“Quando parlo di atto di vigliaccheria è perché non abbiamo le condizioni per poterci difendere con le armi tradizionali del sindacato. Abbiamo anche la sfortuna che i tribunali sono chiusi. E loro, in questo contesto, ti licenziano. Sai cosa ti dico? Sono sadici, perché in realtà che cosa fanno? Giocano sulle sofferenze, sulle emozioni delle persone”. Non so neppure se Francesco Rizzo, il rappresentante dell’Unione Sindacale di Base di Taranto sappia bene con chi stia parlando. Tutti quelli che sono riuscito a sentire, mi hanno detto che è lui che devo sentire. Mi accoglie con un “tu” e il “tu” mantiene per tutta l’intervista. Poco professionalmente al “tu” mi adeguo anche io. La vicenda è brutta. Francesco, un metalmeccanico di Arcelor-Mittal è stato licenziato perché ha “perso la fiducia dell’azienda” dopo aver denunciato via facebook che in acciaieria si stava lavorando, il 14 marzo 2020, senza mascherine.

“Non ha detto nulla che non fosse già stato denunciato anche nei comunicati sindacali unitari”. Riprende Rizzo che nelle ultime ore è stato frullato da decine di interviste.

 

Immagino che il primo effetto di questo licenziamento sia un diffuso sentimento di paura in azienda, la paura anche degli altri di perdere il posto.

È normale. È normale. Perché sai il paradosso poi qual è? Che se domani mattina ci prende un colpo di testa e vogliamo fare l’occupazione della Direzione o di un impianto, cose che prima potevamo fare, che abbiamo fatto, oggi non possiamo manco farlo. Perché il paradosso è che la politica, i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, oltre a non permetterci protestare per un diritto leso, la stessa politica magari ci fa arrestare perché stiamo violando le norme contenute all’interno del dpcm. È assurda questa cosa, perché praticamente tu devi accettare tutto quello che Arcelor-Mittal decide.

 

Ora che accadrà? Per il lavoratore licenziato? Impugnerete la decisione della Arcelor-Mittal?

Tieni presente che noi abbiamo altre cause le cui udienze sono state fissate, sette o otto mesi fa, a giugno. E quelle cause sono a rischio rinvio. Il rischio per tutti questi lavoratori è che tutta questa storia vada a finire a fine anno. Se ci va bene.

 

E quanto effettivamente riuscite ad aiutarli?

A questi lavoratori stiamo pensando noi. Attualmente ne stiamo aiutando tre. A uno stiamo garantendo una somma pari allo stipendio quasi pieno. Ha una situazione davvero difficile e quindi gli stiamo dando i soldi per l’affitto, i soldi per fare la spesa tutto il mese, poi deve pure pagare una struttura sanitaria privata per un suo familiare e la retta di 600€ per ora siamo riusciti a passargliela noi.

 

E agli altri due?

A un altro circa la metà dello stipendio. E al terzo quattro o, quando riusciamo, cinquecento euro al mese.

 

Questi soldi cosa sono? Un’autotassazione? Una colletta?

Questo lo facciamo con i soldi che ci arrivano dalle deleghe di tutti gli altri iscritti.

 

Cioè prendete i soldi che arrivano dalle trattenute in busta paga e che vengono dati ai sindacati e li rigirate ai lavoratori in difficoltà?

Eh sì, non c’è alternativa. Quando poi non ce la facciamo, ci autotassiamo.

 

Questo come USB e le altre sigle?

È una fabbrica strana e la forza della Arcelor-Mittal sta proprio in quello. Perché, da che mondo e mondo, il sindacato dovrebbe essere allineato tutto dalla stessa parte. Il problema all’osso è che in quella fabbrica se certe cose accadono è perché, come dire, non stiamo tutti dalla stessa parte.

 

Adesso com’è la situazione DPI, mascherine, guanti, gel in acciaieria? Ci sono o no?

Adesso sono arrivate. Quando Francesco ha scritto il post non c’erano lì e non c’erano in molta parte d’Italia. Però vedi, anche lì, l’idea che loro danno è, al netto del fatto che loro non garantiscono le mascherine, tu comunque devi dire a tutto il mondo che te le stanno dando. Tu devi mentire perché… perché il padrone ha sempre ragione o qualcosa del genere.

 

E funziona?

Quella fabbrica è strana, perché poi alla fine essendoci una fabbrica di quelle dimensioni con un territorio così piccolo come Taranto. Che dà lavoro e che dà anche morte, purtroppo, alla città, c’è tanta, tantissima paura di andare a perdere quello che qualcuno ritiene essere un privilegio, che è quello di lavorare. Perché qui il paradosso è che lavorare è un privilegio.

Tu però parli? Lavori ancora in acciaieria?

No, io sono uno dei cassintegrati. Uno di quelli che Mittal non ha voluto. Parli con uno che ha record di licenziamenti in quella fabbrica. Mi hanno licenziato tre volte i Riva. Record di provvedimenti disciplinari. Son sempre stato così. Non è quello. Parlo perché sono il portavoce dell’USB, ho questo vantaggio.

 

Quanti sono i lavoratori all’Ilva oggi?

I diretti, quelli assunti da Arcelor-Mittal sono poco più di 3.000 al giorno, gli altri sono in cassa. Quelli dell’appalto intorno al paio di migliaia. In tutto entrano circa 5.000 unità al giorno.

 

E quanti sono sindacalizzati?

È una bella percentuale. 70/75%. Però la valutazione va fatta nel contesto tarantino, che è un contesto particolare. Magari uno pensa a Taranto alla classica fabbrica. L’alta adesione al sindacato è anche un fatto storico, perché il sindacato è lo strumento più facile per trovare lavoro a Taranto.

 

L’USB quanto pesa?

In tutto il gruppo Arcelor, cioè Arcelor-Mittal e Ilva-in-as, contiamo 1.200 iscritti e siamo la terza sigla dopo Uilm e Fim, dietro di noi c’è la FIOM.

 

Il lavoratore licenziato non è un vostro iscritto però.

È certo, la funzione del sindacato è quella. Al netto delle differenze Sindacato di Base, Confederale e di tutto quello che ci vogliamo mettere dentro. Non si può partire dal presupposto che i lavoratori vengano licenziati, con quelle modalità e il sindacato, come dire, fa quasi finta di nulla.

 

Cosa intendi per “quelle modalità”?

Mi stai chiedendo la bruttura di questa storia dove sta? Che in quei giorni (quelli intorno al 14 marzo 2020, ndr) chiedevamo sindacalmente un abbattimento del numero delle persone all’interno della fabbrica. Perché quello ci avrebbe consentito una gestione degli spazi differente, soprattutto più sicura. Non ci hanno voluto ascoltare. Ed è stato il primo atto chiarificatore l’atteggiamento di Arcelor-Mittal. “Ho ragione io e basta a prescindere”, la lamentela del lavoratore si configura in quel contesto. In quel momento. Ecco dove sta la bruttura.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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