La pandemia ha vinto sanguinose battaglie ma non vincerà la guerra. Per difendersi contro il panico, l’angoscia e la solitudine, gli italiani si stanno difendendo a colpi di social, grazie ai quali la quarantena è stata meno dura. E’ la lettura di Mattia Vitiello, ricercatore presso l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpps-Cnr). L’altra arma, più potente, è quella della solidarietà, “che ha fatto sì che gli ospedali reggessero, che il tessuto sociale non si sfaldasse ai danni delle fasce più deboli, che i nostri quartieri non sprofondassero nella disperazione”.

Come vede la situazione, dopo due mesi e mezzo di emergenza?

“Mi pare ci sia stata una risposta positiva, ma è ancora presto per sentirsi al sicuro. Poi dipende anche da come sarà la ripresa, se verranno garantiti a tutti i sufficienti aiuti economici”.

Decine di milioni di italiani sono chiusi in casa da settimane, una situazione inedita. Cosa ha osservato?

I tanto criticati social sono stati il vero salvagente per tantissime persone, di ogni fascia anagrafica ed economica, che non solo hanno alleviato la solitudine con leggerezza ma hanno avuto accesso ad informazioni, anche vitali. I social, è vero, sono veicolo di fake news, ma forniscono anche gli stumenti per confutarle: Zaia non può più dire che i cinesi mangiano i pipistrelli vivi perchè viene immediatamente coperto di ridicolo. Anche l’uso massiccio dei media da parte del governo ha avuto un influsso positivo, rassicurante. I cittadini, almeno emotivamente, si sono sentiti “protetti”, non abbandonati e informati”.

Purtroppo la cronaca ha riportato alcuni casi di suicidio. Le risulta un aumento significativo di casi rispetto alle medie trimestrali degli anni precedenti?

I numeri dell’ultimo trimestre non sono a mia disposizione, ma l’impressione è che la pandemia non abbia avuto particolare influenza, almeno per ora. Chi ha ceduto, probabilmente, era perchè si trovava già in una situazione psicologica di grave disagio. Di solito il suicidio non ha mai un’unica causa, ma è generato da una serie di fattori, io li definirei suicidi “di covid”, non “per covid”. Le vittime erano già in una situazione critica e si sono fatti travolgere dall’ansia e dall’isolamento con esiti fatali. Sicuramente su questo in Italia ha pesato la disorganizzazione del sistema sanitario: dove i cittidini si sentono più sicuri perchè vedono meno vittime vivono anche meglio, come in Germania. Di converso pensiamo alla situazione negli Stati Uniti, dove la sanità è privata: lì c’è il rischio che gli strascichi psicologici saranno pesanti”.

Una categoria particolarmente colpita è quella dei sanitari.

“Loro sono le vere vittime, assieme a tutti i lavoratori in prima linea, come le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile. E, nonostante la catastrofica situazione in cui si stanno trovando ad operare, hanno per l’ennesima volta dimostrato al mondo di cosa è veramente fatta la società italiana: di passione, sacrificio, senso del dovere e coraggio. Che non ho visto, invece, nella nostra classe dirigente, politica, economica ed amministrativa. La società civile ha preso in mano le situazioni di maggior disagio e si è fatta carico di quei servizi sociali che sono stati letteralmente rasi al suolo nelle ultime legislature. Penso a chi si occupa in queste settimane di richiedenti asilo e di senza tetto. Solo chi conosce queste realtà può capire che difficoltà si stanno affrontando. Dall’altro lato invece si sta già preparando lo scaricabarile: ricordo che il presidente del Lazio Storace durante la Sars spese milioni di euro per un vaccino inutile. Ha pagato per questo errore? No. “.

Non il privato al posto del pubblico, quindi, ma la società.

“Esatto. Il Paese migliore”.

Tutto sommato mi sembra di cogliere da parte sua una certa positività in prospettiva, o sbaglio?

“Mi permetta di citare Gramsci”.

Certo, non è ancora reato.

“Esatto – ride – Gramsci diceva “il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”. Se guardiamo al quadro che emerge dall’insieme delle azioni della classe dirigente, viene certamente lo sconforto. Ma se volgiamo lo sguardo a quanto hanno fatto in questi mesi le lavoratrici ed i lavoratori non possiamo che essere positivi. Questo virus ci ha messo di fronte alle nostre fragilità, alle nostre contraddizioni non solo sociali ma anche economiche. Un giorno qualcuno ci dovrà pur dire chi ha sbagliato in Lombardia facendo morire e soffrire decine di migliaia di persone. Un giorno ci sarà un cambio di passo, anche europeo, e l’Olanda pagherà la sua politica anti-italiana. Sono convinto che tra un paio d’anni assisteremo a un cambiamento molto interessante, usciremo dalla stagnazione e dal decadimento degli ultimi 30 anni, pregni del mortale nascisismo che ha avuto come apice finale la scena del Papeete. Il coronavirus segnarà il tramonto di questa classe dirigente e del loro modello sociale”.

(Ph Alessia Muggianu su Instagram)

 

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Collaboratore

Vittorio Felletti, piacentino, appena finito il liceo si trasferisce a New York, dove si mantiene facendo i lavori più disparati, dal smm per un ristorante italiano al modello. Inizia anche la sua attività di blogger, che lo porta ad alcune collaborazioni con testate on line americane. Tornato in Italia di recente per motivi famigliari, ha iniziato la collaborazione con EC

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