Mentre tutta l’economia italiana è al palo per via del coronavirus, curiosamente non si fermano gli investimenti nel settore della Space Economy. Una decina di giorni fa il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital – società posseduta al 70% da CDP Equity e al 30% da Invitalia – ha deliberato uno stanziamento, attraverso il proprio fondo dei fondi VenturItaly, di 21 milioni di euro a favore di Primo Space, il primo fondo italiano focalizzato su investimenti in startup nell’ambito della Space Economy specializzate in tecnologie o soluzioni innovative non militari. Primo Space, che in origine si chiamava Astra Ventures, è stato lanciato nell’estate del 2018 da Primomiglio Sgr, fondata dal sabaudo Gianluca Dettori, pioniere di internet e da qualche anno specializzato in start up. Il target di raccolta è di 80 milioni e finora ne sono stati allocati 30 dal Fondo Europeo per gli Investimenti. Primo Space è stato promosso con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana, che aveva preventivato un investimento nell’ordine dei 10 milioni. Soldi che finora sono ancora sostanzialmente bloccati.

Un rallentamento, si vocifera in ambienti politici, dovuto a valutazioni contrastanti circa l’opportunità o meno di ingrassare con denaro pubblico un fondo di venture capital destinato a finanziare imprese ai loro primissimi passi che, anche per via del loro carattere innovativo, se non sono ben indirizzate possono avere un tasso di fallimento molto alto. Altri dubbi sono stati sollevati circa la selezione dei progetti da sostenere, affidata ad un pool di esperti affiancati dalla Fondazione E. Amaldi, creata e inizialmente presieduta dall’ex presidente dell’Asi Roberto Battiston, che al momento ne è il direttore scientifico. A questo si aggiunge il fatto che per l’Asi – che dipende direttamente dal ministero dell’Istruzione e non da quello dello Sviluppo Economico come CDP – investire in fondi di venture capital pare lontano dal suo mandato.

Tutti caveat che finora hanno fatto sì che quei 10 milioni, accantonati da tempo, su indicazione degli stessi revisori per il momento non figurino nel bilancio di previsione dell’Asi, in attesa che l’operazione non venga autorizzata ufficialmente dai ministeri del Tesoro e dello Sviluppo Economico, come richiesto a fine dicembre dall’attuale presidente Giorgio Saccoccia.

Perplessità che, almeno all’apparenza, non sono state sollevate per i 21 milioni di euro messi a disposizione proprio da CDP. Al contrario, l’iniziativa è piaciuta al ministro dell’Innovazione, la torinese Paola Pisano. Del resto, l’ex assessore alla Smart City della giunta Appendino nel mondo dello spazio è di casa, dato che entrambi i suoi genitori hanno lavorato per Alenia.

Se si scava appena sotto la superficie, però, c’è più di qualcuno che, soprattutto nel mondo della Difesa,  ha mal digerito questo impiego di capitale pubblico per sostenere start up e realtà imprenditoriali nascenti, invece di aiutare la galassia di aziende del settore che già esistono e hanno brevettato tecnologie impiegate anche in campo medico, in agricoltura, nelle telecomunicazioni e in altri settori cruciali. Aziende che, a loro volta, se adeguatamente finanziate in un momento di emergenza economica, potrebbero dare vita a nuovi progetti e nuove linee di prodotto.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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