Mai così poco inquinata la pianura padana come negli ultimi due mesi. Vedremo quanto durerà ancora. Ma se proprio dobbiamo trovare qualche aspetto positivo nell’incubo che stiamo vivendo da due mesi, qualche piccola consolazione viene dall’ambiente intorno a noi, mai così sgombra di inquinanti. Lezioni che potranno essere utili nel prossimo futuro se impareremo alcune lezioni che la pandemia ci sta dando. Prima di tutto ripensare completamente al modello di sviluppo economico così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Luca Mercalli, climatologo e noto divulgatore scientifico, intravede preziosi consigli nascosti nell’emergenza Coronavirus.

“Abbiamo ridotto i giri della nostra economia predatoria e l’ambiente ringrazia – dice a EC – È solo una piccola boccata di ossigeno ma potrebbe insegnarci molto per il futuro. Viaggiamo meno in auto, non usiamo praticamente più gli aerei, consumiamo meno materiali. Magari più mascherine ma certamente meno vestiti alla moda. Questo virus sta dimostrando come potrebbe essere una economia meno aggressiva sul pianeta in termini di vantaggio ambientale. Ma se al termine dell’emergenza sanitaria riprenderà tutto come prima avremo perso una occasione per ripensare alla nostra società. Da questa esperienza dovremmo imparare alcune lezioni.

Per esempio potremmo portare avanti il discorso del telelavoro, del lavoro agile e immaginare davvero come ridurre il traffico delle auto; immaginare un turismo diverso che contempli di meno luoghi esotici dall’altra parte del mondo. Quello che deve cambiare è il modello economico di sviluppo. Non possiamo permetterci una economia a crescita infinita in un pianeta ‘finito’ e il virus ci sta dicendo anche questo: le risorse vanno preservate. Con questo tipo di economia subiremo tutti danni enormi non ancora quantificabili. Povertà, disparità sociale, disoccupazione: perché è questo tipo di modello economico che se si ferma genera questi guasti. Se invece si ragionasse su una economia capace di migliorare l’esistente e non alla costante rincorsa della crescita a tutti i costi allora anche un rallentamento forzato, come stiamo vivendo, potrebbe essere meglio tollerato.

La crescita a tutti i costi crea stress al pianeta e anche a noi stessi. Si chiedeva sempre di più. Ciascuno di noi impegnato in un continuo assillo di ‘prestazioni’ da migliorare, di status quo da raggiungere. Questo stop forzato forse ci fa capire meglio i nostri limiti. Facciamo l’esempio dello smog: in parte può aver contribuito alle morti per Covid19 nel momento in cui ha indebolito le difese e la vulnerabilità del nostro apparato respiratorio. Non c’è una relazione diretta ma un insieme di fattori che concorrono all’abbassamento delle nostre difese. Credo non ci siano dubbi sul fatto che il virus possa attecchire meglio se un organismo è già indebolito per altri fattori. Quando c’è un evento di queste proporzioni devono cambiare le regole del gioco. È chiaro che se tutto rimane così nasceranno nuove disparità, le differenze sociali ed economiche si amplieranno ulteriormente.

Ripeto: è il paradigma economico che dovrà cambiare. Non lo si fa certamente dalla sera alla mattina ma questa può essere l’occasione storica per ragionare sul neoliberismo, sul potere assoluto dato ai mercati: abbiamo capito che non è la formula vincente per la felicità di questo mondo. Un sistema che prima del virus mostrava tutti i suoi limiti per i danni che procura all’ambiente, lo dimostra ora per i danni sociali che possono arrivare. Basta con gli Dei onnipotenti dei mercati che decidono la sorte degli Stati, di ciascuno di noi. Questi due mesi ci hanno anche insegnato che un minimo di indipendenza domestica è possibile, che possiamo non dipendere costantemente dall’assillo di prodotti e servizi, ritornare a essere capaci di farci da soli alcune cose, come il pane per esempio. Farsi le cose in casa da soli come si è fatto per secoli e non affidarsi sempre e comunque a qualcosa di prefabbricato altrove. Sono stati due mesi in cui l’inquinamento atmosferico è precipitato, una boccata di ossigeno per tutti. Ma per quanto riguarda il clima, purtroppo i danni prodotti in un secolo di sviluppo sconsiderato sono ancora tutti lì e ci aspettano ancora al varco. Tocca a noi cambiare.”

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

Commenta con Facebook