Riaprire le librerie per dare modo agli italiani di riempire le ore vuote della quarantena e di riscoprire il piacere della lettura. Una scelta affrettata, che non tiene conto della sicurezza di librai e clienti? O piuttosto un’opportunità per avvicinare le giovani e meno giovani ai libri? In Lombardia le librerie resteranno ancora chiuse, mentre nel resto d’Italia, come prevede l’ultimo Dpcm, da martedì potranno tornare a tirare su la saracinesca. 

Romano Montroni, decano del librai italiani e storica anima delle librerie Feltrinelli prima e poi delle Librerie Coop, non ha dubbi: “Sono stato uno dei promotori della campagna per riaprire le librerie – racconta – . Questa scelta è un grande segno di civiltà, soprattutto in Italia che è il terz’ultimo Paese in Europa come indice di lettori, troppo poco per un Paese democratico”. Per Montroni, che in 45 anni di carriera ha insegnato il mestiere a molti librai –  oltre 600 dei quali hanno partecipato ai corsi della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri   – e inaugurato una cinquantina di librerie, il piacere di tenere un libro – di carta – tra le mani non ha eguali.

Un piacere che ben conosce anche Marta Santomauro, libraia e scrittrice, che lavora alla ‘Gogol & Company‘, libreria indipendente aperta dal 2010 in fondo a via Savona a Milano. Con il suo caffè, gli incontri letterari, le serate di musica e lo spazio per leggere e studiare, la ‘Gogol & Company’ è un vero polo culturale per il Giambellino, che nel frattempo ha cambiato pelle rispetto al quartiere che raccontava Giorgio Gaber nelle sue canzoni o Marco Philopat – anche lui cliente della libreria – nei suoi romanzi. “Quello che mi fa arrabbiare che questa iniziativa è partita soprattutto da un appello di scrittori, intellettuali e giornalisti. Ma nessuno ha ascoltato la voce di noi librai sul campo – sottolinea – . Parlo per noi di ‘Gogol & Company’, ma posso assicurare che questa è una posizione condivisa dai molti luoghi culturali che, come noi, stanno vivendo questo timore, si stanno facendo le stesse domande e si stanno inventando degli strumenti per fare rete”. Per Marta Santomauro “il problema è soprattutto quello della sicurezza, che va posto su diversi livelli. Il primo, il più importante è che ci viene chiesto oggi di riaprire la libreria, perché lentamente stiamo riaprendo tutto e perché va ricostruito il tessuto sociale nei quartieri. Ma se siamo chiamati a fare questo importante sforzo di responsabilità civile, mettere a rischio noi e gli altri, perché solo adesso ci viene riconosciuto il valore di presidio culturale, senza che ci siano stati dati in passato gli strumenti economici per agevolarlo?” Da non trascurare, poi, un secondo livello di sicurezza, che riguarda le condizioni sanitarie corrette per poter riaprire. “Il libro è per definizione un oggetto che si sfoglia, si tocca – osserva – . Come si fa a sanificare in maniera efficace tutti i libri che abbiamo in esposizione? Siamo al venerdì prima di Pasqua, posso riuscire da qui a martedì a organizzare tutto facendo le cose per bene, e mettere in condizione i clienti, oltre a noi librai, di essere in sicurezza? Non protestiamo perché abbiamo pochi giorni di preavviso, siamo disposti a capire come e farlo, ma in ogni caso anche questa è una difficoltà da prendere in considerazione”.

Questo non vuol dire che, anche in piena emergenza sanitaria, non si possa comprare il testo desiderato dalla libreria di fiducia. La ‘Gogol & Company’ ad esempio ha aderito “all’iniziativa ‘Libri con le ALI’, del distributore ALI libri, che in due giorni lavorativi da quando viene evaso l’ordine consegna il libro a casa del cliente. Questa certamente è una soluzione, che in territori così colpiti dal coronavirus come la Lombardia, ci pare meno rischiosa. Anche perché – conclude Marta – con tutti i clienti chiusi in casa, chi si azzarderebbe a venire fisicamente in libreria? Terzo livello di sicurezza”.

La stessa domanda se la pone anche Patrizia Nappi, ex allieva di Montroni e titolare de ‘L’Oasi del Piccolo Lettore’, libreria per bambini all’interno del ‘Mare Culturale urbano’, un centro culturale in una cascina del Settecento a pochi passi dallo stadio di San Siro. “In questo periodo i genitori hanno un gran bisogno di libri per bambini – dice – e ce li chiedono molto. Ma non so se, con la città che per fortuna è ancora deserta, avrebbe. davvero senso aprire tutti i giorni. Noi consegnamo anche a domicilio, non abbiamo mai smesso. Per fortuna gli editori ci hanno aiutato e hanno istituito un fondo per pagare i corrieri alle librerie indipendenti, che si chiama ‘Libri da Asporto’ e che funziona molto bene. Una iniziativa impensabile prima di questa crisi, che però speriamo continui anche dopo l’emergenza”.

Sull’efficacia e la tempestività dei corrieri, invece, è scettico, invece, Romano Montroni. “Ho provato con le librerie on-line IBS – racconta –  : se prima le consegne avvenivano in 24 ore, poi sono state portate a 48 ore e adesso ci vogliono minimo due settimane perché un libro arrivi a casa, almeno a Bologna dove vivo. Amazon? Non lo voglio nemmeno prendere in considerazione: non permette ai dipendenti di lavorare in piena sicurezza e non paga le tasse in Italia, ed è con quelle che si finanza la Sanità”. Meglio allora riaprire le librerie, specialmente quelle dei piccoli centri, che sono “un presidio culturale importantissimo” per il territorio. Fornendo guanti e mascherine ai clienti, che dovrebbero entrare solo a piccoli gruppi, la sicurezza sarebbe molto più garantita rispetto all’ipotesi di riaprire le biblioteche. “Per farlo – osserva Montroni – ci vorrebbe un’educazione tale che permettesse di rispettare le file, entrare uno alla volta, di essere solleciti nel restituire i libri, che poi andrebbero disinfettati uno ad uno prima di tornare nel circuito dei prestiti”. Più prudente, invece, prendere scegliere gli ebook  dal divano di casa tramite il sistema bibliotecario digitale che, spiega Montroni, a Bologna e in altre città italiane è efficientissimo e offre un’ampia gamma di testi di tutti i tipi. 

Su un punto, invece, tutti librai sono d’accordo: l’utilità delle tecnologie e degli strumenti digitali per fare cultura. Un’abitudine da conservare anche quando la crisi sarà passata. “Nel campo delle librerie l’uso di video e incontri online non era così diffuso – spiega Montroni – perché prevaleva il rapporto umano. Io invece ho trovato magica la possibilità di poter sentire scrittori come Gianrico Carofiglio, Stefano Benni, per citarne solo alcuni, che raccontano delle storie. Non parlano solo dei loro libri ma raccontano le storie di libri che hanno letto e hanno amato”, tra cui Calvino, Fenoglio e molti classici da riscoprire o, per chi è più giovane, da incontrare per la prima volta. E proprio per avvicinare gli studenti alla lettura, il Centro per il Libro e la Letteratura, di cui Montroni è presidente, insieme al Miur, il 23 aprile organizza una serie di collegamenti con diversi scrittori che suggeriscano dei libri classici a chi è ancora sui banchi di scuola. “Se gli studenti scopriranno il piacere della lettura, e magari impareranno che le parole consentono di dare un nome e quindi addomesticare le paure che stanno vivendo in questi giorni – conclude Montroni – questa immane tragedia che stiamo vivendo avrà portato almeno un piccolo beneficio”.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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