Un consigliere regionale veneto e il comitato ambientalista Mamme no Pfas, temono, anzi hanno la certezza, che la barriera idraulica che dovrebbe impedire che reflui della Miteni di Trissino nel Vicentino sarà la causa per cui verranno ulteriormente contaminate le falde del Veneto centrale: il motivo è presto detto, quella barriera è andata in tilt. Lo riferisce la stessa Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, in un comunicato di martedì 14. Al contempo si è materializzata la possibilità che la cosa si sia trasformata in una giustificazione indebita perché i privati, o eventualmente gli enti pubblici che per legge dovrebbero subentrare quanto agli obblighi relativi, non procedano con la bonifica. La novità è emersa oggi 15 aprile 2020 quando la consigliera vicentina Cristina Guarda ha diffuso una nota in cui senza mezzi termini si punta il dito sulla giunta capitanata dal governatore leghista Luca Zaia.

«Quella specie di Mose idraulico messo in piedi per bloccare il più possibile la propagazione dei veleni in falda dall’ex Miteni – si legge non funziona, e nessuno all’Arpa del Veneto sa dire da quanto». A Estremeconseguenze.it Guarda spiega poi che i giorni passati i media avevano riferito delle asserite difficoltà che la attuale proprietà di Miteni, società che ha alle spalle un fallimento, la quale sosteneva come l’emergenza coronavirus avesse reso difficile la cura della barriera idraulica. Un atteggiamento non condiviso dal consigliere che parla «di scusa che non sta né in cielo e né in terra visto che i provvedimenti del governo in materia di coronavirus assicurano le filiere ambientali».

Non vanno per il sottile nemmeno i comitati ecologisti che con le Mamme No Pfas rimarcano come quei pozzi barriera nel tempo non abbiano «mai funzionato a dovere». Parole pesanti in cui gli attivisti hanno richiamato gli enti pubblici, Regione Veneto, Provincia di Vicenza e Comune di Trissino, ai loro doveri. Più nel dettaglio le Mamme no Pfas in una lettera aperta pubblicata oggi chiedono che sia appurato se i privati siano in grado di procedere con una bonifica approfondita. In caso contrario chiedono che siano appunto gli enti pubblici, come previsto dalla norma, a intervenire. La qual cosa però sta mandando in fibrillazione l’intera galassia ambientalista, la quale da anni va ripetendo che le inerzie degli enti pubblici hanno permesso alla Miteni di fallire in modo da quest’ultima abbia ora una scappatoia per non provvedere alla costosissima bonifica del sito che potrebbe costare decine se non centinaia di milioni di euro. L’inquinamento che Arpa Veneto attribuisce a Miteni (una vicenda che è sfociata in un colossale procedimento penale) fece capolino sui media regionali nel 2014, diventando un po’ alla volta un affaire di portata internazionale, poiché si tratta del caso di contaminazione da derivati del fluoro (i temibili Pfas appunto) che coinvolge un plateau potenziale di 400mila persone: il più vasto al mondo.

(Ph Marco Milioni)

 

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Giornalista

Marco Milioni, classe 1973, è giornalista pubblicista dal 2002. È stato per molti anni firma fissa de Il Gazzettino e corrispondente da Vicenza per Radio Rtl Venezia ed Rtl 102,5. Ha all'attivo collaborazioni con Alganews.it, Globalist.it, Il Fatto quotidiano, Canale 68 Veneto, Vicenzapiu.com, Radio Vicenza, Vvox.it e con il gruppo Citynews.

Commenta con Facebook