La testimonianza di un nostro lettore di Monza. “Da più di vent’anni non avevo la febbre,ogni tanto qualche linea durante il raffreddore stagionale ma niente di che,e così quando per un paio di giorni ho visto la temperatura salirmi anche a 39,6 ho cominciato a preoccuparmi e dopo qualche insistenza di mia moglie mi sono deciso e ho chiamato il 112,dopo neanche 15 minuti sono arrivati e dopo avermi dotato di guanti e mascherina mi hanno portato all’ospedale della mia città.Non avevo i sintomi di cui avevo tanto sentito parlare in radio e in tv,non avevo difficoltà a respirare e neanche mal di gola solo la febbre,non ero preoccupato più di tanto,sarà una brutta influenza pensavo, passerà subito.

Ho cominciato a realizzare quello che mi stava capitando,quando dopo una giornata di Pronto Soccorso un paio di flebo e una radiografia del torace,un medico di cui vedevo solo gli occhi mi ha detto; lei è risultato positivo al Covid 19,la ricoveriamo subito.
Come?? Io?? Io sto bene,ho solo un po’ di febbre.

Mi hanno portato nel reparto infettivi di quell’ospedale( ospedale considerato da tutti un fiore all’occhiello della Lombardia),mi hanno portato dentro una stanza doppia che mi è sembrata subito molto confortevole,c’erano delle bellissime vetrate che ti permettevano di vedere quello che succedeva in corridoio e nella stanza di fronte,ero solo e c’era la tv,c’era anche una comodissima poltrona su cui mi sono addormentato per un po’.
Sono stato svegliato che era già notte da un gentilissimo medico che mi ha fatto firmare dei moduli spiegandomi che erano i consensi per la terapia che avrei subito,che la terapia era impegnativa e dei possibili effetti che avrebbe potuto causarmi, me lo ha spiegato così bene e così gentilmente che ero ancora tranquillo, però al contempo cominciavo a rendermi conto del posto in cui mi trovavo,anche perché in piena notte hanno portato il mio nuovo compagno di stanza che stava molto male.

 

 

La mia pseudo tranquillità è finita quando dopo qualche ora, sono arrivati due infermieri che hanno cominciato le cure, accesso venoso,accesso arterioso,questo davvero doloroso,poi,dopo una mezz’ora cardiogramma, pressione ,saturazione,e poi ancora flebo con salina, quella con l’antibiotico,l’ossigeno(poco mi dicevano…) mi è sembrato di stare dentro ad un film , avevo addosso delle persone di cui non vedevo il viso,protette a triplo strato, che erano cortesi, chiare nelle spiegazioni che mi davano man mano ma efficientissime e veloci,questo ti conforta molto ma ti spaventa allo stesso tempo,ma non puoi fare altro che affidarti completamente a loro.

Da quel momento in poi la paura è stata la sensazione che ho provato più di tutti,i primi giorni di terapia sono davvero duri,la tensione non ti permette di dormire,mangiare neanche a parlarne,ho capito anche che quelle bellissime vetrate non sono poi così belle, vedi quello che succede nella stanza accanto vedi persone che non sono state fortunate come te,che stanno male con addosso quegli scafandri (i famosi caschi Cpap),se non peggio,che ti inquietano e ti spaventano,e se dovessi averne bisogno anch’io?!? In breve tempo però capisci quali sono i parametri si cui basarti per capire se stai meglio allora non aspetti altro che te li provino questi parametri e aspetti che te li riprovino per capire come stai.

Quando dopo un po’ di giorni capisci che le cose stanno andando meglio,sempre basandoti sui parametri che continuano ad essere il tuo punto di riferimento principale,cominci a preoccuparti di come stanno,di quello che stanno provando a casa i tuoi cari, che senti quotidianamente grazie al tuo telefono (meno male che c’è il telefono) ma che senti preoccupatissimi e in ansia per te.

Poi un pomeriggio rivedi il gentile dottore che ti aveva accolto la prima sera e che ti dice; i suoi parametri stanno migliorando molto,la trasferiremo oggi stesso in una clinica per completare la terapia,a quel punto tiri un sospiro di sollievo,dai che tra un po’ si torna a casa! La tensione svanisce,nel tragitto dalla stanza all’ambulanza che mi deve trasferire saluto e ringrazio chiunque incrocio, mi sento molto sollevato. La clinica dove mi portano la conosco bene, è una struttura presente nella mia città da tantissimi anni,si nota subito che il livello di impegno e stress del personale è minore dell’ospedale, è un reparto dove gli ospiti sono tutti sulla via della guarigione, ma ti accorgi che la professionalità,la cortesia e la disponibilità sono le stesse.

I giorni passano lenti, la routine dei controlli dei famosi parametri vitali scandiscono le giornate,d’accordo con il signore con cui divido la stanza non si guardano notiziari e tg vari ,decidiamo di restare all’oscuro di quello che succede al di fuori della nostra stanza. Durante gli ultimi giorni di ricovero penso molto a come sarà tornare a casa e a come sarà ritornare ad avere una vita normale dopo questa grande paura,come cambieranno le abitudini di tutti dopo questa cosa? E finalmente arriva il giorno, mi dimettono,dopo 23 giorni finalmente torno a casa, sono contentissimo.

Ora che da un po’ di giorni sono a casa,ripensando a tutto questo mi vengono in mente tutte le persone che mi hanno scritto o telefonato per confortarmi,per dirmi di tenere duro, di molti me l’aspettavo,parenti e i vecchi amici ( quelli su cui fai affidamento da sempre),ma è di quelli inaspettati che mi ricorderò, i messaggi di tantissimi che non sentivo da tempo,ma anche di quelli conosciuti solo virtualmente ma che hanno con te interessi in comune con cui entri in sintonia,questi mi hanno sorpreso e fatto davvero piacere. Mi sono sentito molto “pensato” da tutti non posso essere che grato di questo.

Mi vengono in mente i vari compagni di stanza,perfetti sconosciuti che in 5 minuti diventano i tuoi migliori amici con cui ti confidi per spirito di solidarietà e che poi probabilmente non rivedrai più ma ti ricorderai per sempre.

Mi viene in mente tutto il personale sanitario che ho incrociato, dai dottori,agli infermieri, agli altri operatori,persone che si sono trovate a fronteggiare una cosa improvvisa e pericolosa a volte con pochi mezzi e poca organizzazione con la loro preparazione e il loro essere squadra continuano a lavorare con grande orgoglio senza cedere un passo nonostante i rischi e la stanchezza. Anche a loro va un sentito ringraziamento”.

Mi rendo conto di essere stato fortunato ad essere tornato a casa, molti non sono stati così fortunati, questi giorni e queste riflessioni malgrado sia paradossale saranno un ‘occasione di crescita  e questo mai me lo sarei aspettato dopo la grande paura.

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