La fase 2 dell’emergenza Covid19 sarà una grande sfida. Anche per i trasporti, per le congestionate strade delle nostre città. Perché con le norme di distanziamento sociale sui mezzi pubblici l’accesso sarà contingentato. E sui marciapiedi bisognerà rimanere a un metro di distanza, l’uno dall’altro. La soluzione non può essere l’automobile per tutti. “Rischiamo una paralisi totale del traffico, inquinamento dell’aria e acustico, tempi dilatati, mancanza di parcheggi”, spiega Valerio Montieri, consigliere nazionale FIAB, la Federazione italiana ambiente e bicicletta, architetto ed esperto in mobilità sostenibile.

L’automobile non è la soluzione più adatta perché in città spesso ci si muove di poco: secondo I’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti, il 60% degli spostamenti giornalieri in Italia non supera i 5 chilometri, il 40% è addirittura al di sotto dei due chilometri. “Quindi percorsi facilmente affrontabili in bicicletta o a piedi, anche da chi non è allenato” commenta Montieri. “Ricordiamoci, inoltre, che usciremo da quasi 2 mesi di lockdown. Soprattutto per chi ha dovuto stravolgere le sue abitudini e rimanere a casa, fermo, si tratta anche di un problema di prevenzione, di salute: è fondamentale ripensare la mobilità come un’occasione per fare movimento, calibrandola sulle esigenze di ognuno”, aggiunge Montieri. “Inoltre c’è l’aspetto economico: molte persone sono in mobilità o in cassa integrazione, hanno un futuro lavorativo incerto: spendere per spostarsi potrebbe essere un lusso”.

Certo, le difficoltà sono tante. Prima tra tutte la mancanza, cronica, di piste ciclabili. Per questo un gruppo di esperti del settore, riuniti da Bikeitalia, testata giornalistica di proprietà di Bikeconomist, azienda che si occupa di studiare l’impatto della bicicletta sull’economia e, soprattutto, di diffonderne l’uso, ha creato un agile volume, il Piano emergenziale di mobilità urbana post-Covid, scaricabile qui. E’ stato scritto da tre architetti e urbanisti, tutti esperti in mobilità, Paolo Gandolfi, ex parlamentare relatore nel 2018 della legge nazionale sulla mobilità ciclistica, Valerio Montieri e Matteo Dondè, da Gabrielle Sangalli, urban planner, e da Paolo Pinzuti, CEO di Bikeconomist.

Sono 40 pagine, una lettura agile e snella, pratica. “Un vero e proprio manuale per chi lavora nella pubblica amministrazione. Per questo l’abbiamo inviato a tutti i Comuni d’Italia”, commenta Montieri. “L’obiettivo è, chiaramente, favorire la mobilità in modo semplice e senza grandi spese. Con il traffico di adesso, quasi inesistente, una città di medie dimensioni può adattarsi alla fase 2, in 3 o 4 giorni di lavori, con 70/100.000 euro di investimenti, considerando una spesa di 8.000 euro circa per chilometro di intervento”, spiega Montieri. “Si tratta di piste corsie ciclabili e allargamenti pedonali  temporanei, che speriamo poi riescano a consolidarsi nel tempo, ma che possono essere tracciati semplicemente con della vernice sulle strade ampie, a doppia corsia: quindi una corsia rimane ai veicoli, l’altra viene suddivisa tra pedoni e bici. Sempre ovviamente considerando un intervento con varie direttrici, verso i poli attrattori, come uffici pubblici, musei, biblioteche, e dalla periferia verso il centro. Le strade a corsia unica che rientrano nel progetto  di valorizzazione ciclo-pedonale possono diventare percorribili dagli automezzi solo per gli accessi ai passi carrabili e i parcheggi”. I testi del volume sono brevi, essenziali. Ci sono foto, per mostrare esempi già realizzati. “E soprattutto ci sono i riferimenti, aggiornati e precisi, a tutte le leggi che possono tornare utili agli uffici tecnici dei Comuni che volessero promuovere questo progetto ciclo-pedonale di emergenza. Senza perdersi nei cavilli del codice della strada, che è nato per regolamentare il traffico di auto, moto e camion”, aggiunge Valerio Montieri.

Intanto c’è chi si sta già muovendo. A Berlino, una città che ha mezzo milione di ciclisti urbani e 160 chilometri di ciclabili solo in città, si sta lavorando già dal 26 marzo, disegnando i perimetri delle nuovi percorsi per ciclisti e pedoni. Il progetto di ampliamento della mobilità dolce in città coinvolge anche Parigi e Londra, che in piena emergenza Covid-19 hanno varato un piano di bike-sharing gratuito per il personale sanitario, Vienna, che punta anche sui finanziamenti di cargobike per decongestionare il traffico del trasporto merci, Linz, che sta offrendo sconti per l’acquisto di nuove bici, in un progetto sostenuto anche dall’assessorato alla salute cittadino, e New York, dove i ciclisti urbani, in tempi di Covid-19, sono aumentati del 100%.

E in Italia? C’è il pressing anche di Legambiente, che ha inviato una lettera a tutti i sindaci d’Italia, chiedendo una svolta green per la mobilità post Covid-19. Si richiede più ciclabilità, replicando modelli di successo come la Bicipolitana di Pesaro, più sharing mobility, con auto, monopattini e bici elettrici, a costi contenuti, più sicurezza sui mezzi pubblici, con monitoraggi, ingressi contingentati, distanze di sicurezza garantite, aiuti per smantellare un parco auto vecchio e inquinante, con incentivi alla rottamazione e bonus green, e più ZTL e parcheggi a strisce blu.

I primi segnali cominciano a vedersi. A Roma sabato 18 aprile sono iniziati i rilievi di fattibilità per 40 chilometri di nuove ciclovie. Si tratta di un progetto che era già nel Piano urbano di mobilità sostenibile e che è stato accelerato e adattato. Con piste che seguono la carreggiata, larghe 2 metri e non 3 come previsto, provvisorie, ma con l’obiettivo di diventare al più presto veri itinerari ciclabili. Saranno in deroga, per avere la fattibilità bisognerà quindi attendere l’ok della polizia locale e del Dipartimento mobilità e trasporti. A Milano mercoledì 22 aprile l’assessore alla mobilità, Marco Grandelli, incontrerà alcuni membri del consiglio nazionale FIAB, per parlare dell’emergenza della mobilità post Covid-19 e del Biciplan, il piano per la mobilità ciclistica cittadina. Si attende, a giorni, il bando, da un milione di euro, della Regione Emilia Romagna per incentivare il bike to work. A Torino la sindaca Appendino, che ha sempre mantenuto aperte le ciclabili cittadine, in conferenza stampa, ha detto che “dovremo fare grossi investimenti sulla mobilità sostenibile. Ci abbiamo sempre creduto, ma avrà bisogno di una accelerata per affrontare questa fase”. Si punta sui controviali, chiusi alle auto e riservate alle sole bici per il periodo della riapertura, da maggio ad autunno. Anche a Firenze il sindaco, Dario Nardella, immagina un futuro con meno automobili in città. “Se solo un quarto delle persone che usavano i mezzi pubblici prendesse l’auto privata, si bloccherebbe l’intera area metropolitana. Immagino una città organizzata in maniera diversa, dove ci si sposta a piedi, in bici, con la sharing mobility. Per questo spingeremo a tutta sulle piste ciclabili, accelereremo il ricorso alle bici elettriche e apriremo all’uso dei monopattini”, ha dichiarato in un’intervista pubblicata sul quotidiano La Nazione sabato 18 aprile.

 

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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