E’ la disperazione il sentimento che domina gli abitanti della città di Guayaquil, Ecuador, forse il Paese che peggio di tutti ha affrontato la pandemia di Sars-Cov-2. Se questo era vero una settimana fa, oggi la situazione è ulteriormente peggiorata.

Il coprifuoco, inizialmente definito per le ore notturne e, in un secondo momento, esteso dalle 14 alle 5 del mattino, ora, su istanza dei sindaci della provincia del Guayas, verrà esteso alle 24 ore.

L’uso delle reti sociali è divenuto pericoloso perché qualunque informazione venga pubblicata da chiunque, viene monitorata e potrebbe essere giudicata “sgradita” dal governo, quindi sanzionata con l’arresto immediato.

Il denaro di cui il paese dispone, invece di essere usato per sostenere la popolazione e afforntare la pandemia, viene impiegato per pagare il debito estero, lasciando senza risorse i cittadini.

L’esercito, in luogo di essere utilizzato per portare derrate alimentari ai cittadini affamati e medicine agli ammalati, viene utilizzato per costringerli a restare in casa dove moriranno di fame certamente. La polizia arresta chiunque esprima pubblicamente dissenso verso le azioni delle Istituzioni.

Il governo ha affidato a privati la gestione degli introiti fiscali e ha sospeso il pagamento degli stipendi ai funzionari pubblici e insiste nel definire queste iniziative come necessarie a contrastare le azioni di Rafael Correa che, a quanto sostiene Lenin Moreno, sarebbe in grado di interferire con il governo del paese dal suo cellulare.

Quindi l’ex presidente Rafael Correa è stato condannato il 9 di aprile, in contumacia e 8 anni di prigione, insieme ad altri alti ex funzionari, per corruzione, sulla base di prove che, in qualunque tribunale, sarebbero state giudicate inconsistenti. Inoltre è stato condannato alla interdizione dai pubblici uffici per 25 anni per paura che possa vincere le prossime elezioni del 2021.

Lui stesso ha recentemente e ripetutamente indicato un candidato di sua “fiducia” nella persona di Jaime Nebot, ex sindaco di Guayaquil, uomo notoriamente di destra, molto lontano alle posizioni socialiste di Correa che avevano portato l’Ecuador ad uno stato di sviluppo per il quale era, fino al 2017, definito la “Svizzera” Sudamericana. Perchè lo ha fatto ? La domanda è, per ora, senza risposta, anche se Rafael Correa ha una famiglia e che lo stato di rifugiato in Belgio non lo mette al riparo da eventuali minacce, anche fisiche.

E così, in una città devastata dalle malattie e dalla fame, dove i cadaveri dei deceduti restano insepolti anche per otto giorni, dove l’esercito e la polizia arrestano chiunque osi informare il mondo pubblicando nelle reti sociali, dove non arrivano rifornimenti alimentari o farmacologici, la popolazione non potrà nemmeno cercare di procurarsi un poco di cibo.

E, se la storia recente insegna qualche cosa, insegna che il governo di Lenin Moreno e dei suoi accoliti, userà davvero le armi contro la popolazione la cui unica colpa sarà uscire di casa per cercare cibo per i propri figli.

Intanto la situazione sanitaria, fra realtà e proclami del governo in perenne, insanabile, contraddizione, fra morti insepolti e lasciati per la strada, che amplificano a dismisura il rischio sanitario in un clima dove 30 gradi di temperatura sono la normalità, bare di cartone che si può facilmente immaginare quanto “proteggano”, operatori sanitari lasciati senza alcuna protezione, bombole di ossigeno che hanno raggiunto il folle prezzo di 700 dollari l’una al mercato nero, farmaci che non si trovano più, non è più una epidemia di Sars-Cov-2 ma una vera ecatombe.

Nel mese di ottobre 2019, per il dissenso manifestato dai cittadini Ecuadoriani per il provvedimento che innalzava il prezzo dei carburanti al valore di mercato, senza però aumentare gli stipendi in maniera corrispondente, polizia ed esercito hanno usato le armi e la violenza contro i propri concittadini, con il plauso e la copertura del governo di Lenin Moreno e dei suoi accoliti.

Le notizie che arrivano dall’Ecuador sono a dir poco allarmanti, nonostante il controllo imposto sulle comunicazioni, e qualifica le azioni del governo di Lenin Moreno come la realizzazione di uno sterminio voluto e cercato con determinazione, ed auspica azioni internazionali in merito. Inoltre ci informa che la Ambasciata d’Italia non risulta stia facendo nulla per tutelare i cittadini Italiani residenti in Ecuador. Cosa sta facendo il nostro ministro Luigi Di Maio in merito? Nulla. L’ambasciata d’Italia a Quito ha chiuso i servizi al pubblico.

Ufficialmente restano attivi i numeri di emergenza ma non c’è traccia di attività per capire la situazione dei nostri concittadini in Ecuador anzi, sul sito web della nostra Ambasciata, in data 1/4/2020, è stato pubblicato un articolo che dà le istruzioni per fare donazioni alla protezione civile, all’ ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano e all’istituto Nazionale Malattie Infettive – INMI – Lazzaro Spallanzani di Roma (in Italia !!) con tanto di link e IBAN.

 

E i cittadini Italiani in Ecuador? Loro possono morire a Guayaquil ? L’Italia non fa nulla? L’Ambasciata nemmeno cerca di contattarli, di accertare se sono in stato di necessità?

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Giovanni Valentino Barnini, toscano nato a Milano, da quasi 7 anni cittadino Ecuadoriano. Da più lustri di quanti mi piaccia ricordare sono Consulente di Direzione d'azienda e Lead Auditor per sistemi di gestione della qualità, ambientali e etici. Ho avuto la fortuna di poter insegnare in Italia e in Ecuador realizzando cosi un grande sogno, cioè trasmettere un punto di vista sulla realtà. Ho anche un grande difetto. Non riesco a stare fermo, considero il pianeta come la mia casa.

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