Ve ne siete accorti vero che il virus che ci sta sterminando è maschio? O meglio che la sua gestione è tutta maschile? Che è già battaglia tra chi ce l’ha più duro? Attilio Fontana contro Giuseppe Conte, Beppe Sala contro Attilio Fontana, Luca Zaia contro Francesco Boccia, Matteo Salvini contro Roberto Gualtieri. Se non ci fosse Giorgia Meloni, non si troverebbe un nome di donna manco a pagarlo, quasi che l’Italia, l’Italia politica, fosse un monastero di frati in clausura.

Quote rosa o non quote rosa, l’Italia che è arrivata a questa crisi è machista. Lo sappiamo, al di là della Giorgia nazionale, ci sono altre donne. Ma dove sono finite? Sicuramente non guidano movimenti o partiti politici e i dicasteri che coprono non sono certo quelli chiave, non sono quelli oggi sotto l’occhio di bue dei mass media. Al di là delle finizioni comunicative, delle norme e gli intenti politici dichiarati di parità di genere, la realtà del dramma del covid-19, ha svelato, o confermato se volete, questa verità: in Italia è l’uomo, il maschio che comanda.

Presidente della Repubblica, Capo del Governo, Ministro della Salute, Presidente della Regione Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna, il sindaco di Milano, di Bergamo, di Vo’ e di Codogno. Anche il Capo della Protezione Civile è uomo e così il commissario Domenico Arcuri e, dulcis in fundo, pure l’ultimo arrivato: Vittorio Colao.

Vuol dire qualcosa? Sì che le donne in Italia sono ostacolate in ogni ambito di carriera, di successo, di realizzazione del sé. Sarebbe l’Italia un Paese migliore se così non fosse? Certo, non c’è dubbio. In generale una piena rappresentanza delle istanze, tutte le istanze, di genere e non solo, sarebbe la sola via di realizzazione di quel progetto ambizioso che è la democrazia, che è la Repubblica parlamentare italiana. Abbiamo anche diversi articoli della costituzione sul tema, tra i più espliciti il numero 51: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Che se i padri e le madri fondatrici avessero scritto “devono” e non “possono”, magari accadeva per davvero.

Per quella bizzarria che è il fato, però, non possiamo non osservare che, se il covid è macho, gli anticorpi al coronavirus sono donne. Vi ricordate l’equipe che aveva isolato il virus allo Spallanzani di Roma? Guidata da una donna e, nel suo gruppo, anche una ricercatrice precaria? Ve le ricordate quindi? Davvero? Quali sono i loro nomi? Non fate finta, li sapete oppure no? Non perdete tempo a cercare su internet, eccoli qui: Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti.

Sapete perché non vi ricordate i loro nomi? Perché dopo la sbornia di inizio febbraio, sono scomparse da ogni sito di informazione. Da eroine nazionali a… nulla. Dopo il loro è arrivato quello di Elena Pagliarini. Anche qui vi dice, poco o nulla. È l’infermiera quarantenne che si era addormentata stremata alle sei del mattino, il turno finiva alle sette, all’ospedale di Cremona. La sua foto è diventata simbolo, iconica.

Trovata: “Ilaria Capua è donna e rimbalza di rete televisiva in rete televisiva, tutti sanno il suo nome”. direte voi. Ok, vi veniamo dietro. Illustre virologa, sa tutto su ogni tipo di influenza. È considerata uno dei cinquanta scienziati più importanti del Pianeta e vive in Florida. “Certo, è scappata dal processo penale per traffico illecito di virus”, diranno i più maligni tra voi. No, è stata assolta. È semplicemente scappata dall’Italia dove aveva pure un seggio da Deputata.  Per la cronaca di donne che han fatto il processo contrario, scienziate statunitensi di fama che siano scappate in Italia, non ne abbiamo mica trovate, chissà come mai?

“Anticorpi rosa” ne abbiamo incontrati a centinaia dall’inizio di questa emergenza sanitaria. Condividono con altrettanti uomini gli sforzi reali della “cura medicale” e “dell’assistenza” di questo Paese. A migliaia si sono ammalate e ammalati perché non protetti dallo Stato maschio, a decine sono già morte e morti. Mosche tra le mosche.

Il femminile poi è d’obbligo nelle campagne solidali. Sono tutte donne quelle delle “ceste sospese”, altra iniziativa iconica della solidarietà made in Italy. E non si contano le iniziative rimaste anonime di donne che dal basso stanno, con forme talvolta inedite di volontariato, tenendo assieme questa nostra società. In questa situazione di eterna quarantena forzata, rompere il silenzio vuol dire salvare dalla disperazione. Gli esperti ci han detto: salvare dal suicidio. Dallo sconforto di case troppo piccole con convivenze forzate, da case troppo piccole per una vita numerosa, da case troppo piccole per miserie umane o economiche, da case troppo piccole per contenere le infinite fragilità. In casa le donne devono, gli uomini possono. Questa è l’Italia del secondo decennio di questo millennio.

Sicuramente il silenzio rompono, sempre dal basso ovviamente, le sbattitrici di pentole. Quelle che alle 13 di ogni giorno, e per tre minuti, si affacciano a finestre, balconi e terrazze a Milano e, dicono i tam tam sulla rete, non solo. Fanno rumore per far sentire alle istituzioni, maschie, la loro voce e chiedere che sia rotto il silenzio assordante o il silenzio rumoroso di bugie e di omissioni su quanto sta accadendo. Non arrendersi, dal basso. ‘Ste donne.

Non vogliamo qui dire che sono donne e solo donne gli anticorpi a questa Italia malata, ma anche le donne sì, questo ci sentiamo di dirlo. Anzi ci spingiamo oltre: sono tassello fondamentale di questa “resistenza”. Tante donne e tanti uomini, forti le une degli altri e viceversa. Consapevoli delle differenze, consapevoli delle sensibilità, consapevoli che i mille distinguo sono un valore. Perché poi il machismo non è solo detrattore del genere femminile, è un sistema di pensiero povero, sterile, arrogante, stupido, capace solo di replicare la propria pochezza e grevità.

Il covid-19 non renderà questo nostro Paese migliore o peggiore, c’è un adesso che è già incredibilmente peggiore del prima. Un adesso, ha denunciato solo poche ore fa la rete D.I.Re (Donne in Rete contro la violenza) , fatto di pestaggi di donne e le denunce che arrivano parlano dei maschi, troppi maschi, che hanno approfittato della quarantena per riempire di botte le loro compagne, per massacrarle, colpevoli soltanto di essere migliori di loro. Donne migliori degli uomini che le intendono loro proprietà. E il potere, quello casalingo come quello pubblico, si sa che per difendere sé stesso, le proprie prerogative, ha solo un modo: umiliare e picchiare e, quando non basta, picchiare più forte.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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