Sulla questione scuola il Governo fino ad ora ha sbagliato tutto. Continuiamo a chiedere un tavolo di confronto con il Ministro per iniziare a immaginare come ricominciare a settembre ma nulla è stato fatto, non veniamo nemmeno consultati”.
È lo sfogo amaro di Graziamaria Pistorino, membro della segreteria nazionale CGIL Scuola.
“C’è una grave sottovalutazione del problema – dice a EC – la scuola è centrale per far ripartire davvero il paese. Non è solo questione di permettere ai genitori di ‘parcheggiare’ i figli a scuola, che pure è un tema fondamentale e cruciale, è anche questione di garantire il diritto allo studio per 8 milioni di giovani. Perché non è vero che con le lezioni a distanza si risolve il problema. Si risolve solo per poche settimane, per permettere un minimo di continuità scolastica e di programmi, ma non è pensabile che le videolezioni diventino una ‘normalità’. Pensiamo ai bambini più piccoli, quelle delle materne e degli asili. Davvero è accettabile questa situazione per loro? Crediamo di no. Ci sono percorsi educativi che possono essere fatti solo nelle classi, specialmente in tenera età.
Chiediamo al Primo Ministro Conte di attivare subito un tavolo sulla scuola con i sindacati, con i virologi, con architetti ed esperti di mobilità.
Noi come FLC CGIL non abbiamo mai detto di essere contrari ad un prolungamento delle lezioni a giugno con gli esami a luglio. Nessuna risposta, nessun confronto, nessuna discussione in merito.
Come pensiamo di riaprire a settembre? Di certo non è più possibile mantenere classi di 27-30 bambini come prevede ora la norma. E quindi? Come potremmo fare? Classi ridotte? Bene, allora cosa si aspetta ad attivare un piano straordinario di assunzioni? Servono 3mila insegnanti per garantire la copertura in tutte le classi. Serve un piano straordinario di assunzioni per il personale scolastico perché se le aule devono essere sanificate almeno due-tre volte al giorno, se non di più, non abbiamo assolutamente abbastanza personale per farlo. Serve, da subito, ripensare a come deve essere allestita una classe al suo interno: abbiamo bisogno di architetti che ci diano delle soluzioni. Serve immaginare, da subito, a come cambieranno gli ingressi. Abbiamo fatto delle simulazioni immaginando di dover mantenere una distanza di un metro, un metro e mezzo tra i bambini quando devono entrare in una scuola elementare. Immaginiamo una scuola con circa 1.500 studenti. Bene, servirebbero due ore per permettere un ingresso ‘in sicurezza’. È praticabile? Non credo.

Ingressi selezionati per ordine alfabetico? Classi a rotazione, un giorno sì e uno no? Sono ipotesi. Siamo aperti a tutte le soluzioni, ma che almeno si inizi a ragionarci ora. Invece la scuola viene lasciata a sé stessa. Se dobbiamo intervenire sui portoni di ingresso, magari aprendone di nuovi, si deve approfittare dell’estate per fare interventi urgenti. Ugualmente nelle classi. Nelle mense. Dobbiamo pensare a come riattivare il tempo pieno. A Milano il 95% delle scuole elementari utilizza il tempo pieno. Come faranno a garantirlo a settembre con le nuove condizioni che si porranno? Si utilizzino finanziamenti specifici per trovare risorse da destinare alla riapertura, ma si inizi a pensarci da subito. Cosa stiamo ancora aspettando? Come si gestirà il trasporto pubblico per garantire l’accesso alle scuole? Non è pensabile che la scuola si esaurisca con le videoconferenze. La Ministra Azzolina continua a dire ‘va tutto bene, la scuola continua’. Non è così. Vanno immaginate, subito, soluzioni praticabili. Perché il tema della scuola continua ad essere buon ultimo mentre si ragiona sula riapertura delle fabbriche e dei luoghi di lavoro da qui a due settimane? È inaccettabile. La scuola è un diritto costituzionale non può essere relegata a ‘parcheggio’ per figli di chi è costretto ad andare al lavoro. Dobbiamo immaginarci soluzioni alla ‘cinese’ con dei box in plexiglass che isolino i banchi? (Vedi foto) Non lo so, non abbiamo soluzioni. Si deve ragionare, discutere, confrontarsi. Ma non è più accettabile che ci sia un Ministro che decide tutto da solo, concorsi per nuovi insegnanti compresi, il Presidente del Consiglio si impegni in prima persona sulla questione Scuola. La scuola è un tema centrale di un paese e qui, a due mesi dall’inizio dell’emergenza, navighiamo ancora a vista senza capire cosa succederà tra pochi mesi, senza nemmeno sapere come finirà quest’anno scolastico. Partiamo dagli organici della scuola che non potranno mai essere quelli attuali, stabiliti nel 2008. Qui serve un piano straordinario per il diritto allo studio di milioni di ragazze e ragazzi, qui servono investimenti eccezionali per salvare la scuola italiana. Abbiamo chiesto 3mila insegnanti in più. La Ministra ha detto ‘no’. Come se per il mondo della scuola la pandemia non ci fosse. La scuola è una infrastruttura sociale cruciale, un perno fondamentale della nostra società. Ma cosa si aspetta ancora?

“Quello che è successo in queste settimane evidenzia una verità sotto gli occhi di tutti: in questa società i bambini e le bambine vengono all’ultimo posto” dice a EC il Maestro e Assessore all’Edilizia Scolastica del Comune di Milano Paolo Limonta.
“Le esigenze dei bambini non sono tenute in considerazione. Se non facciamo tesoro di quello che è successo prima e durante questa emergenza non avremo imparato nulla. Rischiamo di creare una società che andrà a restringere ulteriormente i diritti e le libertà dei bambini, in primo luogo il diritto a essere felici. Qui bisogna ridefinire un concetto di società, di città, di spazi partendo dal diritto dei bambini e dei ragazzi alla loro socialità, alla loro crescita. Pensiamo ai nidi e alle materne dove il contatto fisico tra bambini, tra bambini e insegnante, è fondamentale. Come si pensa di ripartire, a settembre, se non garantendo questo aspetto fondamentale della crescita del bambino? Vogliamo immaginare di tenere a distanza tra loro bambini di due, quattro anni? Sono preoccupato dal fatto che forse alcuni ‘tecnici’ al lavoro in qualche ministero impongano norme e restrizioni assolutamente sbagliate in alcune situazioni. I bambini già subiscono la chiusura degli spazi di gioco, degli spazi aperti come i parchi. Come immaginiamo di ripartire? Dobbiamo ripensare gli spazi delle città ma tenendo i loro diritti come esigenza fondamentale”.

Quali sono gli elementi imprescindibili per far ripartire le scuole?
“Intanto – risponde Limonta – partendo dagli organici. Al primo di settembre tutte le scuole dovranno avere gli organici al completo con almeno due insegnanti di ruolo per classe. Non è assolutamente più accettabile che si mantenga la legge Gelmini che consente alle prime classi di partire con un solo insegnante di ruolo. Tutte le classi dovranno avere almeno due insegnanti garantiti. Di più: tutte le classi dovranno avere anche supplenti pronti a subentrare perché a settembre il rischio è che la categoria degli insegnanti sostituisca quella di medici e infermieri come prima linea a rischio contagio.
Quindi ci deve essere un investimento, reale e profondo, del Governo e del Ministero per potenziare gli organici. Tutti gli organici. Dagli insegnanti al personale scolastico a quello di segreteria. Al primo di settembre tutti i posti dovranno essere potenziati, pronti. Insegnanti di sostegno. Educatori. Tutte le caselle devono essere riempite e con rinforzi pronti alle spalle. Dobbiamo pensare a personale aggiuntivo per garantire il tempo pieno. Insomma serve un investimento importante, serio, deciso sulla scuola pubblica. Altrimenti è impossibile pensare di ripartire con le lezioni. Per quanto riguarda gli spazi, pensando a una città come Milano, dovremo immaginare soluzioni. La maggior parte delle scuole milanesi sono state costruite ai primi del Novecento, con tutta una serie di vincoli architettonici. In genere spazi molto grandi con enormi corridoi su cui si affacciano le classi. Possiamo allora immaginare di utilizzare i corridoi o altri spazi comuni, per creare nuovi ambienti e diminuire la densità di bambini nelle classi. Abbiamo poi altre strutture costruite negli anni ‘60 e ‘70 che hanno modularità diverse dove forse sarà più facile trovare nuovi spazi aggiuntivi. Penso anche che dovremo mettere a disposizione della scuola altri luoghi pubblici come i centri di aggregazione giovanile o per anziani, le biblioteche, le ludoteche, insomma fare un censimento degli spazi pubblici disponibili e immaginare di poterli dedicare all’istruzione pubblica. Perché dobbiamo ripartire dai nostri bambini altrimenti questo virus avrà colpito e distrutto non solo le generazioni più anziane ma rischia di sconvolgere per gli anni a venire anche la vita dei più giovani. Che invece, lo ripeto, hanno come primo diritto quello alla felicità”.

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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