Quanto siete disposti a pagare per il vaccino? Se oggi fosse in vendita in farmacia? Una pillolina, una punturina o, che sappiamo, una bella spruzzatina di un nebulizzatore? Ve lo diciamo noi, qualsiasi cifra. Questa è la prima risposta che probabilmente vi è venuta dal cuore. Lasciato il cuore e preso il portafogli, ora mentalmente state facendo un calcolo delle vostre possibilità e, fate una bella cosa, la cifra che verrà fuori da questo vostro elucubrare, segnatevela su un fogliettino e ritiratelo fuori quando tutto questo sarà finito, poi di quei soldi decidete un po’ che fare.

Se siete disposti a spendere quella cifra lì, qualsiasi essa sia, è perché sapete che il vaccino salverebbe la vita a voi, ai vostri cari e al vostro mondo. Bene, ora vi diamo una notizia, il vaccino non c’è, ma un modo per salvarvi la vita lo avete. Informarvi. L’informazione, mai come oggi è un bene primario. Come acqua nel deserto.

Presente oasi? Sole a picco? Disidratazione? Bene, se siete lì con la gola tersa, stremati, ve vi siete immedesimati bene bene, allora vi diciamo che a destra c’è una cosa chiamata edicola, vende informazione. A sinistra c’è una cosa chiamata rete e quelle stesse identiche notizie vi dà gratis. Vi togliamo dall’impiccio, andate a sinistra.

Ora saremmo scorretti se non vi dicessimo che l’oasi di sinistra davvero gratis non è, perché mentre ti avvicini è pieno di gente che ti spia. Prende le tue misure. Indaga sulle tue preferenze sessuali. Che cosa hai votato alle ultime elezioni. Di che religione sei. Stima quanti soldi potresti spendere. Capisce che acqua ti piace, se liscia o gasata, e via discorrendo. Tutte queste informazioni servono per un motivo, fare in modo che quando arriverai nell’oasi tu ti senta il più a tuo agio possibile. Tu ci stia il più possibile. Di fianco all’oasi, infatti, è pieno di bancherelle di un mercato e a mantenere l’oasi sono quelli che hanno le bancarelle. Secondo sistemi più o meno cervellotici lasciano dei soldi per stare lì, poi dei soldi su quel che vendono, poi dei soldi per sapere tutto di voi. Comunque sono loro che pagano.

Improvvisamente però lo scenario cambia. C’è un virus che ammazza le persone, a migliaia, e soprattutto rende pericoloso per la vita, perché si rischia di contagiarsi della malattia senza vaccino, andare all’oasi di destra. All’edicola. Va beh, direte voi, a sinistra ho sempre chi mi dà l’informazione che mi permette di non ammalarmi. Sbagliato. Perché quando arrivate all’oasi e siete lì con la vostra tazza in mano arriva uno e vi dice: “paywall”. Improvvisamente vi chiedono di pagare. Di pagare, attenzione, per avere salva la vita. Perché in assenza di vaccino, in questo momento, la sola cosa che vi può salvare, è l’informazione.

Va beh, direte voi, andremo in oasi che il “paywall” non hanno. Ed è lì che nasce l’inferno dei miraggi. Cioè, vuoi il caldo, vuoi l’urgenza, vuoi quello che vuoi, ma ad andare lì rischiate di ritrovarvi in bocca sabbia anziché salvifica acqua. I signori del pagamento su questo basano il ricatto, nonostante non è che la loro acqua sia sempre pulita pulita, sanno che in questo momento è la sola che per abitudine sei certo sia potabile. Quindi paga.

Attenzione pochi più di noi di EstremeConseguenze.it che viviamo di paywall ritengono che, in rete o in edicola, l’informazione di qualità vada pagata. Ma non ora. Se di solito la differenza tra acqua buona e miraggi è una intossicazione più o meno grave, oggi tra acqua potabile e acqua non potabile la differenza è misurabile in vita e morte.

Il paywall è il moltiplicatore di miraggi e in questo momento di quelli più pericolosi. I miraggi che dicono che covid-19 è “solo un’influenza”. I miraggi che dicono: “i bambini non si ammalano”. I miraggi che sostengono: “abbiamo la sanità migliore del mondo”. I miraggi secondo cui: “ora la Fase2 che la Fase1 è finita”. I miraggi per i quali: “abbiamo dato le mascherine a tutti”. I miraggi del: “ora tornare a lavorare è sicuro”. I miraggi che vorrebbero: “i morti nelle RSA, la Regione Lombardia non c’entra nulla”. I miraggi che spacciano: “Roma ha fatto tutto quello che doveva”. I miraggi: “i foulard sono efficaci contro il virus quanto le mascherine”. I miraggi altrimenti detti palle, bufale, fakenews.

Un milione di persone, pare, ogni giorno ruba informazione. È un fatto grave, gravissimo. Come è grave rubare, in assoluto. Ma in periodo di carestia chi nasconde le derrate alimentari merita di essere derubato. Ci spiace, ma in periodo di fame, capiamo chi ruba nei supermercati. Tanto più se i proprietari dei supermercati a loro volta rubano. E le testate giornalistiche che saccheggiano la rete non sono diverse da quelli che in rete mettono notizie copia e incollate dai quotidiani.

Le notizie sono delle merci, dei beni di prima necessità, e, in periodo di emergenza nazionale, andrebbero diffuse gratuitamente: tutti coloro i quali, gli editori, che hanno approfittato del momento storico per mettere a pagamento l’informazione sul web, sono come quei piccoli commercianti che hanno approfittato del coronavirus, delle file agli spacci alimentari, per aumentare i prezzi. Per lucrarci sopra. Magari poi piangendo miseria e chiedendo aiuti.

Il settore dei media, né più né meno che tutti gli altri, avrà bisogno di aiuti per ripartire, per continuare a esserci. Speriamo che, semmai arriveranno fondi per l’editoria, non vadano a chi ha approfittato del rischio morte dovuto a covid-19, per fare opera di sciacallaggio, anche quello sciacallaggio chiamato “paywall da coronavirus”.

Le oasi, chiunque sia la testata giornalistica che le irrora, per stare sul web pagano dazio a un signore. I signorotti della rete sono tanti. Nessuno simpatico e, al di là di una certa narrazione, altruista e fuori dalle ciniche leggi del mercato. Ma dobbiamo dare atto a uno di questi, Google, di aver fatto una scelta coraggiosa. Per cinque mesi non farà pagare ai siti di informazione il costo della raccolta pubblicitaria. I siti internet, quelli con maggior traffico, più dei piccini, guadagneranno di più, molto di più perché nulla dovranno dare al gigante di Motainview. A scanso da equivoci, noi di EstremeConseguenze.it non siamo clienti Google. E anche se può sembrare pleonastico scriverlo, aderiamo alla campagna internazionale #nopaywall, perché l’informazione in rete sia accessibile gratuitamente durante l’emergenza covid-19.

 

La nostra acqua è gratuita e potabile, buona bevuta.

 

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

ARTICOLO PRECEDENTE

ASPETTANDO IL PROSSIMO

PROSSIMO ARTICOLO

I PADRONI DELLA FASE DUE

Commenta con Facebook