Si chiama “Notbetreuung”, ovvero ‘cure di emergenza’. È la via tedesca alla riapertura delle scuole, attivata in tutti land della Federazione.

Dalla materna alle elementari aule aperte per i figli dei ‘lavoratori essenziali’ (Systemrelevante Arbeitsstellen): operai, autisti di autobus, medici, poliziotti, cassiere dei supermercati. 

Il Governo Federale ha stilato una lista di queste figure professionali ‘necessarie’ per fare andare la macchina Germania. Le famiglie trovano un modulo di autocertificazione online. Lo compilano e lo inviano alla scuola dei propri figli. La scuola certifica la necessità di cura dei minori e li accoglie nelle proprie aule, mantenendo le distanze di sicurezza così come previsto dalle norme OMS e garantendo sanificazione degli ambienti. Ovviamente maestre e maestri indossano guanti e mascherine. Si fa anche attività all’aperto.

La nostra scuola è aperta per tutte le famiglie che hanno almeno un genitore ritenuto professionalmente rilevante in questo periodo di emergenza” racconta a EC Christiane Dubiel, vicepreside della scuola elementare Kurt Masur di Lipsia, in Sassonia. “Siamo aperti dalle 6 del mattino fino alle 17. I bambini possono entrare a scuola quando vogliono. In questo momento abbiamo solo 5 bambini sui 500 che frequentano la scuola ma nei prossimi giorni ci aspettiamo molti più bambini man mano che si andranno a riaprire le attività. Per questi 5 bambini ci sono due insegnanti. In questo momento sono così pochi tale da permetterci di utilizzare una sola aula, sanificandola ogni mattina e ogni pomeriggio, ma quando arriveranno altri bambini andremo a utilizzare altre aule alternandole di volta in volta in modo da lasciarne sempre una vuota e pulita. I genitori accedono a un modulo online per fare la richiesta di accoglienza dei propri figli a scuola, richiesta che deve essere firmata anche dal datore di lavoro. Noi verifichiamo le richieste e vediamo se sono valide. Per esempio abbiamo dovuto respingere una domanda fatta da una coppia di architetti, perché non rientrano tra gli ‘essenziali’ in questo momento”.

Come gestite i bambini e le bambine che restano a casa?

“C’è un piano di lezioni settimanale per ogni classe cui si accede su una piattaforma dedicata. I bambini che vengono in classe seguono esattamente questo programma come i bambini che restano a casa, in modo da mantenere lo stesso livello per tutti e che tutti seguano insieme gli stessi avanzamenti nel percorso didattico. Certo, i bambini che possono venire a scuola hanno anche il vantaggio di poter giocare all’aperto, di fare attività fisiche in cortile. Ma scolasticamente parlando tutti fanno la stessa cosa. È importante però per i bambini poter giocare e la scuola gli da questa opportunità. È una esperienza molto positiva perché veniamo incontro ai bisogni di quelle famiglie che devono per forza uscire per lavoro e non sanno a chi lasciare i bambini e al tempo stesso riusciamo a gestire meglio quelli che sono rimasti a casa” 

Nel 2018, secondo dati Istat, ci sono stati in Italia 1.491.290 iscritti alla materna e 2.754.057 iscritti alla primaria, ovvero più di 4 milioni di bambini dai 3 ai 10 anni (è la fascia non ancora provvista di autonomia, che non può rimanere da sola a casa). Senza contare quindi i nidi e anche evitando di addentrarsi in calcoli troppo precisi (il tasso di fecondità, le percentuali di coppie con figli in cui lavorano entrambi i genitori), ci si renderà conto che 4 milioni di bambini sono un problema della comunità e che tarda a essere affrontato. Si ragiona sul ‘riaprire tutto’ ma il problema della scuola rimane in sospeso. Come fanno le famiglie con genitori che lavorano a prendersi cura dei bambini? A chi li lasciano? Anche il ‘bonus baby sitter’ (per altro non ancora erogato) è rischioso. Chi può sapere se la baby sitter è positiva o negativa, che rischi può correre? E i nonni? Non tutti li hanno e può essere un pericolo anche per loro. La verità è che in queste settimane molte famiglie devono scegliere: o lo stipendio o la cura dei figli. Alcuni lasciano bambini in età da scuola elementare a casa da soli per tutto il giorno. 

Anche il congedo parentale, pagato, non è più una soluzione dopo quasi due mesi di ‘lockdown’. 

Il congedo parentale è un istituto che prevede la possibilità del genitore dipendente che abbia un figlio entro i 12 anni per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a 10 mesi.

Ne hanno diritto:

– la madre lavoratrice dipendente per un periodo continuativo o frazionato di massimo 6 mesi;

– il padre lavoratore dipendente per un periodo continuativo o frazionato di massimo 6 mesi, che possono diventare 7 in caso di astensione dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi;

– il padre lavoratore dipendente, anche durante il periodo di astensione obbligatoria della madre (a partire dal giorno successivo al parto) e anche se la stessa non lavora;

– il genitore solo (o padre o madre) per un periodo continuativo o frazionato di massimo 10 mesi.

Sono esclusi i domestici, i lavoratori a domicilio ed ovviamente i disoccupati.

 

Cosa spetta:

– un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata in base alla retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di congedo, entro i primi 6 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) e per un periodo massimo complessivo (madre e/o padre) di 6 mesi;

– un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, dai 6 anni e un giorno agli 8 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento), solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione ed entrambi i genitori non ne abbiano fruito nei primi 6 anni o per la parte non fruita anche eccedente il periodo massimo complessivo di 6 mesi;

– nessuna indennità dagli 8 anni e un giorno ai 12 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento).

In tempi di Covid il Congedo Parentale di 15 giorni è aggiuntivo rispetto alla norma in essere.  Sino al 3 maggio 2020 possono usufruire del congedo i lavoratori con figli:

– di età non superiore a 12 anni con retribuzione al 50% calcolata secondo quanto previsto dall’articolo 23 del decreto legislativo n. 151/2001, ad eccezione del comma 2 del medesimo articolo. Tali giorni di congedo sono coperti da contribuzione figurativa.

– di età compresa tra 12 e 16 anni ma senza retribuzione e per tali giorni non è prevista contribuzione figurativa, con richiesta solo al datore di lavoro.

 Nel caso in cui, a partire dal periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche, siano stati fruiti periodi di congedo parentale (ai sensi degli articoli 32 e 33 del decreto legislativo 151/01), gli stessi periodi: vengono convertiti nel congedo specifico previsto dal decreto con diritto all’indennità suddetta (50% della retribuzione); non sono computati né indennizzati a titolo di congedo parentale.

Il congedo può essere fruito alternativamente da entrambi i genitori, sempre entro il limite massimo di 15 giorni, nonché può essere fruito in modo continuativo (15 giorni di seguito) oppure in modo frazionato (ad esempio un primo periodo di 5 giorni, poi si rientra al lavoro e poi si va di nuovo in congedo). L’INPS ha chiarito che il congedo parentale può essere fruito da uno solo dei genitori oppure da entrambi, ma non negli stessi giorni e sempre nel limite complessivo, sia individuale che di coppia, di 15 giorni per nucleo familiare.

 

Ovviamente, per poter fruire del congedo è necessario che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa; non vi sia altro genitore disoccupato o non lavoratore; nessuno dei genitori lavoratori stiano già fruendo di analoghi benefici (non si sia già fatta richiesta per il bonus baby sitter). Può essere altresì richiesto se l’altro genitore lavora in Smart Working.

Ma si procede per 15 giorni alla volta. E in questa situazione quanti scelgono di tornare a lavorare, se possono, per avere lo stipendio pieno?

E i bambini e le bambine? Ci si arrangia… fino a nuovo ordine e fino a quando non si deciderà che fare con la riapertura delle scuole. 

(Un ringraziamento a Delia Hern per l’aiuto nella realizzazione di questo articolo) 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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