il Covid semplicemente non c’è. Continuano a lavorare, ogni giorno, dall’alba al tramonto. Chi campa alla giornata in questi campi e guadagna 30 euro per dieci ore di lavoro, manda a casa la metà dei soldi. E con 15 euro al giorno provateci voi a vivere… Le verifiche degli ispettori del lavoro adesso sono pari a zero, perché fanno tutti smart working. Chi vive alla giornata non può invece fermarsi. E i caporali ne approfittano. Se scoppia un focolaio di Covid in uno di questi ghetti, come ad esempio Borgo Mezzanone dove le condizioni di degrado non trovano nemmeno le parole per descriverlo, come si fa?

Dicono: ‘lavatevi spesso le mani’. Perfetto, se non fosse che di acqua non ce n’è. Tre-quattro mila persone accatastate insieme e igiene zero. Chiediamo ai prefetti di dare seguito al dcpm del 9 marzo, che permette di requisire delle strutture per garantire una copertura sanitaria a tutta la popolazione. Perché queste persone non vengono “ricoverate” nelle caserme abbandonate? O nelle cascine. Sai quante strutture abbandonate ci sono al sud? Non si è mosso niente. Queste migliaia di persone, che raccolgono la frutta e la verdura che poi arriva nei supermercati e permettono agli italiani in quarantena di sfamarsi, vengono lasciate in condizioni spaventose, con il rischio che si ammalino. E mancano già decine di migliaia di braccia di lavoratori stagionali in Italia, per esempio i quasi 300mila stagionali rumeni. Tutti bloccati in Romania. Secondo te Orban li fa passare per venire a lavorare da noi? Per noi? A parte il piccolo particolare che le frontiere sono chiuse anche qui. E se si ammalano le decine di migliaia di para-schiavi che al momento lavorano nei campi, che cosa succede? Abbiamo scritto, segnalato, denunciato. Urla al vento. Non ci ascolta nessuno.
Quello che si deve fare è regolarizzare tutti. E farlo meglio anche del Portogallo. In Portogallo hanno detto: ‘Tutti quelli che hanno un procedimento amministrativo in attesa, un’istanza in giacenza che può andare dall’asilo politico al permesso per altri motivi, a loro diamo un permesso provvisorio in modo da fornire a tutti assistenza sanitaria’. Ma se non hai un’istanza ‘aperta’ non ti viene riconosciuto nulla. In Italia noi chiediamo la regolarizzazione di tutti i cittadini stranieri presenti sul territorio. Una regolarizzazione che passi attraverso un decreto urgente del governo. E abbiamo trovato anche una possibile chiave. Paradossalmente ce l’ha data proprio Salvini”.


In che senso?
“Tutti i cittadini stranieri presenti sul nostro territorio, formalmente ‘clandestini’, possono chiedere un permesso di soggiorno straordinario. Lo prevede proprio il decreto Sicurezza tutt’ora in vigore. Parliamo del decreto del 4 ottobre 2018, varato dal ministro dell’Interno Salvini”.

Cioè?
Basta leggerlo.


«Art. 20-bis (Permesso di soggiorno per calamità). – 1. Fermo quanto previsto dall’articolo 20, quando il Paese verso il quale lo straniero dovrebbe fare ritorno versa in una situazione di contingente ed eccezionale calamità che non consente il rientro e la permanenza in condizioni di sicurezza, il questore rilascia un permesso di soggiorno per calamità.

2. Il permesso di soggiorno rilasciato a norma del presente articolo ha la durata di sei mesi, ed è rinnovabile per un periodo ulteriore di sei mesi se permangono le condizioni di eccezionale calamità di cui al comma 1; il permesso è valido solo nel territorio nazionale e consente di svolgere attività lavorativa, ma non può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro”.

“Nel momento in cui l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ufficialmente una pandemia globale – continua Bilongo – di fatto tutti i paesi del mondo (pochissimi esclusi, tra i quali Corea del nord, Turkmenistan, Burundi, Sierra Leone, Samoa, Isole Salomone) sono in emergenza. Era successa la stessa cosa con il virus ebola: nessun cittadino dei paesi colpiti da quella epidemia poteva essere rispedito nei territori contagiati.
Quindi ora, nel momento in cui nel decreto tutt’ora in vigore si specifica che in caso di ‘calamità’ un cittadino straniero irregolare in Italia può chiedere un permesso temporaneo, chiediamo che ci sia un nuovo decreto che faccia proprio questo comma e permetta a tutti di regolarizzarsi. Non è una sanatoria. È una misura specifica in un periodo di emergenza”.  Regolarizzare gli irregolari e proprio grazie al decreto Salvini… sarebbe forse uno dei pochi frutti non amari di questo coronavirus. Perché sarà anche vero che la storia non fa salti, ma ogni tanto capita invece che sì. E questo sarebbe un salto davvero fantastico”.

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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