Annunciazione. Annunciazione. Annunciazione. Ogni giorno ha la sua, nelle scorse ore, per esempio, abbiamo avuto notizia che il 21 aprile, giorno della fondazione di Roma, a Milano cominceranno a essere consegnate le “patenti immunità”. I primi a fare il test saranno gli infermieri, i medici e i soccorritori, però, visto che l’annuncio è arrivato dal Presidente Attilio Fontana, quello che come tranquillizzante strategia di comunicazione aveva deciso di “mascherarsi” in diretta social, siamo pronti a scommettere che il numero uno della Regione Lombardia non rinuncerà al podio e per primo presterà il suo sangue al test.

Cosa permetterà di sapere il test? Se una persona è immunizzata? Cioè se si è fatta il covid-19, se è sopravvissuta, cosa non così scontata in terra manzoniana, e se ha sviluppato gli anticorpi al coronavirus? Fuochino, nel senso che questa storia degli anticorpi e che uno, una volta preso il virus non se lo riprende più è sub iudice. Perché, anche in Italia, abbiamo il primo caso di recidiva. Una donna milanese di origine cinese, ora ricoverata nel reparto di Malattie Infettive e tropicali dell’Irccs Osperale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona. Diciamo abbastanza lontano perché Attilio Fontana non se ne sia avveduto. Ma ora, per un caso, uno soltanto, per il recidivo o recidiva uno, mica vuoi rovinare tutto?

Quindi il 21 aprile, taac: prima “patente immunità”. Siccome la Lombardia è la regione del PIL, se i primi a poterla avere saranno quelli che negli ospedali e negli ambulatori ci stanno salvando la vita, poi verranno le lavoratrici e i lavoratori. “In preparazione alla fase 2” Fontana dixit. Cioè quando forse riaprirà tutto: fabbriche, officine e uffici. Tutto quello che ancora non è stato già aperto, si intende.

Un sacco di esami, direte voi. Mica sarà, osserveranno sarcastici i più maligni, come le mascherine che sempre Fontana aveva promesso che avrebbe distribuito gratis come coriandoli a carnevale una settimana fa, disvelando poi, fellone, che aveva fatto un carnascialesco scherzone a tutti i lombardi costretti a bardarsi con i variopinti foulard della nonna? Costretti: perché nel frattempo, sempre il Presidente di Palazzo Lombardia, la mascherina aveva reso d’obbligo in tutto il territorio da lui governato.

No, questa volta, non c’entrando la Regione, potrebbe filare anche tutto liscio. Assicura infatti con un comunicato stampa la DiaSorin, che la “patente immunità” certificherà per denaro: “Il test potrà essere eseguito sulla piattaforma LIAISON® XL che permette una gestione del processo diagnostico interamente automatizzata, consentendo ai laboratori di processare fino a 170 campioni di sieri di pazienti ogni ora, con un livello minimo di intervento richiesto agli operatori del laboratorio”. Tiè, malfidenti.

Ma torniamo a bomba. La patente. Accantonata quella guastafeste della recidiva uno, una per l’esattezza, cosa vanteranno i patentati? Di non potersi ri-ammalare, ma, attenzione, non di non fare ammalare. Perché di guariti rimasti positivi per settimane e settimane ce n’è a bizzeffe. Il record pare sia a Wuan, 57 giorni. Due mesi.

E allora? E allora va da sé che dal 21 aprile sarà una nuova apartheid, che tanto ridere non fa. Patentati di là, non patentati di lì. Dove tra il di là e il di lì c’è una differenza non da poco: il lavoro. Già perché se sei immune o, ancor più interessante, se chi lavora per te è immune, puoi serenamente fregartene delle norme anti-contagio covid-19. Forse sarebbe più corretto dire, nel caso di molti imprenditori: puoi continuare a fregartene. Antipatico, ma sufficientemente verosimile visto il numero di aziende aperte e le mascherine non reperibili sul mercato. Che tradotto vuol dire che sei una lavoratrice e un lavoratore più economico e più produttivo. Perché se non devi rispettare le norme anti-contagio puoi non stare con addosso la mascherina; puoi non tenere gli odiosi guanti; puoi non lavarti le mani ogni due per tre; puoi non igienizzare la tua postazione prima, dopo e durante; puoi stare seduto a meno di un metro, soprattutto non sarai mai tra quegli antipatici che chiedono un’ispezione per la mancata osservazione di tutti i protocolli. Capì?!?!

Andiamo avanti, i “patentati immuni” potranno andare al cinema, in discoteca, al ristorante, potranno, in una parola, fare la vita di prima. Fine della quarantena? I costituzionalisti dicono di sì, però, solo se si è sicuri che oltre a non infettato, sei non infettivo. È la fregatura di quel principio, bizzarro ovviamente, che la libertà dell’uno termina laddove inizia la libertà di un altro.

Come si fa a capire? Tra falsi negativi e falsi positivi, le circolari ministeriali e regionali dicono a oggi che per ora non si può capire con certezza. Forse, ma fino a oggi non è così, con il test sierologico sapremo senza margine di errore se uno ha gli anticorpi al covid-19 e, se poi fa il doppio tampone, forse sapremo se non è positivo. E forse non è abbastanza.

Quindi? Quindi questa patente sarebbe da chiamare “patente prodotto interno loro”, perché torna a far di colui o colei che se la guadagna, nuovamente, un produttore e un consumatore. “Far girare l’economia” è ora la priorità, che sostituisce la precedente: “non fermare l’economia”. Siamo certi che avere la “patente immunità” sarà presto una sorta di privilegio, sarà la conditio sine qua non per avere un lavoro. Tra questi anche l’operatore di pompe funebri, mestiere fortemente a rischio contagio e, sappiamo, molto ricercato visti i 20.465 decessi da coronavirus, ufficiali, e le migliaia non ufficiali, molti ancora da seppellire e molti ancora che da seppellire saranno, vittime sacrificali del nostro benessere riguadagnato, del nostro status di “immunizzati di gregge”.

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

ARTICOLO PRECEDENTE

LA SORPRESA DI PASQUA

PROSSIMO ARTICOLO

IL COVID DI TRILUSSA

Commenta con Facebook