Il Sole24Ore, il quotidiano economico, è il giornale dei padroni. Se storcete il naso alla parola “padroni”, vuol dire che non ne conoscete il nobile significato originario: protettori degli schiavi liberati o, per dirla in latino, dei liberti. Se state storcendo ancora il naso, forse è perché siete di quelli un po’ precisi e quindi consapevoli del fatto che con il tempo, archiviata l’antica Roma, il termine andò a significare il “signore dei servi e dei contadini”. Se state ancora storcendo il naso è perché avete, invece, ben in mente gli anni settanta del secolo scorso, cioè quando la parola era simbolo dell’oppressione della classe operaia, da parte dei padroni, appunto oppressori e sfruttatori.

Cose antiche perché oggi non è così, i padroni si chiamano imprenditori e non sfruttano più nessuno. Karl Marx è un signore barbuto che se la compete con Babbo Natale nell’iconografia o compare, simpatico ovviamente, in qualche bel film che lo vuole giovane pasionario e un po’ radical chic. Ché va bene tutto, ma nel raccontare di Marx non è che si può dirne troppo bene, che magari qualcuno riprende in mano certi libri, Der Kapital, per esempio.

EstremeConseguenze, però, è nata in Veneto e in veneto, nel senso della lingua, o dialetto che dir si voglia, padrone o meglio parón non ha traduzione. El parón è el parón, il padrone. Punto. Era ed è il “signore dei servi”. Servi nel senso di schiavi. “Ciao”, la parola italiana per antomasia e che tutti usiamo per salutarci, si sa, è da li che deriva: da s-ciavo. S-ciavo vostro, schiavo vostro, appunto.

Ciò premesso, il Gruppo Sole24Ore, quindi il sito internet e la radio, Radio24, è roba dei padroni, del sindacato padronale, di Confindustria, insomma. È il loro organo ufficiale. Lo scriviamo perché, non è che venga nascosto, ma non viene proprio proprio ostentato. E quindi magari, al lettore o ascoltatore disattento, la cosa sfugge e può capitare che non metta in fila gli elementi che permetterebbero la giusta interpretazione dei fatti finiti in pagina sul giornale giallo.

L’altro giorno per esempio il quotidiano padronale si è arricchito di un significativo contributo a firma Paolo Becchi e Giovanni Zibordi. Il primo filosofo del diritto, già vicino ai Cinquestelle, il secondo trader e consulente manageriale e finanziario. Se lo scriviamo è solo perché, curiosamente, per quanto prestigioso, il curriculum di entrambe le firme, nulla c’azzecca con il contenuto dell’articolo che verteva di statistiche e morti.

In particolare il pezzo sin dal titolo, “L’economia ferma e il dubbio sui decessi in Italia”, si incaricava di ridimensionare, ISTAT alla mano, il numero dei morti nel nostro Paese per covid19 in questa prima parte dell’anno 2020. La diciamo sicuramente male, ma, semplificando per carità, i due si incaricavano di dire che il solo numero noto è il meno 20% del PIL italiano e che l’unico vero problema sia questo. Il costo economico che il coronavirus sta presentando al Bel Paese. Ovviamente il pezzo invitava alla Fase 2, ovvero alla ripresa del lavoro nelle fabbriche e via via discorrendo.

Ricapitolando, e sicuramente dando per scontato un’interpretazione affrettata da parte nostra, Becchi e Zibordi invitavano a non farla tanto lunga e mascherine alla mano far ripartire il Paese, perché non c’è alcuna mortalità eccessiva.

Il pezzo è uno di quelli che fa ricordare che talvolta l’uso migliore dei giornali, del Sole24ore in questo preciso caso, è avvolgere il pesce, se si vuol essere educati, o sostituire la carta igienica di cui le cronache denunciano, in questo periodo di quarantena, scarsità.

Assume però una connotazione tutta particolare questa vicenda editoriale, se, come è stato, l’articolo ha avuto evidenza sulla testata giornalistica di quella stessa Confindustria che, senza vergogna e con ogni mezzo, sta spingendo dal giorno dopo il lockdown il Governo e l’opinione pubblica per l’apertura delle fabbriche in deroga, nei fatti, a qualsiasi regola di buon senso, prima ancora che di qualsiasi protocollo che governo, imprenditori e lavoratori si sono dati per la sicurezza sui luoghi di lavoro in tempo di covid-19.

“Non siamo untori”, dice, urla indignato il sindacato padronale, ricordandosi per una volta l’etimo della parola padrone e andando a ripescare l’antico e desueto significato di “protettore degli schiavi”.

Per fortuna di tutti noi, gli schiavi, da qualche secolo a questa parte, si proteggono da soli. Anche quelli che scrivono sui giornali di Confindustria. Il nostro plauso è totale per il coraggio dimostrato dal sindacato interno del Sole24ore, il cdr, che ha preteso che di seguito all’articolo di Becchi e Zibordi ci fosse una nota, che dice: “Troviamo sorprendente che un tema così delicato e triste come la morte di migliaia di italiani in queste settimane venga trattato sulla base di analisi che pochissimo hanno di scientifico. Nell’intervento lo leggiamo, testualmente, che “non è la mortalità eccessiva a livello nazionale che giustifica il blocco prolungato dei diritti e della vita degli italiani”.
Sono parole che preferiamo non commentare in giornate nelle quali, purtroppo, i morti a causa del covid-19 si contano nell’ordine di centinaia ogni giorno.”

I padroni sono padroni, gli schiavi, schiavi. Il Sole24ore è di Confindustria. Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa e l’Economist di altri padroni. Ricordatevelo sempre quando li leggete. Non sempre infatti gli ”schiavi”, che ci scrivono sopra riescono ad alzare la testa, a difendersi, a difendervi, care lettrici e cari lettori, nemmeno dalla famigerata e, potenzialmente assassina, “fase 2”.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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